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venerdì 15 dicembre 2017

dal fronte politico

07/12/2017 07:59

Bandiera rossa, bandiera bianca

Pisapia si arrende: impossibile unire sinistra e Pd, Campo progressista ha fallito. Alfano alza le mani: non mi presenterò alle prossime elezioni e non farò il ministro

Bandiera rossa, bandiera bianca

Addio sogni di gloria. Giuliano Pisapia e Angelino Alfano imboccano la via del tramonto. Il primo ha deciso di rinunciare al suo progetto di unire le forze a sinistra del Pd nel suo Campo Progressista, dopo gli incontri tra i vari membri. Il secondo, ha annunciato la sua rinuncia alla prossima corsa elettorale.

Ma andiamo per ordine. Il movimento Campo Progressista arriva al capolinea e il suo animatore, l’ex sindaco di Milano, superato da Pietro Grasso, ora si mette in coda. Pisapia non si candiderà anche se una lista progressista ci sarà, a quanto si apprende, formata da Verdi, prodiani, Centro democratico e civici. 
"Ci abbiamo provato, per molti mesi - ha detto Pisapia - con tanto impegno ed entusiasmo. Il nostro obiettivo, fin dalla nascita di Campo Progressista, è sempre stato quello di costruire un grande e diverso centrosinistra per il futuro del Paese in grado di battere destre e populismi. Oggi dobbiamo prendere atto che non siamo riusciti nel nostro intento. La decisione di calendarizzare lo Ius Soli al termine di tutti i lavori del Senato, rendendone la discussione e l'approvazione una remota probabilità, ha evidenziato l'impossibilità di proseguire nel confronto con il Pd". Poverino: non è riuscito a fare l’ultimo dispetto agli italiani… La verità è che però è rimasto l’unico a credere nel suo progetto e se n’è accorto ieri mattina, quando gli ultimi rimasti di Sel lo hanno informato che col Pd riparleranno se mai dopo le elezioni. "Ringrazio - continua Pisapia - di cuore tutte le donne e gli uomini che hanno creduto e si sono impegnati in questo progetto e che ora si muoveranno secondo le proprie sensibilità, la cui diversità è sempre stata, a mio modo di vedere, una delle ricchezze e risorse più importanti di questa esperienza. In Parlamento e nel Paese continuerà il nostro impegno per l'approvazione di norme di civiltà per il nostro Paese".

Da un lato all’altro dello schieramento di centro-sinistra, Angelino Alfano non sarà più né ministro e nemmeno deputato. “Dal 5 di marzo, se si voterà il 4, non sarò ministro né deputato. Ho scelto di non ricandidarmi in Parlamento perché ritengo che servano dei gesti per dimostrare che tutto quello che ho fatto e stato dettato da una responsabilità nei confronti dell’Italia”, ha detto il leader di Ap a Bruno Vespa durante la registrazione di Porta a Porta. “Non ho ancora parlato con Matteo Renzi della mia non ricandidatura alle Politiche, è una scelta molto personale. L’ho detto a mia moglie che condivide, anzi di più e a mio padre e a mia madre. Solo a loro tre”, ha confessato a Vespa l’attuale ministro degli Esteri, scopiazzando peraltro il pentastellato Alessandro Di Battista: “Dimostrerò che si può fare politica anche fuori dal palazzo”.

La sensazione è che nel suo partito, Alternativa popolare, si sia fatta strada la consapevolezza di non poter chiedere gli italiani i voti necessari a superare la soglia di sbarramento. Che vi sia insomma aria di “rompete le righe”, il che per molti significherà rientrare nelle fila di Forza Italia. Mentre invece la strada di un’intesa con il Pd, magari attraverso il ripescaggio di Alfano e dei suoi più fidi nelle liste dem, per vari motivi non è percorribile. Il resto lo fanno le scorie della sberla elettorale siciliana, che ha certificato l’irrilevanza del progetto centrista. Ma tra Pisapia e Alfano, alla fine, a rimanere col cerino in mano sembra, più di tutti, il Pd di Matteo Renzi. Per il quale il finale di legislatura si sta neanche troppo lentamente trasformando in un film horror: quello che lui, d’altronde, ha contribuito a far vivere agli italiani.

@RobertVignola