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mercoledì 19 giugno 2013

Tecnologia

19/01/2013 15:42

Cybercrimine: la nuova frontiera del pericolo è in rete

L'Unione Europea risponde con l'European Cybercrime Centre, una struttura da 7 milioni di euro dedicata alla lotta contro le frodi informatiche, la pedopornografia, il traffico di armi e droga ed i furti di identità

Cybercrimine: la nuova frontiera del pericolo è in rete
“Noi europei siamo dipendenti da internet: siamo sui social media, risparmiamo, compriamo e immagazziniamo tutte le nostre informazioni su internet: non è dunque sufficiente che internet sia trasparente e libera. Deve essere anche sicura”

Annunciato nove mesi fa, dallo scorso 11 gennaio è operativo il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica (EC3).  L’Unione Europea unisce gli sforzi dei Paesi membri, dando vita ad una nuova ‘creatura’ (costata 7 milioni di euro) che controllerà la Rete, tutelando la sicurezza, sempre più a rischio, degli utenti. 
Ormai il sistema globale di acquistare biglietti, viaggi, abbigliamento e qualsiasi altro oggetto, si è diffuso in modo capillare, esponendo milioni di ‘compratori’ ad enormi rischi. Infatti secondo il rapporto “Payment Card Fraud in the European Union”,  le frodi online riguardanti le carte di credito nel Vecchio Continente sono costate ai cittadini intorno ai 1,5 miliardi di euro l’anno. Il nuovo direttore dell’Europol, Troels Oerting ritiene infatti che la lotta alle frodi bancarie “sarà uno dei maggiori compiti che bisognerà assicurare in questo decennio”.
La sede del nuovo centro anti-crimine si trova a L’Aja, nei Paesi Bassi, nello stesso palazzone grigio dell’Europol (Ufficio europeo di polizia). Il controllo si concentrerà, in particolare, sugli attacchi diretti all’e-banking e alle strutture informative dell’Ue e allo sfruttamento di minori in Rete. In un’ottica di maggiore collaborazione fra gli Stati membri anche nel campo delle investigazioni, il Centro fornirà assistenza ai singoli Paesi fornendo sostegno operativo, training e valutazioni e analisi delle possibili minacce. Come ha detto la commissaria europea agli Affari interni, Cecilia Malmström, presentando l’EC3, il Centro “servirà a proteggere la sicurezza di cittadini e imprese nell’ambito delle nuove tecnologie e delle reti informatiche e di telecomunicazione”. Una cosa è certa, il crimine ha trovato nella Rete un luogo dove agire indisturbato. 
Un luogo che ha in sé un microcosmo detto ‘Darknet’, dove si possono trovare siti pedopornografici, commercio di armi, droga ed addirittura traffico di esseri umani. . Per non parlare delle frodi informatiche, vera piaga della contemporaneità, e flagello degli analfabeti digitali o quasi che non riescono a distinguere un sito ‘fake’ (falsi e truffaldini) da uno autentico o che non si rendono conto di cadere nella rete della rete. Anche per chi analfabeta digitale non è, spesso è difficile sfuggire da clonazioni o trafugamenti di dati cosidetti sensibili.
“La media mondiale di persone collegate alla rete è del 34 per cento: in Europa siamo al 72 per cento. C’è dunque un assoluto bisogno di un Centro per la lotta alla criminalità informatica”- ha affermato il nuovo direttore dell’Europol, Troels Oerting, aggiungendo che: “noi europei siamo dipendenti da internet: siamo sui social media, risparmiamo, compriamo e immagazziniamo tutte le nostre informazioni su internet: non è dunque sufficiente che internet sia trasparente e libera. Deve essere anche sicura”.
Annunciato nove mesi fa, dallo scorso 11 gennaio è operativo il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica (EC3).  L’Unione Europea unisce gli sforzi dei Paesi membri, dando vita ad una nuova ‘creatura’ (costata 7 milioni di euro) che controllerà la Rete, tutelando la sicurezza, sempre più a rischio, degli utenti. Ormai il sistema globale di acquistare biglietti, viaggi, abbigliamento e qualsiasi altro oggetto, si è diffuso in modo capillare, esponendo milioni di ‘compratori’ ad enormi rischi. Infatti secondo il rapporto “Payment Card Fraud in the European Union”,  le frodi online riguardanti le carte di credito nel Vecchio Continente sono costate ai cittadini intorno ai 1,5 miliardi di euro l’anno. Il nuovo direttore dell’Europol, Troels Oerting ritiene infatti che la lotta alle frodi bancarie “sarà uno dei maggiori compiti che bisognerà assicurare in questo decennio”.La sede del nuovo centro anti-crimine si trova a L’Aja, nei Paesi Bassi, nello stesso palazzone grigio dell’Europol (Ufficio europeo di polizia). Il controllo si concentrerà, in particolare, sugli attacchi diretti all’e-banking e alle strutture informative dell’Ue e allo sfruttamento di minori in Rete. In un’ottica di maggiore collaborazione fra gli Stati membri anche nel campo delle investigazioni, il Centro fornirà assistenza ai singoli Paesi fornendo sostegno operativo, training e valutazioni e analisi delle possibili minacce. Come ha detto la commissaria europea agli Affari interni, Cecilia Malmström, presentando l’EC3, il Centro “servirà a proteggere la sicurezza di cittadini e imprese nell’ambito delle nuove tecnologie e delle reti informatiche e di telecomunicazione”. Una cosa è certa, il crimine ha trovato nella Rete un luogo dove agire indisturbato. Un luogo che ha in sé un microcosmo detto ‘Darknet’, dove si possono trovare siti pedopornografici, commercio di armi, droga ed addirittura traffico di esseri umani. . Per non parlare delle frodi informatiche, vera piaga della contemporaneità, e flagello degli analfabeti digitali o quasi che non riescono a distinguere un sito ‘fake’ (falsi e truffaldini) da uno autentico o che non si rendono conto di cadere nella rete della rete. Anche per chi analfabeta digitale non è, spesso è difficile sfuggire da clonazioni o trafugamenti di dati cosidetti sensibili.“La media mondiale di persone collegate alla rete è del 34 per cento: in Europa siamo al 72 per cento. C’è dunque un assoluto bisogno di un Centro per la lotta alla criminalità informatica”- ha affermato il nuovo direttore dell’Europol, Troels Oerting, aggiungendo che: “noi europei siamo dipendenti da internet: siamo sui social media, risparmiamo, compriamo e immagazziniamo tutte le nostre informazioni su internet: non è dunque sufficiente che internet sia trasparente e libera. Deve essere anche sicura”.

Carola Parisi