Cerca nel sito:

lunedì 25 settembre 2017

La scelta

18/05/2017 14:08

Cyberbullismo, le vittime possono chiedere l'oscuramento dei siti

Il testo, diventato legge, è stato approvato a Montecitorio all’unanimità

Cyberbullismo, le vittime possono chiedere l'oscuramento dei siti
Come per lo stalking, stabilita la 'procedura di ammonimento' per i bulli. Approvata al Senato anche la proposta di legge sull’introduzione del reato di tortura, che tornerà alla Camera

Dopo un percorso legislativo di più di tre anni e diverse modifiche l’aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla proposta di legge contro il cyberbullismo. Il testo che diventa così legge è stato approvato a Montecitorio all’unanimità: 432 favorevoli ed una sola astensione.
La proposta di legge detta disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto di una forma di bullismo che avviene online ed è arrivata all’esame dell’Assemblea in quarta lettura (seconda lettura Camera). 
Il provvedimento introduce una serie di misure di carattere educativo e formativo, finalizzate in particolare a favorire una maggior consapevolezza tra i giovani del disvalore di comportamenti persecutori che, generando spesso isolamento ed emarginazione, possono portare a conseguenze anche molto gravi su vittime in situazione di particolare fragilità.
La legge introduce la possibilità per i minori di chiedere l’oscuramento dei siti dove si consumano le “cyber aggressioni” e, come per lo stalking, stabilisce la “procedura di ammonimento” per i bulli. Si prevede che il minorenne, sopra i 14 anni, vittima di bullismo informatico (o il genitore o chi esercita la responsabilità) possa rivolgere istanza al gestore del sito Internet o del social media o, comunque, al titolare del trattamento per ottenere provvedimenti inibitori e prescrittivi a sua tutela (oscuramento, rimozione, blocco di qualsiasi altro dato personale del minore diffuso su Internet, con conservazione dei dati originali). Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.
Le scuole saranno direttamente coinvolte nelle attività di contrasto al bullismo on line. Più in generale, il Ministero dell’Istruzione ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando sulla formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti, mentre ai singoli istituti è demandata l'educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet. Previsti interventi di carattere educativo: finanziamento di progetti e promozione dell'uso consapevole di Internet. Qualora si verifichino episodi di cyberbullismo in ambito scolastico, viene stabilito l'obbligo da parte del dirigente responsabile dell'istituto di informare tempestivamente i genitori (o i tutori) dei minori coinvolti e di attivare adeguate azioni educative.
In particolare si applica la disciplina sull’ammonimento del questore: fino a quando non sia stata proposta querela o presentata denuncia per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali commessi, mediante Internet, da minorenni ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, il questore - assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti - potrà convocare il minore responsabile (insieme ad almeno un genitore), ammonendolo oralmente e invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.
Approvata ieri al Senato anche la proposta di legge sull’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano, con 195 voti a favore e 8 contrari e 34 astenuti. Il provvedimento, dopo le modifiche apportate a palazzo Madama, torna in quarta lettura alla Camera. Il nuovo testo approvato dal Senato, prevede (articolo 1) che chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minore difesa, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. Se il reato è commesso da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni. Si stabilisce (articolo 2) inoltre che le dichiarazioni ottenute attraverso il delitto di tortura non sono utilizzabili in un processo penale. L’articolo 3, non ammette il respingimento o l'espulsione o l'estradizione verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che la persona rischi di essere sottoposta a tortura. L'articolo 4, esclude il riconoscimento di qualunque forma di immunità agli stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il reato di tortura.
Dopo un percorso legislativo di più di tre anni e diverse modifiche l’aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla proposta di legge contro il cyberbullismo. Il testo che diventa così legge è stato approvato a Montecitorio all’unanimità: 432 favorevoli ed una sola astensione.

La proposta di legge detta disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto di una forma di bullismo che avviene online ed è arrivata all’esame dell’Assemblea in quarta lettura (seconda lettura Camera). 

Il provvedimento introduce una serie di misure di carattere educativo e formativo, finalizzate in particolare a favorire una maggior consapevolezza tra i giovani del disvalore di comportamenti persecutori che, generando spesso isolamento ed emarginazione, possono portare a conseguenze anche molto gravi su vittime in situazione di particolare fragilità.

La legge introduce la possibilità per i minori di chiedere l’oscuramento dei siti dove si consumano le “cyber aggressioni” e, come per lo stalking, stabilisce la “procedura di ammonimento” per i bulli. Si prevede che il minorenne, sopra i 14 anni, vittima di bullismo informatico (o il genitore o chi esercita la responsabilità) possa rivolgere istanza al gestore del sito Internet o del social media o, comunque, al titolare del trattamento per ottenere provvedimenti inibitori e prescrittivi a sua tutela (oscuramento, rimozione, blocco di qualsiasi altro dato personale del minore diffuso su Internet, con conservazione dei dati originali). Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.

Le scuole saranno direttamente coinvolte nelle attività di contrasto al bullismo on line. Più in generale, il Ministero dell’Istruzione ha il compito di predisporre linee di orientamento di prevenzione e contrasto puntando sulla formazione del personale scolastico, la promozione di un ruolo attivo degli studenti e la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti, mentre ai singoli istituti è demandata l'educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet. Previsti interventi di carattere educativo: finanziamento di progetti e promozione dell'uso consapevole di Internet. Qualora si verifichino episodi di cyberbullismo in ambito scolastico, viene stabilito l'obbligo da parte del dirigente responsabile dell'istituto di informare tempestivamente i genitori (o i tutori) dei minori coinvolti e di attivare adeguate azioni educative.

In particolare si applica la disciplina sull’ammonimento del questore: fino a quando non sia stata proposta querela o presentata denuncia per i reati di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali commessi, mediante Internet, da minorenni ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, il questore - assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti - potrà convocare il minore responsabile (insieme ad almeno un genitore), ammonendolo oralmente e invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Approvata ieri al Senato anche la proposta di legge sull’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento italiano, con 195 voti a favore e 8 contrari e 34 astenuti. Il provvedimento, dopo le modifiche apportate a palazzo Madama, torna in quarta lettura alla Camera. Il nuovo testo approvato dal Senato, prevede (articolo 1) che chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minore difesa, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. Se il reato è commesso da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle funzioni o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni. Si stabilisce (articolo 2) inoltre che le dichiarazioni ottenute attraverso il delitto di tortura non sono utilizzabili in un processo penale. L’articolo 3, non ammette il respingimento o l'espulsione o l'estradizione verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che la persona rischi di essere sottoposta a tortura. L'articolo 4, esclude il riconoscimento di qualunque forma di immunità agli stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati per il reato di tortura.