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martedì 19 giugno 2018

L'editoriale di Francesco Storace

13/03/2018 05:45

IL CREPUSCOLO

Non hanno ancora capito perché hanno perso mentre qualche loro dirigente se la prende con chi assume solo lavoratori italiani

IL CREPUSCOLO
Il Pd decide di stare all'opposizione. Ma quello lo avevano già indicato gli italiani. Calende greche per la successione a Renzi, mentre Martina ci prova a restare in sella fissando tempi biblici

 

Il viale del tramonto, il crepuscolo, la notte.

E' triste la stagione del Partito democratico, che ieri ha riunito la sua direzione nazionale con la contumacia del segretario dimissionario, Matteo Renzi. Quello che era un grande partito popolare si riduce a forza politica che si chiude in se stessa per tentare di sopravvivere senza sapere come. Sembrano contenti di aver perso.

E' gustoso vederli contorcersi, anche se è un peccato per la democrazia italiana. Senza una minoranza seriamente organizzata, rischia di prevalere la sindrome di autosufficienza di chi vuole governare e non sarei sicuro che questo possa essere positivo. Ma tant'è.

Il Pd ha un reggente, si chiama Maurizio Martina ed appare più pallido e smagrito di Piero Fassino, il che porta a fare debiti scongiuri. Martina ha preso gusto al ruolo anche se non sembra avere il carisma del capo. Si pensi che l'unico applauso l'ha preso quando ha pronunciato la parola opposizione; il che dalla riunione di un partito che nacque sotto la vocazione maggioritaria proposta da Veltroni non deve essere il massimo. Ci voleva la direzione nazionale per decidere quello che hanno già stabilito gli italiani?

Renzi li ha mollati in brache di tela, con tempo biblico per resuscitare mentre attorno a loro si svolgeranno le trattative per le presidenze delle Camere e il nuovo governo del Paese.

Martina, che vuole giocarsi le sue carte, con quel tono un po' iettatorio, ha detto che ci vogliono assemblee di seimila circoli nel Paese - dimenticando di censire tutti quelli che nel frattempo sono stati chiusi e il dettaglio che ormai da nessuna parte il popolo normale si ritrova nelle sezioni di partito - poi un'altra direzione nazionale per seguire la gestazione della nuova legislatura, poi un'assemblea nazionale (in cui parlerà finalmente Renzi, che non si capisce perché non l'abbia fatto ieri preferendo invece interviste e newsletter), poi il congresso. Anzi no, prima ancora una commissione per un "progetto", non sia mai si perdesse troppo poco tempo nella scelta del nuovo leader, se nuovo sarà.

Sono matti, non c'è dubbio. Alla ricerca di nuovi iscritti in Burundi, Sudan o chissà dove come gli suggerisce la rete, al Pd hanno perso definitivamente la testa. Tra loro si annidano quelli che nell'ultima settimana di campagna elettorale preferivano le sfilate di moda - ad esempio Scalfarotto - alle fabbriche annientate dalla crisi; oppure come quell'onorevole Titti Di Salvo, che se la prende con la compagnia di navigazione Tirrenia che rivendica di avere a bordo solo personale italiano. "Razzisti", parte l'epiteto, invece di ringraziare la ditta. Poi si chiedono perché hanno perso le elezioni.

Per questo fa sorridere l'intimazione che Martina fa alternativamente a Salvini e a Di Maio, convinto di mettere in difficoltà gli schieramenti che hanno surclassato il Pd: "Governate, se ne siete capaci", e' la sfida un po' patetica. Ci proveranno, tranquillo, onorevole reggente, perché almeno centrodestra e Cinque stelle hanno preso i voti per provarci e vedremo chi ci riuscirà. Voi, i consensi che vi rimangono, li utilizzate per litigare tra di voi o nascondere la polvere sotto il tappeto. Così facendo, sparite.

Buonanotte, compagni.

Francesco Storace