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martedì 21 ottobre 2014

Il rosso & il nero

24/07/2013 12:02

Royal baby: perché sì, perché no

Non si parla d'altro che del pargolo inglese. E allora lo facciamo anche noi, ma con due punti di vista opposti...

Royal baby: perché sì, perché no

Aiuto ! Qualcuno ci liberi dalla Royal Family e dai festeggiamenti per la nascita del futuro (molto futuro, futurissimo) Re dell’isoletta di pescatori oltre Manica. Ma soprattutto ci liberi dei Royal Inviati italiani e soprattutto del Royal Corrispondente Rai, Antonio Caprarica e delle sue cravatte rosa (solo Gianfranco Fini riusciva nella difficile impresa di indossarne di più pacchiane). Non se ne può veramente più. Ogni giorno, da settimane, ci hanno bombardato sulla ”febbrile attesa”, sulle quote degli allibratori a proposito dei possibili nomi, sugli orrendi gadget in vendita dappertutto, con interviste ricche solo di domande cretine (“perché siete venuti qui?”, “è una grande emozione?”, “cosa racconterà al ritorno a casa?”). Basta, per favore, basta con questa saga della Corona Britannica.

E speriamo che nel frattempo nonno Carlo, quando toccherà a lui salire al trono, combini tali e tanti guai da spingere inglesi, scozzesi e gallesi  a liberarsi della monarchia, facendo così vivere al nipote una vita normale.       

Guido Paglia

 

Il batuffolo reale è già degno di grande simpatia, fosse altro per un minimo di comunanza, anche se il sottoscritto è ‘principe’ solo in virtù di un’opera lirica di Aleksandr Borodin. Però, volete mettere l’afflato di solidarietà: quando il piccolo si renderà conto del nonno paterno che il destino gli ha riservato, e della di lui compagna sora Camilla, magari farà a cambio volentieri: uno sperduto villaggio in riva alla Manica al posto di quella manica di parentela. Un momento, però: dall’altra parte del ramo familiare, c’è una signorina zia di assoluto rispetto. E allora: ci teniamo buono il pargoletto, perché hai visto mai che un giorno al parco non lo si incontri mentre la leggiadra zia Pippa spinge la carrozzina (o direttamente la carrozza)

E non finisce qui: il piccolo l’ha già fatta grossa alla Regina, che evidentemente il buon Dio pure stavolta si è scordato di salvare, che voleva a tutti i costi una pro-nipotina. Quando sarà grandicello – e la Regina ci sarà ancora, perché morto Andreotti pare che l’immortale sia proprio lei – magari si vendicherà. Dando fuoco all’intera collezione di cappellini della bisnonna.

Igor Traboni