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venerdì 15 dicembre 2017

Esteri

12/10/2017 17:42

Gli italo-americani stanno con Cristoforo Colombo

Gli immigrati tricolore della Grande Mela schierati a difesa della statua del navigatore genovese, che qualcuno vorrebbe abbattere

Gli italo-americani stanno con Cristoforo Colombo

E' stato appena celebrato, negli Stati Uniti, il “Columbus Day”, una ricorrenza festeggiata il secondo lunedì di ottobre (ed istituita ufficialmente come festa federale da Roosvelt nel 1937) per ricordare la scoperta del Nuovo Mondo da parte del navigatore genovese, la cui impresa senza precedenti è stata come è noto finanziata dai sovrani spagnoli e risale al 12 ottobre 1942. Una ricorrenza che recentemente è stata al centro di non poche critiche e polemiche, a spegnere le quali non sono bastate nemmeno le parole del presidente Trump che nei giorni scorsi aveva dichiarato: “Onoriamo l'esperto navigatore e uomo di fede, la cui coraggiosa prodezza unì continenti”, un personaggio “che ha ispirato innumerevoli altri a perseguire i propri sogni e le proprie convinzioni”.

Se infatti per la comunità italo-americana il “Giorno di Colombo” rappresenta l'occasione di manifestare ricordando un personaggio considerato simbolo di progresso e orgoglio culturale, secondo alcuni movimenti per i diritti civili l'evento in questione andrebbe abolito, perché lo scopritore del Nuovo Mondo rappresenta l'emblema del colonialismo, essendo a loro dire responsabile dell'uccisione e riduzione in schiavitù degli indigeni delle isole caraibiche.

Per questo motivo molte amministrazioni comunali hanno deciso di abolire o sostituire con eventi più “politicamente corretti” la festa, celebrata in diverse città con sfilate e parate, la più nota delle quali è la Columbus Parade di New York, sulla Fifth Avenue, che ha uno dei momenti più significativi nella deposizione di una corona di fiuti ai piedi della statua dedicata al navigatore più famoso del mondo sita a Columbus Circle, di fronte all'ingresso di Central Park.

Ed è proprio qui che nelle ultime settimane si è corso il rischio di assistere all'ennesimo capitolo della cosiddetta “guerra delle statue”, partita da Charlottesville (Virginia) in reazione alla manifestazione dei suprematisti bianchi e dilagata poi in tutto il Paese. Che ha visto i suoi fautori prima prendersela “solo” con le statue dei generali sudisti, poi estendendo la furia iconoclasta addirittura a effigie di George Washington e Thomas Jefferson, passando per Italo Balbo e appunto Cristoforo Colombo. Le cui rappresentazioni (statue, busti e quant'altro) sono state oggetto non solo di numerosi danneggiamenti e atti di vandalismo (come a Yonkers e nel Queens) ma anche del lavoro di una commissione istituita dal sindaco della Grande Mela Bill De Blasio con il compito di individuare i monumenti della città da eliminare in quanto potenzialmente offensivi e/o passibili di “istigazione all'odio, alla divisione, al razzismo e all'antisemitismo” (la decisione è attesa per fine novembre). Fatto questo che ha dato molto fastidio alla comunità italo-americana, per calmare la quale non sono bastate né la partecipazione di De Blasio alla Columbus Parade, né le rassicurazioni che la statua a Columbus Circle - in questi giorni transennata a guardata a vista dalla polizia per evitare danneggiamenti - non verrà toccata.

Al fianco degli immigrati italiani della Grande Mela, un tempo discriminati per la loro provenienza e religione, che hanno sempre considerato Columbus Circle come un irrinunciabile simbolo di riscatto e che oggi hanno già raccolto oltre mille firme per salvare la statua sita nel cuore di Manhattan, si sono schierati il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo (“Siamo pronti a dare battaglia a chi vuole eliminare il Columbus day e rimuovere le statue. Sarebbe uno schiaffo alla comunità italo-americana e non lo tollereremo” ha detto Jhon Fratta, uno dei suoi principali collaboratori), il presidente di Breitbart Steve Bannon, secondo cui “gli italiani devono essere orgogliosi di Cristoforo Colombo e non devono rinunciare a questo simbolo senza combattere” e il magazine Newsweek, su cui si legge che “è spiacevole vedere come una figura che una volta univa e rappresentava il coraggio, l'ottimismo e gli immigrati dell'America oggi sia improvvisamente nel mirino di chi la vuole distruggere. Noi abbiamo un debito con Colombo, quello di essere più rispettosi di un uomo che ha reso possibile l'esistenza del nostro Paese”.

Cristina Di Giorgi