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mercoledì 23 maggio 2018

società

27/04/2018 15:26

Adozioni, famiglie abbandonate

Associazioni e Cei rilanciano la cultura dell’accoglienza

Adozioni, famiglie abbandonate
Non bastano persone disponibili: costi troppo alti e Stato assente

 

ssociazioni e Cei rilanciano la cultura dell’accoglienza
Adozioni, famiglie abbandonate
Non bastano persone disponibili: costi troppo alti e Stato assente
Il Forum delle associazioni familiari, l’Ufficio Famiglia Cei, il Vicariato di Roma e varie associazioni e istituzioni hanno organizzato un incontro di sensibilizzazione per rilanciare la cultura dell’accoglienza. «Affido e adozione – ha detto tra l’altro Gigi De Palo, presidente del Forum – non sono opzioni di 'serie B' per diventare mamma e papà, ma una forma alta di genitorialità che va fatta conoscere e rilanciata per contrastare l’inverno demografico che incombe su Italia e Europa». 
Ma le adozioni internazionali sono drammaticamente in calo, soprattutto per i costi sempre più alto e senza che lo Stato dia un aiuto a queste famiglie.
 “Occorre non solo la disponibilità delle persone alle adozioni o all’affido ma anche un investimento dello Stato. In passato le famiglie allargate erano sostegno forte per un nucleo singolo. Adesso serve un aiuto esterno – ha detto tra l’altro Filomena Albano, Garante per l’infanzia - L’accoglienza è una risorsa per chi dà e per chi riceve. Sono due facce della stessa medaglia. I bambini che non hanno una famiglia possono vivere in strutture residenziali, ma l’esperienza personale e la guida che si ha in una famiglia, passo dopo passo, è insostituibile”.
Un richiamo all’azione dei governanti, dopo che gli ultimi esecutivi hanno quasi del tutto trascurato la tematica, è arrivato anche da Michele Palma, dirigente del dipartimento delle Politiche familiari:  “Chi ci governerà dovrà prendere consapevolezza del fatto che servono soldi per sostenere, fare politiche e investire sulle famiglie. Purtroppo siamo in un Paese che mette le famiglie in difficoltà. Ma le responsabilità pubbliche sono talmente frammentate che è difficile fare in modo che ciascuno si prenda le proprie responsabilità”. Investire in questo campo, ha detto Palma, “Non vuol dire fare assistenzialismo ma investire sulle famiglie”, ricordando anche il recente bando da 15 milioni del Fondo Sociale Europeo “per spiegare alle Regioni come accompagnare le famiglie a beneficiare degli aiuti a disposizione”. 
Dal canto suo don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale della pastorale familiare della Cei, ha detto: “Stiamo ripartendo dal basso sognando con i piedi per terra. Non ricominciamo da burocrazie e fogli ma dai cuori, che si aprono e che possono creare ponti che vanno oltre i muri e sollecitare le istituzioni”, entrando nel vivo del progetto “#Dònàti: fatti un dono, dona una famiglia a chi non l’ha!”. Per don Gentili “L’associazionismo, la pastorale e le varie diocesi possono collaborare. Ci siamo un po’ arenati davanti a costi e lungaggini burocratiche ma con la coesione tra le famiglie possiamo andare oltre”. E prima di chiudere, ha raccontato di Michael, bambino di 5 anni paralizzato sul passeggino, che “non vede ma sente bene”, adottato da una coppia toscana. “È nutrito attraverso il sondino, fa la comunione con gocce di vino, ma ha occhi aperti al cielo. Sente il profumo della mamma e del papà che l’hanno accolto”. Infine, un invito. “Non possiamo non sentire il grido di solitudine che c’è in chi si sente abbandonato”.


Il Forum delle associazioni familiari, l’Ufficio Famiglia Cei, il Vicariato di Roma e varie associazioni e istituzioni hanno organizzato un incontro di sensibilizzazione per rilanciare la cultura dell’accoglienza. «Affido e adozione – ha detto tra l’altro Gigi De Palo, presidente del Forum – non sono opzioni di 'serie B' per diventare mamma e papà, ma una forma alta di genitorialità che va fatta conoscere e rilanciata per contrastare l’inverno demografico che incombe su Italia e Europa». Ma le adozioni internazionali sono drammaticamente in calo, soprattutto per i costi sempre più alto e senza che lo Stato dia un aiuto a queste famiglie. 

 

“Occorre non solo la disponibilità delle persone alle adozioni o all’affido ma anche un investimento dello Stato. In passato le famiglie allargate erano sostegno forte per un nucleo singolo. Adesso serve un aiuto esterno – ha detto tra l’altro Filomena Albano, Garante per l’infanzia - L’accoglienza è una risorsa per chi dà e per chi riceve. Sono due facce della stessa medaglia. I bambini che non hanno una famiglia possono vivere in strutture residenziali, ma l’esperienza personale e la guida che si ha in una famiglia, passo dopo passo, è insostituibile”.Un richiamo all’azione dei governanti, dopo che gli ultimi esecutivi hanno quasi del tutto trascurato la tematica, è arrivato anche da Michele Palma, dirigente del dipartimento delle Politiche familiari:  “Chi ci governerà dovrà prendere consapevolezza del fatto che servono soldi per sostenere, fare politiche e investire sulle famiglie. Purtroppo siamo in un Paese che mette le famiglie in difficoltà. Ma le responsabilità pubbliche sono talmente frammentate che è difficile fare in modo che ciascuno si prenda le proprie responsabilità”. Investire in questo campo, ha detto Palma, “Non vuol dire fare assistenzialismo ma investire sulle famiglie”, ricordando anche il recente bando da 15 milioni del Fondo Sociale Europeo “per spiegare alle Regioni come accompagnare le famiglie a beneficiare degli aiuti a disposizione”. 

Dal canto suo don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale della pastorale familiare della Cei, ha detto: “Stiamo ripartendo dal basso sognando con i piedi per terra. Non ricominciamo da burocrazie e fogli ma dai cuori, che si aprono e che possono creare ponti che vanno oltre i muri e sollecitare le istituzioni”, entrando nel vivo del progetto “#Dònàti: fatti un dono, dona una famiglia a chi non l’ha!”. Per don Gentili “L’associazionismo, la pastorale e le varie diocesi possono collaborare. Ci siamo un po’ arenati davanti a costi e lungaggini burocratiche ma con la coesione tra le famiglie possiamo andare oltre”. E prima di chiudere, ha raccontato di Michael, bambino di 5 anni paralizzato sul passeggino, che “non vede ma sente bene”, adottato da una coppia toscana. “È nutrito attraverso il sondino, fa la comunione con gocce di vino, ma ha occhi aperti al cielo. Sente il profumo della mamma e del papà che l’hanno accolto”. Infine, un invito. “Non possiamo non sentire il grido di solitudine che c’è in chi si sente abbandonato”.