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lunedì 24 luglio 2017

16/07/2017 17:45

Alle radici di una “questione di civiltà”

Il bando ai gadget del Duce e le origini della legge Fiano

Alle radici di una “questione di civiltà”
Le bancarelle di Rimini e l’indignazione di due turisti americani: da lì partì la crociata

È stata depositata il 2 ottobre 2015 la proposta di legge – primo firmatario Emanuele Fiano – che s’è preoccupata di regolamentare il fatidico e centrale commercio dei gadget mussoliniani in Italia. Una questione di civiltà, l’hanno subito definita i firmatari. Ma perché a Fiano, animatore della Sinistra per Israele milanese, venne in mente di caricarsi dell’immane compito di estirpare dal Paese le scritte “meglio un giorno da leoni…” dalle etichette di vino più o meno di qualità?

È proprio nei mesi precedenti a quell’ottobre del 2015 che occorre cercare le radici della vicenda. È luglio quando viene dato grosso risalto alla vicenda di Yonatan e Michael Weinberg, turisti californiani di 27 e 32 anni di fede ebraica che, girando per le strade di Rimini, si sarebbero scandalizzati per la frequenza di gadget in vendita con l’effigie di Benito Mussolini. Non è esattamente un cliché del tutto nuovo. Il primo a stupirsi della commercializzazione tra le bancarelle estive, dell’immagine del Duce fu  il sociologo Ilvo Diamanti. Lamentandosi che “comunque, nel passato, in alcuni mercati si incontravano (e ho incontrato) stand specializzati, che esponevano bottiglie fasciste, affiancate ad altre soviet-comuniste. Mussolini e Stalin vicini, in nome del vino. Poi, Stalin è scomparso. Mussolini, invece, resiste”. Una resistenza evidentemente indigesta. E si noti che, caso strano, la litania sempre sulle colonne de la Repubblica comparve, nell’ormai lontano 2008. Proprio come nel caso del bagnino eversore di Chioggia.

Tornando invece al 2015, e in Romagna, è stato il sindaco di Rimini Andrea Gnassi a partorire per primo l’idea di una reprimenda su grembiuli e calendari in stile ventennio, avanzando "l' opportunità di emendare la legge Scelba del 1952 sul reato di apologia del fascismo". Opportunità che fu da subito osteggiata dai commercianti locali, ben consapevoli che la categoria storico-nostalgica primeggiava negli acquisti da parte di chi arrivava al mare e non aveva idea di che souvenir (che fosse davvero gradito) portare a parenti ed amici. La Regione Emilia-Romagna ci si gettò a capofitto e Fiano fece il resto. “Sono ormai frequenti i fatti di cronaca che riportano la denuncia e lo sconcerto da parte di turisti in viaggio nel nostro Paese che si trovano di fronte a vetrine che pubblicamente espongono oggetti o immagini che si richiamano a tali ideologie”, lamentò in aula presentando la sua proposta di legge.

Potrebbe pure starci. Però pare strano che a sollevare il caso siano stati due turisti americani: se c’è un posto dove si può infatti esporre non già la faccia di Mussolini, ma direttamente la svastica, sono proprio gli Stati Uniti. Dove del resto il regime di segregazione razziale restò in varie forme fin quasi agli anni ’70. Mentre il fascismo, appena ivi arrivato, soppresse la schiavitù nel Tigré. Era il 1935. Questione di civiltà.

@RobertVignola

Commenti 

2

Un giorno LUI disse :

17/07/2017 13:47

Postato da Antero

" La Storia mi darà ragione " ...

1

Un giorno LUI disse :

17/07/2017 13:42

Postato da Antero

" La Storia mi darà ragione " ...