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lunedì 23 aprile 2018

il caso

12/01/2018 07:43

Renzi-De Benedetti? Il reato è la fuga di notizie

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla vicenda banche. Ma per rivelazione di segreto d’ufficio

Renzi-De Benedetti? Il reato è la fuga di notizie

È davvero qualcosa che ha del clamoroso la notizia dell’assist di Renzi al patron di la Repubblica, peraltro tessera numero uno del Pd, seppure con residenza prudentemente in Svizzera. Tuttavia per la procura di Roma, la cosa più grave pare la pubblicazione: è stato infatti aperto un fascicolo sulla presunta fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione di alcuni documenti depositati in Commissione Banche. In particolare nei quotidiani è stata trascritta una telefonata, risalente al 16 gennaio 2015, nella quale l’imprenditore Carlo De Benedetti parlava della riforma delle Banche Popolari con il suo broker, Gianluca Bolengo, della società Intermonte Sim spa che si occupa dei suoi investimenti, affermando di aver parlato con l’allora premier Matteo Renzi (‘Mi ha detto che il decreto passa’). Il reato ipotizzato dalla procura di Roma, a carico di ignoti, è la rivelazione del segreto d’ufficio.

Renzi e De Benedetti si sono difesi sostenendo che non vi sia stato alcuno scambio di informazioni privilegiate durante una telefonata a pochi giorni dal varo da parte del governo del decreto legge sulla riforma delle popolari, dopo la quale l’Ingegnere concordò con il proprio broker l’acquisizione di azioni degli istituti di credito che stavano per essere trasformati in spa, incassando così alcune plusvalenze per 600mila euro. “Tutto quello che ho fatto sulle popolari è pubblico e lecito”, ha detto l’ex premier che rivendica come in quei giorni se ne parlasse anche sui giornali, “perfino – sottolinea – su Repubblica”. E, aggiunge, “se qualcuno ha commesso reati, vedrà la magistratura“.

Che il governo avesse in cantiere un provvedimento sulle banche popolari era cosa nota: “C’era un’agenzia – le dichiarazioni del segretario del Pd – sul fatto che avremmo fatto quella riforma”. Insomma nessuna novità. Per quanto sia stato poi gioco facile monetizzare 600mila euro per il beneficiario dello spiffero da Palazzo Chigi, arrivato quattro giorni prima dell’approvazione del decreto in consiglio dei ministri. Tutto va bene, madama la marchesa…