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venerdì 24 novembre 2017

Il caso

14/11/2017 12:40

Friuli tra retorica e tagli

Mentre Mattarella loda l’università di Udine come 'elemento propulsore della ricostruzione' post terremoto, i simboli della rinascita vengono demoliti

Friuli tra retorica e tagli
Proprio nell’epicentro di quel sisma si sta smantellando l’ospedale , grazie alle scelte irresponsabili di un Governo di sinistra 

OC. Il caso
TIT.  Friuli tra retorica e tagli
SOM. Mattarella loda l’università di Udine come “elemento propulsore della ricostruzione”
dopo il terremoto. Ma proprio nell’epicentro di quel sisma si sta smantellando l’ospedale   
Ha inaugurato il quarantesimo anno accademico dell’Università di Udine, istituita dopo il terremoto del 1976, ricordando l’importanza dell'ateneo al momento della ricostruzione post-terremoto. Ma nulla ha avuto da dire su quello che si sta consumando a poche decine di chilometri di distanza: a Gemona, epicentro di quel sisma, dove l’unico ospedale antisismico italiano, viene smantellato. 
Di ciò il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ieri in visita nel capoluogo friulano, non ha proferito parola. Accolto dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani (Pd), e dal sindaco di Udine, Furio Honsell (eletto in una coalizione di centrosinistra), Mattarella ha sottolineato che i 40 anni di storia dell’ateneo friulano “richiamano un altro aspetto fondamentale per un'università, ovvero il rapporto con il territorio”. Dicendo che “pochi atenei hanno un legame così forte e intenso” con il proprio territorio come quello udinese, ha notato che l'università è nata dopo il terremoto ed è stata un “elemento propulsore della ricostruzione”. Il ruolo dell'ateneo, ha detto, “è stato decisivo per la ricostruzione e il rilancio del territorio. Lo si è visto anche nella presenza in città di molte sue sedi”. “Oggi - ha aggiunto - vi è una quantità molto ampia di profili culturali, l'Ateneo si è sviluppato ampliando l'offerta formativa e contribuisce alla ricerca del Paese. Quella che alla nascita era una scommessa, oggi si può dire vinta, ha un respiro internazionale e contribuisce a quel fronte indispensabile che l'attività degli atenei cura per il nostro Paese”.
L’ateneo insomma è stato una pietra fondamentale per la ricostruzione. Una ricostruzione comunque che ha puntato anche a riportare nel comune colpito dal sisma una serie di servizi: come l’ospedale per l’appunto. Struttura che viene pian piano smantellata, depotenziando le unità operative ospedaliere e di pronto soccorso. Non chiusa di punto in bianco: anche perché ciò andrebbe contro all’articolo 32 della Costituzione (La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti). Ciò che si sta facendo, grazie ad un piano sostenuto dal Partito Democratico, è ridurre i servizi della struttura, anche quelli principali come cardiologia o chirurgia. 
Il tutto in un ospedale che funge da punto di riferimento per l’intera vallata. Funzioni che, proprio per la difficile condizione di vita in una zona montana, andrebbero incrementate non di cero tagliate. Anche perché la zona è sismica e sicuramente è utile mantenere un punto sanitario anche per eventuali emergenze.
Dietro la belle parole di Mattarella si cela una realtà ben diversa, una zona in cui pare si stia facendo di tutto per lasciare un segno negativo proprio in quei territori colpiti pesantemente da un terremoto. Quei simboli della ricostruzione che vengono demoliti da scelte irresponsabili di un Governo di sinistra.
Il quadro è chiaro, come si legge in un post pubblicato pochi giorni fa, giovedì 9 novembre,  sulla pagina fecebook ‘Io voglio l'ospedale a Gemona del Friuli!’. “La riforma sanitaria della Giunta Serracchiani ha massacrato l'Alto Friuli. Offensivo e incivile che un territorio possa contare sul servizio di pediatria solo due volte al mese. Avevo già fissato un incontro con il direttore Giancarlo Miglio per fare il punto della situazione e chiedere di potenziare i servizi, previsto per domani (venerdì) pomeriggio. Vista la situazione, l'appuntamento risponde a un'urgenza ormai evidente” si legge nello scritto, dove vengono riportate le parole di Roberto Revelant, consigliere regionale di Autonomia Responsabile, nell'annunciare il suo “pieno e totale sostegno ai genitori, che devono continuare a farsi sentire con l'Azienda sanitaria”. “Ci avevano raccontato che la riforma sanitaria Serracchiani-Telesca avrebbe potenziato il territorio e reso i cittadini più indipendenti dagli ospedali. In realtà, il sistema generale è collassato, tra tagli, disservizi e disagi. L'Alto Friuli ancora una volta ha pagato il prezzo più alto: l'ospedale di Gemona non è più tale, per quanto continuino a propinarci la favoletta della riconversione, mentre tutti i servizi si stanno progressivamente prosciugando. Non solo: un'Azienda sanitaria che storicamente garantiva servizi e chiudeva in attivo, improvvisamente si trova mutilata dai tagli e zavorrata da debiti in bilancio, con ulteriori costi e disagi per gli spostamenti a totale carico dei cittadini. C'è qualcosa che non torna: come si spiega questo crollo, sia sanitario che amministrativo?”.
Barbara Fruch
Ha inaugurato il quarantesimo anno accademico dell’Università di Udine, istituita dopo il terremoto del 1976, ricordando l’importanza dell'ateneo al momento della ricostruzione post-terremoto. Ma nulla ha avuto da dire su quello che si sta consumando a poche decine di chilometri di distanza: a Gemona, epicentro di quel sisma, dove l’unico ospedale antisismico italiano, viene smantellato. 

