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lunedì 24 luglio 2017

dal territorio

18/05/2017 06:36

Moschee e imam: il Mns vuole il giro di vite

“I cittadini potranno decidere con un referendum se accettare o no gli edifici di culto. E chi predica deve essere registrato in un albo”

Moschee e imam: il Mns vuole il giro di vite
La proposta di legge depositata dal consigliere regionale del Piemonte, Gian Luca Vignale

Fare chiarezza sul territorio regionale. È quanto chiede il Movimento nazionale per la Sovranità con la proposta di legge avanzata in Regione Piemonte. L’obiettivo? Il censimento delle moschee e istituzione di un albo regionale degli imam. L’iniziativa è stata presentata dal consigliere Gian Luca Vignale e da Marco Botta, coordinatore regionale del Movimento. 

La proposta di legge ha iniziato il suo iter di discussione in seconda Commissione consiliare.  Il provvedimento di regolamentazione dei centri culturali islamici introduce per la prima volta il referendum comunale sugli edifici di culto e li sottopone ai vincoli introdotti dalla legge regionale del 1989. Si prevede anche l’introduzione di un registro delle moschee presenti in Piemonte e un albo regionale degli Imam. “È importante dare ai cittadini il diritto di parola sulla volontà o meno di ospitare moschee sul proprio territorio, fermo restando che,con una religione che non prevede un vero e proprio organismo sacerdotale, qual è l’Islam, è anche importante conoscere chi si pone come predicatore. Anche perché in Piemonte, col caso di due mesi fa nel Vercellese, salgono a due gli imam espulsi dal territorio nazionale per motivi di sicurezza”, ha dichiarato Vignale a Il Giornale d’Italia.

Secondo la proposta di legge, per i centri culturali nati prima dell’entrata in vigore delle norme, la possibilità di svolgere attività legate al culto è vincolata all’adeguamento a quanto previsto dalla proposta di legge 211 entro 180 giorni dall’approvazione. Inoltre, come già anticipato, la concessione per la costruzione di nuovi edifici di culto per le confessioni che non hanno sottoscritto un’intesa con lo Stato, verrà concessa dalla Regione Piemonte previa consultazione da parte della popolazione del comune interessato. 

In tutto questo particolare attenzione è posta dai rappresentanti del Mns al registro regionale delle moschee e degli imam: ciascun imam dovrà essere noto alla Regione, indicando anche eventuali finanziatori italiani o esteri. Proprio l’aspetto del “seguire i soldi” rappresenta infatti un pilastro delle indagini sulla radicalizzazione di soggetti. Gli imam dovranno poi avere residenza legale in Italia da almeno cinque anni, essere maggiorenni e incensurati e dimostrare “la conoscenza e la condivisione dei principi ispiratori del processo di integrazione della comunità degli immigrati di fede islamica nella comunità nazionale italiana”. L’iscrizione viene revocata in caso di condanne penale o se il comportamento dell’imam pregiudica l’ordine o la sicurezza pubblica.

I Comuni avranno la possibilità di vigilare sullo svolgimento delle attività compiute all’interno della moschea.  Ma da sinistra i consiglieri regionali già promettono battaglia contro questo provvedimento.

@RobertVignola