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venerdì 26 maggio 2017

inquieti balcani

19/03/2017 11:52

La rivincita religiosa sul comunismo

Aria di rinascita spirituale nella Bulgaria: e il turista finisce in fila dietro ai fedeli

La rivincita religiosa sul comunismo

Le dita sottili si muovono agilmente dentro la teca. Sembrano quasi ballare insieme a quelle candele, sottili anch’esse, che le mani dei fedeli infilano nella sabbia, o sui candelabri. Le donne che prestano il loro servizio nei templi ortodosse sembrano così danzare insieme a quelle fiammelle, rimovendo la cera, dando un senso di azione ad un quadro che, altrimenti, sarebbe di pura contemplazione. Perché le chiese bulgare sono straordinariamente belle. E dopo aver resistito a secoli di influenze e dominazioni ottomane e a cinquant’anni di feroce tallone comunista, hanno ricominciato come se nulla fosse ad essere meravigliosi centri di ispirazione spirituale.

Per questo, il visitatore che vuole riportare con sé la testimonianza dell’arte di cui queste chiese sono scrigni dovrà mettersi, non solo simbolicamente, in fila dietro i credenti. Perché da Sveta Nedelja alla riconvertita “Moschea nera”, da Sveta Sofia alla chiesa russa di San Nicola (gioiello di appena cento anni), nelle finestre temporali lasciate libere dai riti il flusso dei fedeli delle varie confessioni è costante. E ai cartelli coi divieti di riprendere immagini e le prescrizioni di attenersi al decoro, si aggiunge proprio l’ammonimento dello sguardo severo di quelle donne che prestano servizio.

È insomma un fermento popolare, la nuova spiritualità bulgara, che fa il paio con quella romena e serba, anch’esse ortodosse, o quella croata, devotamente cattolica. Popolare come volevano essere proprio quei regimi comunisti che hanno appestato la terra balcanica per pochi decenni, che la gente sta ancora cercando di scrollarsi di dosso, trasformando le sacche di degrado eredità del socialismo reale in luoghi più umani. D’altronde, dimenticare non è semplice: come appunto a Sofia, che fu segnata da un grave attentato nel 1925 che ebbe luogo, non a caso, in una chiesa. Durante i funerali di un generale, due terroristi comunisti fecero esplodere il tetto di Sveta Nedelya (in italiano Santa Domenica), allo scopo di uccidere lo zar Boris III. Che al momento dell’esplosione non però era ancora entrato. Le vittime furono oltre 160 e l’efferatezza dell’azione scosse il popolo bulgaro.

Sarà anche per questa storia così travagliata, che l’occhio del turista occidentale scorgerà chiara una diversità di approccio alla dimensione spirituale e alle sue dinamiche su queste terre. Dove (al benpensante assai politicamente corretto sembrerà senz’altro un sintomo di arretratezza) la commistione tra sfera pubblica e privata non è proprio contemplata. Alla seconda appartengono appunto le convinzioni religiose, ma anche gli orientamenti sessuali: impossibile pensare di farne sfoggio. Si è, non si appare, nelle poche chiese cattoliche come nelle tante ortodosse, e persino nella moschea che ancora adesso lancia le preghiere del muezzin verso il cielo di Sofia, a pochi passi dalla Sinagoga.

Anche per questo si torna a casa pensando se è ancora il caso, davanti alla temperanza dei balcanici, serbare in se stessi quell’ombra di supponenza occidentale. Proprio noi, che sopportiamo senza alcun segno di disapprovazione uno Stato che si intromette sempre più nella sfera privata dei suoi sudditi, abdicando con nonchalance a quelli che sarebbero i suoi doveri nella sfera pubblica. Servirebbero davvero “percentuali bulgare” per rigettare la sua sovversione. Ma ne siamo ancora capaci?

@RobertVignola