Di ciò il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ieri in visita nel capoluogo friulano, non ha proferito parola. Accolto dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani (Pd), e dal sindaco di Udine, Furio Honsell (eletto in una coalizione di centrosinistra), Mattarella ha sottolineato che i 40 anni di storia dell’ateneo friulano “richiamano un altro aspetto fondamentale per un'università, ovvero il rapporto con il territorio”. Dicendo che “pochi atenei hanno un legame così forte e intenso” con il proprio territorio come quello udinese, ha notato che l'università è nata dopo il terremoto ed è stata un “elemento propulsore della ricostruzione”. Il ruolo dell'ateneo, ha detto, “è stato decisivo per la ricostruzione e il rilancio del territorio. Lo si è visto anche nella presenza in città di molte sue sedi”. “Oggi - ha aggiunto - vi è una quantità molto ampia di profili culturali, l'Ateneo si è sviluppato ampliando l'offerta formativa e contribuisce alla ricerca del Paese. Quella che alla nascita era una scommessa, oggi si può dire vinta, ha un respiro internazionale e contribuisce a quel fronte indispensabile che l'attività degli atenei cura per il nostro Paese”.

L’ateneo insomma è stato una 'pietra' fondamentale per la ricostruzione. Una ricostruzione comunque che ha puntato anche a riportare nel comune colpito dal sisma una serie di servizi: come l’ospedale per l’appunto. Struttura che viene pian piano smantellata, depotenziando le unità operative ospedaliere e di pronto soccorso. Non chiusa di punto in bianco: anche perché ciò andrebbe contro all’articolo 32 della Costituzione (La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti). Ciò che si sta facendo, grazie ad un piano sostenuto dal Partito Democratico, è ridurre i servizi della struttura, anche quelli principali come cardiologia o chirurgia. 

Il tutto in un ospedale che funge da punto di riferimento per l’intera vallata. Funzioni che, proprio per la difficile condizione di vita in una zona montana, andrebbero incrementate non di cero tagliate. Anche perché la zona è sismica e sicuramente è utile mantenere un punto sanitario anche per eventuali emergenze.

Dietro la belle parole di Mattarella si cela una realtà ben diversa, una zona in cui pare si stia facendo di tutto per lasciare un segno negativo proprio in quei territori colpiti pesantemente da un terremoto. Quei simboli della ricostruzione che vengono demoliti da scelte irresponsabili di un Governo di sinistra.

Il quadro è chiaro, come si legge in un post pubblicato pochi giorni fa, giovedì 9 novembre,  sulla pagina fecebook ‘Io voglio l'ospedale a Gemona del Friuli!’. “La riforma sanitaria della Giunta Serracchiani ha massacrato l'Alto Friuli. Offensivo e incivile che un territorio possa contare sul servizio di pediatria solo due volte al mese. Avevo già fissato un incontro con il direttore Giancarlo Miglio per fare il punto della situazione e chiedere di potenziare i servizi, previsto per domani (venerdì) pomeriggio. Vista la situazione, l'appuntamento risponde a un'urgenza ormai evidente” si legge nello scritto, dove vengono riportate le parole di Roberto Revelant, consigliere regionale di Autonomia Responsabile, nell'annunciare il suo “pieno e totale sostegno ai genitori, che devono continuare a farsi sentire con l'Azienda sanitaria”. “Ci avevano raccontato che la riforma sanitaria Serracchiani-Telesca avrebbe potenziato il territorio e reso i cittadini più indipendenti dagli ospedali. In realtà, il sistema generale è collassato, tra tagli, disservizi e disagi. L'Alto Friuli ancora una volta ha pagato il prezzo più alto: l'ospedale di Gemona non è più tale, per quanto continuino a propinarci la favoletta della riconversione, mentre tutti i servizi si stanno progressivamente prosciugando. Non solo: un'Azienda sanitaria che storicamente garantiva servizi e chiudeva in attivo, improvvisamente si trova mutilata dai tagli e zavorrata da debiti in bilancio, con ulteriori costi e disagi per gli spostamenti a totale carico dei cittadini. C'è qualcosa che non torna: come si spiega questo crollo, sia sanitario che amministrativo?”.

bf