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mercoledì 23 maggio 2018

Cronaca

16/05/2018 11:50

Cannabis terapeutica: la Prima Conferenza italiana

Focus di esperti sul tema, promosso dall'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano

Cannabis terapeutica: la Prima Conferenza italiana

Impennata del fabbisogno in Italia, si punta a una produzione di 300 kg: intanto si studia per sviluppare un estratto in olio titolato

Cannabis possibile farmaco: è il tema della Prima Conferenza italiana incentrata sulle possibilità terapeutiche offerte dalla cannabis made in Italy: un progetto promosso dall'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. Ne parla con AdnKronos Salute il colonnello Antonio Medica, direttore del Farmaceutico militare, intervenuto ieri al convegno. Nel 2017, riferisce l'agenzia, l'Italia ha avuto una impennata nel fabbisogno per cui si cerca di incrementare la produzione affinché passi dai 100 kg annui attuali ad almeno 300 kg. Inoltre, sarebbe in arrivo una nuova varietà ad alto contenuto di principio attivo Thc: la distribuzione potrebbe partire da giugno.

La cannabis in medicina è usata in Cina e in India da ben duemila anni, serve a tenere a freno il dolore e l'ansia: i promotori dell'incontro sottolineano come essa sia presente sotto diverse etichette e esprimono perplessità sulla "confusione che regna nella popolazione, bombardata da messaggi su concetti diversi: cannabis a scopi ricreatici, cannabis legale, cannabis terapeutica, farmaco. E non sempre il confine viene ben percepito", dicono.

Dice il colonnello Medica a AdnKronos che a fine anno si dovrebbe giungere al primo implemento della produzione per arrivare a 150 kg annuali, con una gara in corso per l'ampliamento delle serre, mentre in contemporanea si sta lavorando a un'altra gara per arrivare almeno a 300 kg l'anno. Inoltre, si pensa di sviluppare un estratto in olio titolato. Il tutto in accordo con il Ministero della Salute, che effettua anche controlli affinché la cannabis importata sia corrispondente ai canoni di legge.

Tre le serre operative, oltre a una sperimentale, allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze: "dovremo allestirne altre due più altri assetti produttivi entro fine anno per arrivare ai 150 kg di produttività annuale che ci siamo prefissi - dice ancora Medica -. Presumibilmente a giugno cominceremo a distribuire una nuova varietà, chiamata Fm-1, ad alto contenuto di Thc (14-15%). Abbiamo completato la parte sperimentale ed è pronta la documentazione necessaria per chiedere l'autorizzazione". Mancano ancora i nulla osta dell'Agenzia italiana del farmaco per la qualità e del Ministero della Salute per la distribuzione.

Il colonnello ha poi spiegato a AdnKronos: "Noi ci occupiamo della coltivazione partendo dalle talee fornite dal 'Crea' di Rovigo, del raccolto e del taglio delle piante a fine ciclo vitale. Viene eseguito il prelievo delle infiorescenze, che è la parte che ci interessa. Le essicchiamo, le maciniamo, le confezioniamo in barattolo, le sottoponiamo a un trattamento controllato con raggi gamma per abbattere le spore e renderla idonea all'impiego inalatorio. Poi viene fatta l'analisi finale e, se il lotto è conforme alle specifiche Aifa, possiamo chiedere l'avvio della distribuzione alle farmacie che ne fanno richiesta. Copriamo tutta l'Italia [...] Nel 2017 sono aumentate le Regioni che hanno deliberato sull'uso terapeutico e anche i medici prescrittori sono cresciuti, perché aumenta anche la formazione. L'Istituto superiore di sanità per esempio ci sta coinvolgendo per la formazione a distanza a medici e farmacisti sul corretto modo di prescrivere e preparare il prodotto. Col passare del tempo si stanno affinando le conoscenze e si sta aggiustando il tiro".

La situazione, spiega ancora il colonnello, è tenuta sotto controllo, con strutture presidiate per garantire che non vengano favoriti impieghi illeciti. Oggi il costo è di 6,88 euro più iva al grammo, oltre alle spese di spedizione: si cerca - dice Medica - di ottimizzare il processo e abbattere i costi.

Nel frattempo, però, da Milano gli esperti dicono la loro: "Sulla cannabis terapeutica c'è ancora poca conoscenza scientifica. Se un'attività terapeutica c'è e si può sfruttare, ben venga. Ma servono studi clinici controllati e indicazioni specifiche per fare in modo che i pazienti abbiano a disposizione qualcosa che conosciamo bene sul fronte benefici e rischi. Va seguito quello che è l'iter normale di ogni farmaco, che passa da studi sperimentali ben strutturati", dice lo scienziato Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, intervenuto durante la stessa Conferenza.

Anche il tossicologo ambientale Enrico Davoli, a capo del Laboratorio di spettometria di massa del Mario Negri, esprime il suo punto di vista: la cannabis terapeutica - dice - che "oggi i medici possono prescrivere sotto la loro responsabilità è ancora in un limbo poco chiaro. In letteratura ci basiamo sulle evidenze, e in questo campo sono ancora abbastanza deboli e confuse. Ci sono diversi 'case report' che mostrano un'efficacia molto buona, ma bisogna cercare di purificare e capire con precisione gli ambiti in cui è provata con rigorosi trial clinici". E chiude con un appello: "Se ci sono dei fondi metteteli negli studi controllati. Date modo alla scienza di indagare".

Emma Moriconi