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venerdì 24 novembre 2017

Dall'Italia

08/02/2017 12:14

'Ndrangheta e ultras alla Juve: caso da chiarire

Si indaga per possibili interessi delle cosche sulla rivendita dei biglietti

'Ndrangheta e ultras alla Juve: caso da chiarire
Il presidente del Comitato Mafia e Sport della Commissione Antimafia: 'Dovere di investigare anche per proporre poi soluzioni normative'

Un caso da chiarire quello della Juventus riguardo le infiltrazioni della ndrangheta al nord, inchiesta che ha lambito la Vecchia Signora per possibili interessi delle cosche sulla rivendita dei biglietti e di cui però nessun dirigente è indagato.
“Secondo la Procura di Torino la Juventus non è parte lesa ma neanche concorre nel reato” ha detto il presidente del Comitato Mafia e Sport della Commissione Antimafia, Marco Di Lello, al termine dell’audizione dei pm di Torino. “Dunque – ha aggiunto – c'è una grande zona grigia che è esattamente il terreno su cui la Commissione ha il dovere di investigare anche per proporre poi soluzioni normative”. 
Al centro delle indagini un presunto accordo Juve-ultras per assicurare la quiete allo stadio e per il bagarinaggio. Grosso affare per la malavita organizzata. “La valutazione” che fanno i pm ha proseguito Di Lello, “è che per portare avanti una accusa in sede processuale occorrono elementi che non hanno ravvisato nei casi in questione. È una valutazione che rispettiamo. C'è la piena consapevolezza da parte dei dirigenti della Juve e nesssun nocumento, nessuno svantaggio: i biglietti li vendevano. Conoscere queste modalità di gestione ha suscitato qualche perplessità all'interno del Comitato; ci ritorneremo, ora continuiamo il nostro lavoro in queste settimana con le audizioni sul calcio Catania e tra quindici giorni ascolteremo il procuratore della Figc Pecoraro, per quel che riguarda la giustizia sportiva”. 
Al momento non è stato ancora deciso dunque se invitare a colloqui anche i dirigenti della società sportiva. “Qualcuno lo chiede, valuteremo se è il caso di invitare i dirigenti della Juventus e chi” spiega e ai giornalisti che gli facevano notare come non sia mai stato mai sentito Andrea Agnelli, Di Lello ha risposto: “Di questo risponde la procura sportiva. Valuteremo, valuteremo anche in sede di ufficio di presidenza della Commissione. Non ci sfugge la rilevanza. Io considero la Juventus patrimonio nazionale - ha concluso - anche per questo vogliamo evitare strumentalizzazioni e polemiche. Abbiamo il dovere di fare sì che quella zona opaca si rimpicciolisca e diventa il più bianco possibile. Facendo una battuta: bianco o nero, ma non grigio”. 
Anche il senatore democratico Giuseppe Lumia , componente della commissione Antimafia (comitato mafia e manifestazioni sportive), ha commentato la vicenda: "Al di là della responsabilità penale - ha detto - rimane una responsabilità morale e gestionale che le società italiane tutte devono affrontare con gli ultrà. La sicurezza è un valore e questo valore deve essere gestito con le forze di polizia, pubbliche e mai affidato ad intermediari privati per di più in alcuni casi legati ad ambienti mafiosi. Il processo penale è serio e rigoroso, la Juventus deve sentirsi parte lesa ed agire da parte lesa”.
Qualche settimana fa il presidente della Juventus Andrea Agnelli, secondo quanto trapelato dalla stampa, sarebbe stato accusato dal procuratore della Federcalcio, l'ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, di aver incontrato esponenti della criminalità organizzata scendendo a patti con loro per mantenere la quiete allo stadio. 
Il 26 gennaio scorso la Juventus e il suo presidente Agnelli avevano detto di aver “già dimostrato fattivamente la propria disponibilità a collaborare”, affidando “ai legali la tutela della propria onorabilità e rispettabilità”.
Un caso da chiarire quello della Juventus riguardo le infiltrazioni della ndrangheta al nord, inchiesta che ha lambito la Vecchia Signora per possibili interessi delle cosche sulla rivendita dei biglietti e di cui però nessun dirigente è indagato.

“Secondo la Procura di Torino la Juventus non è parte lesa ma neanche concorre nel reato” ha detto il presidente del Comitato Mafia e Sport della Commissione Antimafia, Marco Di Lello, al termine dell’audizione dei pm di Torino. “Dunque – ha aggiunto – c'è una grande zona grigia che è esattamente il terreno su cui la Commissione ha il dovere di investigare anche per proporre poi soluzioni normative”. 

Al centro delle indagini un presunto accordo Juve-ultras per assicurare la quiete allo stadio e per il bagarinaggio. Grosso affare per la malavita organizzata. “La valutazione” che fanno i pm ha proseguito Di Lello, “è che per portare avanti una accusa in sede processuale occorrono elementi che non hanno ravvisato nei casi in questione. È una valutazione che rispettiamo. C'è la piena consapevolezza da parte dei dirigenti della Juve e nesssun nocumento, nessuno svantaggio: i biglietti li vendevano. Conoscere queste modalità di gestione ha suscitato qualche perplessità all'interno del Comitato; ci ritorneremo, ora continuiamo il nostro lavoro in queste settimana con le audizioni sul calcio Catania e tra quindici giorni ascolteremo il procuratore della Figc Pecoraro, per quel che riguarda la giustizia sportiva”. 

Al momento non è stato ancora deciso dunque se invitare a colloqui anche i dirigenti della società sportiva. “Qualcuno lo chiede, valuteremo se è il caso di invitare i dirigenti della Juventus e chi” spiega e ai giornalisti che gli facevano notare come non sia mai stato mai sentito Andrea Agnelli, Di Lello ha risposto: “Di questo risponde la procura sportiva. Valuteremo, valuteremo anche in sede di ufficio di presidenza della Commissione. Non ci sfugge la rilevanza. Io considero la Juventus patrimonio nazionale - ha concluso - anche per questo vogliamo evitare strumentalizzazioni e polemiche. Abbiamo il dovere di fare sì che quella zona opaca si rimpicciolisca e diventa il più bianco possibile. Facendo una battuta: bianco o nero, ma non grigio”. 

Anche il senatore democratico Giuseppe Lumia , componente della commissione Antimafia (comitato mafia e manifestazioni sportive), ha commentato la vicenda: "Al di là della responsabilità penale - ha detto - rimane una responsabilità morale e gestionale che le società italiane tutte devono affrontare con gli ultrà. La sicurezza è un valore e questo valore deve essere gestito con le forze di polizia, pubbliche e mai affidato ad intermediari privati per di più in alcuni casi legati ad ambienti mafiosi. Il processo penale è serio e rigoroso, la Juventus deve sentirsi parte lesa ed agire da parte lesa”.

Qualche settimana fa il presidente della Juventus Andrea Agnelli, secondo quanto trapelato dalla stampa, sarebbe stato accusato dal procuratore della Federcalcio, l'ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, di aver incontrato esponenti della criminalità organizzata scendendo a patti con loro per mantenere la quiete allo stadio. 

Il 26 gennaio scorso la Juventus e il suo presidente Agnelli avevano detto di aver “già dimostrato fattivamente la propria disponibilità a collaborare”, affidando “ai legali la tutela della propria onorabilità e rispettabilità”.