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mercoledì 23 maggio 2018

Verso il voto

13/02/2018 09:15

Te lo do io il rimborso

Il Movimento 5 stelle alle prese col nuovo scandalo della balla sui soldi. Grillo si rimette a fare il badante a Di Maio e scatta il corto circuito

Te lo do io il rimborso

Un sistema cinque stelle. Dove si fanno i bonifici dei “rimborsi”, si stampano e poi si annullano i bonifici. Solo che il bonifico annullato non si stampa: si mostra invece, sorridenti, i mega assegni dei “soldi restituiti”, quando invece sono rimasti in tasca ai diretti interessati. Non siamo alla vendita della fontana di Trevi, ma poco ci manca. E per quanto quella che sostanzialmente – ò nessuno si offenda – e moralmente è una truffa perpetrata dai seguaci di un comico, non fa neanche ridere.

Certamente, è un tuffo nell’acqua torbida quello dell’elettorato a cinque stelle, a poche settimane dal voto. Perché sui 21 milioni totali delle restituzioni volontarie dei parlamentari del M5s, il buco potrebbe superare il milione di euro sul conto del microcredito. E lo staff della Casaleggio associati ha il suo bel da fare nel cercare di garantire quel principio di trasparenza di cui, fin dagli albori, si è autoeletto garante salvo poi limitarne al minimo l’accesso per quanto riguarda i meccanismi interni.  Così arrivano ammissioni, nel senso che addirittura mancherebbero più soldi di quanto finora emerso, sapientemente mischiate a solenni promesse: “Non permetteremo a nessuno di inficiare il nome del M5s. Le mele marce le trovo e le metto fuori”, ha assicurato Luigi Di Maio, pronto nell’operazione alchemica di trasformare il servizio de Le Iene che ha scoperchiato la faccenda in un’occasione per una comparsata televisiva che, a giorni dall’apertura delle urne, non fa mai male. “Io non conosco i nomi ma sia chiara una cosa le mele marce ci sono ovunque. Da noi vanno fuori negli altri partiti li fanno ministri”, ha spiegato ancora Di Maio, tanto per farsi un’idea di quella che sarà la “narrazione” del gorgo di fango pentastellato.  Intanto però l’attenzione è puntata sulle febbrili verifiche dei vertici M5S sulle restituzioni volontarie fatte sul conto del microcredito. Chiaramente l’obiettivo è dare l’impressione di una piazza pulita: “Quelle persone come Cecconi e Martelli le ho già messe fuori, per gli altri stiamo facendo tutte le verifiche che servono ma siamo orgogliosi di quello che è il Movimento”. Orgoglio che però si scontra con quel puzzo di massoneria anch’esso salito al cielo nelle ultime ore: “Per quanto ci riguarda è una persona che non ci aveva detto di far parte di una loggia massonica e per questa ragione non può stare nel movimento - ha detto in mattinata Luigi Di Maio in merito al caso del candidato Catello Vitiello e al suo amore per compasso e grembiulini -. Gli abbiamo inibito l'utilizzo del simbolo e quindi per lui è game over”. 

Proprio il candidato massone però da parte non si vuole fare e la questione apre peraltro, con le liste depositate, seri problemi al voto. Se uno degli esclusi, volenti o nolenti che fossero, venisse eletto, cosa accadrebbe? Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno: ma l’apriscatole si è inceppato. Peccato che si parla dell’ossatura democratica di una nazione…