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giovedì 27 aprile 2017

il fatto

21/04/2017 12:16

La solita sinistra riapre il solito fronte cannabis

Radicali e dintorni: 'Abbiamo aspettato pure troppo per la legalizzazione'. Il mondo cattolico cortrario: 'Siamo per la vita, non per la morte'

La solita sinistra riapre il solito fronte cannabis

 

La sinistra radicale: abbiamo aspettato pure troppo per la legalizzazione
E si riapre anche il fronte cannabis
Il mondo cattolico fortemente contrario: “Siamo per la vita, non per la morte” 
Dopo l’eutanasia, i radicali e il solito schieramento della sinistra ‘progressista’ ripartono lancia in resta anche sulla proposta di legge per la liberalizzazione della cannabis, al grido di “abbiamo aspettato pure troppo”. Che è in pratica quello che cerca di argomentare il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, in una lettera inviata ai membri dell'intergruppo cannabis legale, di cui e' coordinatore, in occasione della giornata mondiale della cannabis di ieri. "Una particolare responsabilita'- sottolinea Della Vedova- penso spetti al Pd, che e' il partito di maggioranza relativa e quindi e' in grado, piu' di altri gruppi, di determinare il calendario delle discussioni parlamentari. Inoltre, il gruppo del PD annovera tra le proprie fila il primo (e molte altre decine) dei firmatari della proposta di legge, nonche' uno dei relatori, peraltro con posizioni contrarie alla legalizzazione. Non penso possano valere vincoli di gruppo e men che meno di maggioranza o di opposizione, ma ragioni di responsabilita' e di trasparenza politica, sia per chi come noi ha avanzato la proposta, sia per chi l'avversa".
Un cannabis day che ha trovato il deciso e motivato rifiuto di gran parte dell’associazionismo cattolico, ad iniziare dal Centro italiano di solidarietà don Mario Picchi, il cui presidente Roberto Mineo ha detto: “Il Ceis è per la vita, non per la morte. Vorrei vedere o sapere gli effetti della cannabis sulla pelle dei figli o dei propri cari di quanti si prodigano, facendo tra l’altro tutt’altro nella vita ma non sicuramente esperti in questa materia, ogni giorno a essere i paladini e promotori di questo che io chiamerei liberalizzazione a scopo ricreativo che sarebbe come dare in mano ai nostri giovani una pistola carica”. Di qui l’invito: “Facciamo parlare chi ha voce in capitolo, chi è esperto in materia, chi ha esperienza ultradecennale sugli effetti della cannabis. Sia chiaro che coloro che portano avanti istanze pro cannabis nel nome di un libero arbitrio inconsistente con diritto della collettività, coloro che propongono la legalizzazione per contrastare la criminalità organizzata, coloro che propongono la legalizzazione della produzione e del commercio della droga nella speranza di trarne profitto, tutti coloro che con la scusa di giustificare l’ingiustificabile finiscono con l’accettare l’inaccettabile, ebbene tutti costoro diventeranno parte del problema droga e se ne dovranno assumere in toto la responsabilità civile e politica”.


Dopo l’eutanasia, i radicali e il solito schieramento della sinistra ‘progressista’ ripartono lancia in resta anche sulla proposta di legge per la liberalizzazione della cannabis, al grido di “abbiamo aspettato pure troppo”. Che è in pratica quello che cerca di argomentare il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, in una lettera inviata ai membri dell'intergruppo cannabis legale, di cui è coordinatore, in occasione della giornata mondiale della cannabis di ieri. 
"Una particolare responsabilita'- sottolinea Della Vedova- penso spetti al Pd, che e' il partito di maggioranza relativa e quindi e' in grado, piu' di altri gruppi, di determinare il calendario delle discussioni parlamentari. Inoltre, il gruppo del PD annovera tra le proprie fila il primo (e molte altre decine) dei firmatari della proposta di legge, nonche' uno dei relatori, peraltro con posizioni contrarie alla legalizzazione. Non penso possano valere vincoli di gruppo e men che meno di maggioranza o di opposizione, ma ragioni di responsabilita' e di trasparenza politica, sia per chi come noi ha avanzato la proposta, sia per chi l'avversa".
Un cannabis day che ha trovato il deciso e motivato rifiuto di gran parte dell’associazionismo cattolico, ad iniziare dal Centro italiano di solidarietà don Mario Picchi, il cui presidente Roberto Mineo ha detto: “Il Ceis è per la vita, non per la morte. Vorrei vedere o sapere gli effetti della cannabis sulla pelle dei figli o dei propri cari di quanti si prodigano, facendo tra l’altro tutt’altro nella vita ma non sicuramente esperti in questa materia, ogni giorno a essere i paladini e promotori di questo che io chiamerei liberalizzazione a scopo ricreativo che sarebbe come dare in mano ai nostri giovani una pistola carica”. 
Di qui l’invito: “Facciamo parlare chi ha voce in capitolo, chi è esperto in materia, chi ha esperienza ultradecennale sugli effetti della cannabis. Sia chiaro che coloro che portano avanti istanze pro cannabis nel nome di un libero arbitrio inconsistente con diritto della collettività, coloro che propongono la legalizzazione per contrastare la criminalità organizzata, coloro che propongono la legalizzazione della produzione e del commercio della droga nella speranza di trarne profitto, tutti coloro che con la scusa di giustificare l’ingiustificabile finiscono con l’accettare l’inaccettabile, ebbene tutti costoro diventeranno parte del problema droga e se ne dovranno assumere in toto la responsabilità civile e politica”.