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mercoledì 28 giugno 2017

sinistrati

21/04/2017 13:11

Un giudice pro adozioni gay al vertice della Commissione

Nuovo attacco alla famiglia naturale, concertato da quel pd renziano che non vede l'ora di inasprire la legge sulle unioni civili

Un giudice pro adozioni gay al vertice della Commissione

 

Tanto tuonò che piovve: ecco il nuovo attacco alla famiglia naturale, concertato dal pd che fa riferimento all’ex premier ed ex segretario Matteo Renzi. Nel mirino sono di nuovo finite le adozioni e la possibilità di aprire a quelle omosessuali. E adesso il fronte del ‘politicamente corretto’ piazza un altro colpo, dopo un ‘corteggiamento’ che va avanti oramai da alcuni anni, appena interrotto da una opposizione alla legge Cirinnà nella sua forma più oltranzista e di cui va dato atto agli alfaniani come uno dei pochi atti validi della loro partecipazione agli ultimi governi di sinistra-centro.

Il fatto nuovo di queste ore riguarda la Commissione adozioni internazionali, dove sta per arrivare Laura Laera, fin qui presidente del Tribunale dei minori di Firenze. Il plenum del Csm ha infatti dato il via libera alla messa fuori ruolo di Laura Laera, per andare ad assumere la vicepresidenza della Commissione adozioni. D fatto, andrà a guidare questo ente governativo che ha competenze a dir poco strategiche in materia e soprattutto sugli scenari futuri. La presidenza, infatti, spetta al presidente del Consiglio che in genere la delega ad un ministro: Matteo Renzi la assegnò a Maria Elena Boschi, altra paladina delle adozioni gay, anche se nell’esecutivo aveva un ministro della Famiglia – e dunque era la scelta più normale – peraltro nella persona abbastanza sopra certi giochetti politici di Enrico Costa.

Saltata la Boschi come ministro, Paolo Gentiloni la delega non l’ha ancora assegnata. Mentre si appresta a nominare la Laera a vicepresidente della Cai, nonostante il parere negativo che era stato espresso nelle scorse settimane dal Consiglio giudiziario di Firenze, per motivi legati alle carenze di organico, alla richiesta di collocamento “fuori ruolo” arrivata dal Consiglio dei ministri per la presidente del Tribunale.

Laura Laera ha 68 anni ed è la moglie di Francesco Greco, procuratore capo di Milano. Dal 2012 è presidente del Tribunale per i minorenni di Firenze, dopo oltre 20 anni trascorsi al Tribunale per i minorenni di Milano. Di quest’ultimo periodo lavorativo, si ricordano soprattutto le sue aperture alla stepchild adoption e alcune sentenze, che più di qualcuno ha definito “creative”, del Tribunale di Firenze da lei presieduto. Ad iniziare dal riconoscimento di ben due adozioni ad altrettante coppie di uomini omosessuali.  E di recente, durante una audizione parlamentare, si è così espressa: “Capisco le posizioni di alcuni, che sono sulla difensiva rispetto alla famiglia legittima. È del tutto comprensibile, perché è un modello che abbiamo introiettato. I modelli culturali richiedono diversi anni per evolversi e modificarsi. Anche noi giudici, che lavoriamo su questi temi da tanti anni, abbiamo le nostre difficoltà. Quello che si cerca di fare, o almeno che io cerco di fare, è di non avere un approccio ideologico. Il giudice deve lasciare da parte qualunque approccio ideologico sulla materia famiglia, deve affrontare la casistica che gli si presenta di volta in volta con un approccio laico, deve verificare nel caso concreto quale sia la normativa applicabile nel rispetto dell'interesse del minore. Credo che questo sia l'approccio”. Approccio che dunque è assolutamente ideologico e laicista, più che laico. Tanto che la premessa pare più che altro una excusatio non petita.

E dire che, dopo tre anni di blocco pressoché titolate della Commissione adozioni internazionali, ci sarebbe tanto da fare. Come emerge dal crollo delle domande da parte degli aspiranti genitori e dunque dei bambini adottati. Con una normativa che necessita di chiarezza, anche ma non solo sul ruolo degli enti autorizzati, e di maggiori sostegni alle famiglie adottive. Mentre a quanto pare l’obiettivo resta solo quello di forzare la legge sulle unioni civili e introdurre “per legge” quelle omosessuali.

 

 



Igor Traboni