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venerdì 24 febbraio 2017

dal fronte politico

11/01/2017 07:49

Beppe Grillo rientra in... Farage

Da euro-scettico a euro-entusiasta e ritorno: ma il comico sbaglia manovra

Beppe Grillo rientra in... Farage
La spericolata manovra costa cara al M5S: il leader britannico detta le condizioni, cadono le prime teste

Andò per suonare e tornò suonato, Beppe Grillo. Che pensava di usare la certificazione del voto on line per entrare tra gli schizzinosi liberali e democratici dell’Alde, quelli alla Mario Monti, per intenderci. E invece ha dovuto far leva sullo humour tutto inglese di Nigel Farage per trovare un predellino all’Europarlamento. Va da sé: il leader dell'Ukip ha dettato tre condizioni, chiedendo la conferma dell'intenzione di proporre un referendum sull'euro, ma soprattutto l'esclusione di David Borrelli dal ruolo di copresidente del gruppo, nonché il non rinnovo a febbraio del contratto per il funzionario M5S che ha partecipato alla trattativa per approdare nel gruppo liberale ed europeista dell'Alde. Ma è andata molto meglio di come poteva andare: l’uscita formale dei 17 eurodeputati del M5S dal gruppo Efdd avrebbe comportato per i grillini la perdita di personale (circa una ventina di funzionari di gruppo), l’esclusione dell’accesso alle cariche nelle Commissioni parlamentari e il potere di influenza sui principali dossier. Perciò, capo chino e cosparso di cenere: dopo aver bussato alla porta dei più convinti eurocratici, si torna tra gli euroscettici.

Anche passando dalle forche caudine della conference call con Farage: tanto la faccia ormai la si è persa. Il leader britannico, dal canto suo, davanti a questi bizzarri interlocutori italiani si è lasciato andare ad una battuta: “Da quando ho incontrato la prima volta Grillo sapevo che il nostro matrimonio sarebbe durato poco, ma non pensavo così poco...”. Poi ha lasciato che la fumata bianca verso il cielo di Bruxelles si portasse dietro il sospiro di sollievo degli infedeli a 5 stelle: “Sono contento che ogni differenza tra il movimento di Beppe Grillo e me si sia risolto in maniera amichevole”, dettava Farage in una nota in cui le condizioni dettate sono state indicate come “cambi amministrativi”. Alla voce dei quali vanno così archiviati non solo David Borrelli, ma anche di Fabio Massimo Castaldo, da due anni e mezzo candidato alla Vicepresidenza del Parlamento Ue e di Piernicola Pedicini, candidato del gruppo alla Presidenza del Parlamento, costretto a non presentarsi alla corsa per la poltrona che è stata di Schulz.

Il resto sono cocci, con alcuni eurodeputati penta stellati (senz’altro Dario Tamburrano e Marco Valli) ad esprimere il loro disappunto per un’operazione davvero maldestra. Diremmo comica: e infatti, almeno in questo, Beppe Grillo ha saputo rimaner se stesso.

@RobertVignola