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martedì 19 giugno 2018

Il caso

19/05/2018 14:51

Tortora, un sacrificio inutile?

Trent’anni fa la morte del giornalista, ingiustamente accusato di far parte della camorra. la figlia Silvia: 'In materia di giustizia non è cambiato niente'

Tortora, un sacrificio inutile?

 

Sono passati esattamente 30 anni dalla morte di Enzo Tortora, il giornalista e conduttore televisivo che era stato arrestato 5 anni prima perché ingiustamente accusato di collusione con la camorra e costretto a sette mesi di carcere e ad un altro lungo periodo ai domiciliari. Prima che la verità venisse a galla: testimonianze contro Tortora dimostratesi farlocche come i presunti pentiti, un appunto “Tortona” su un’agendina che diventa “Tortora” e da lì il calvario. Appesantito da quelle immagini con Tortora portato via in manette. Poi la riabilitazione, l’impegno in politica con i radicali, il ritorno in tv, quella sua frase “Dunque, dove eravamo rimasti?” e un anno dopo la morte, fiaccato sia nel fisico che soprattutto nello spirito.

Da allora, Tortora è stato preso come punto di riferimento per tante battaglie giudiziarie. Eppure il suo sacrificio (venne devastato da un tumore ai polmoni “perché – ebbe a dire il conduttore di Portobello – mi hanno fatto esplodere una bomba atomica dentro") è servito a poco a niente. Di questo è convinta Silvia, la primogenita di Enzo Tortora, che all’Ansa ha dichiarato: "dal mio punto non è cambiato nulla: sono 30 anni di amarezza e di disgusto. Mi aspettavo una riforma del sistema giudiziario, invece non è accaduto. I processi continuano all'infinito. Anzi in 30 anni c'è stata una esplosione numerica. Vedo dei passi indietro nelle disuguaglianze, l'essere una comunità non esiste più. Ci siamo incrudeliti ed assuefatti all'ingiustizia, c'è un generale imbarbarimento".

Silvia Tortora ricorda inoltre del padre: “E’ stato prelevato dalla sua vita senza che venisse aperta una commissione d'inchiesta, senza che nessuno pagasse per quell'errore. Anche se penso che se ne sia andato troppo presto - conclude la figlia Silvia -, è meglio che non veda questo schifo. A cosa è servito il suo sacrificio? La potenza del dolore e dell'ingiustizia ha provocato un solo effetto: la sua morte".

E ieri a Roma si è tenuto un incontro per ricordare Enzo Tortora, alla presenza tra gli altri del presidente del Senato Elisabetta Casellati che ha detto:  "A trent'anni dalla prematura scomparsa di Tortora, ci chiediamo ancora 'dove eravamo rimasti?'. Cosa e' cambiato da allora, quale è l'eredità del caso Tortora. Interrogativi sullo stato di salute del sistema giudiziario italiano certamente, ma anche un'attualissima riflessione sulla pericolosa costruzione mediatica di un fatto inesistente - supportata in questo caso addirittura da un processo paradossale - concepito sulle pagine dei giornali prima ancora che nelle aule dei tribunali".

 Enzo Tortora, ha aggiunto la Casellati "era quello che appariva, che si manifestava attraverso il piccolo schermo. Colto, gentile, dotato di straordinaria intelligenza e fine ironia. Aveva fascino, il fascino del gentiluomo. Tratto umano, modi garbati, eppure austero e fiero nel sostenere le sue tesi e difendere posizioni spesso anticonformiste nella vita come nella professione. Una dicotomia- ha aggiunto il presidente del S enato- che gli aveva conferito tantissime simpatie, ma anche innumerevoli antipatie, invidie. E che lo segnerà per sempre, fino alla divisione della stessa opinione pubblica in innocentisti e colpevolisti".

Dal canto suo Roberto Giachetti, deputato del Partito democratico, ha scritto su twitter: “Sono passati trent'anni dalla morte di #EnzoTortora. Trent'anni in cui troppo poco la sua drammatica vicenda giudiziaria e' servita a migliorare il nostro stato di diritto. C'è ancora tanto da fare. Anche in suo nome".

ig tr