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mercoledì 25 maggio 2016

sinistrati

04/03/2016 18:14

Lula, l'idolo di Renzi, rischia il carcere

Guai per l'ex presidente brasiliano, 'punto di riferimento' del premier. Ma che non ha mai voluto estradare il terrorista rosso Battisti, condannato per quattro omicidi

Lula, l'idolo di Renzi, rischia il carcere

Luiz Inacio Lula da Silva, l’ex presidente del Brasile, rischia l’arresto per un’inchiesta sulla corruzione: il “presidente operaio” è stato prelevato dalla polizia, con tanto di accompagnamento coatto in Questura (nei giorni scorsi si era infatti rifiutato di deporre davanti ai giudici)  mentre la casa e l’ufficio sono stati perquisiti. Tutto si riferisce all’inchiesta sullo scanalo Petrobas: Lula è stato coinvolto nelle indagini da almeno tre pentiti che hanno dichiarato il pagamento di tangenti da parte di grandi imprese costruttrici con ingenti somme di denaro depositate all’Istituto Lula, oltre alle realizzazione di importanti lavori di ristrutturazione effettuati gratuitamente in una sua tenuta di campagna.  Il senatore Delcidio Amaral, che è stato un mese in carcere, avrebbe in particolare spiegato i meccanismi di finanziamento illecito nelle campagne elettorali di Lula e dell’attuale presidente Dilma Rousseff.  
Anche il figlio dell’ex presidente è stato portato in Questura. Mandato d'arresto, invece, per il braccio destro di Lula, Paulo Okamoto, attuale presidente dell'Istituto Lula.
Tutti i nodi, insomma, vengono al pettine: anche per l’ex presidente brasiliano Lula, l’icona di certa sinistra terzomondista e al contempo borghese; l’uomo che il Brasile non è di certo riuscito a risollevare dalle difficoltà economiche e sociali – sia durante la sua presidenza che negli anni successivi in cui pure ha di fatto manovrato le fila della politica del Paese latinoamericano con il suo partito dei lavoratori– ma che altrove ha raccolto consensi ingigantiti dalla grancassa mediatica, ad iniziare ovviamente dall’Italia. Dal presidente del consiglio e segretario Pd Matteo Renzi al terrorista rosso Cesare Battisti. Quest’ultimo, del resto, dal suo punto di vista, ne ha ben donde: condannato in Italia ad un paio di ergastoli per quattro omicidio dopo aver seminato il panico durante gli anni di piombo con la formazione terroristica dei proletari armati per il comunismo, il latitante Battisti prima trovò rifugio in Francia, protetto e coccolato dalla gauche parigine;  poi si spostò per la latitanza dorata in Brasile, protetto e coccolato dai compagni dell’altra parte del mondo. Tra presentazioni di libri e aperitivi sulla spiaggia di Capocabana, l’omonimo dell’irredentista trentina ha poi legato le sue fortune latinoamericane alla data fatidica del 31 dicembre 2010, quando l’allora presidente Lula in persona annunciò il rifiuto ufficiale del Brasile a estradare Battisti in Italia e firmò il relativo diniego, come ultimo atto della sua presidenza, neanche i poveri brasiliani non avessero problemi più importanti. Dal giorno dopo, infatti, a Lula succedette Dilma Rousseff, presidentessa anche lei in odore di sinistra, e le cose comunque non cambiarono neanche di una virgola, vista anche la goffaggine dei governi Monti e Letta nel (non) richiedere l’estradizione.
Ma, senza nulla togliere al bocconiano del loden e al politico dello staisereno, è Matteo Renzi che con Lula ha un feeling dichiarato, una unione civil-ideologica Firenze-Rio da far impallidire quella calcistica dei vari Edmundo, Dunga e Socrates.
“E’ il mio punto di riferimento” disse Matteo asceso alla presidenza del Consiglio a proposito del compagno Lula, incontrandolo subito dopo l’auto-elezione a Palazzo Chigi. E ovviamente senza neanche disturbarlo con mezza parola sull’eventuale estradizione di Battisti.
Va bene poi che il Pd è pur sempre ex Pds-ex Pd e via exando fino al Pci, ma il debole che dalle parti ex Botteghe oscure hanno per Lula prende pure i quarantenni, altro che rottamazioni.  Prendete Maurizio Martina, il giovane ministro all’Agricoltura bergamasco di Calcinate, che volò in Brasile per incontrare l’allora presidente e che poi disse: "Abbiamo invitato Lula ad essere protagonista della piattaforma di discussione internazionale dell'Esposizione Universale di Milano. La sua leadership e la sua storia sono la prova vivente che è possibile governare per cambiare davvero lo stato delle cose”. E Lula all’Expo protagonista poi lo è stato davvero, peraltro in prima fila durante l’intervento del presidente Mattarella. E neppure in quell’occasione, neanche un povero sottosegretario, per non scomodare gli alti vertici italiani, a chiedergli conto della vicenda Battisti.
Luiz Inacio Lula da Silva, l’ex presidente del Brasile, rischia l’arresto per un’inchiesta sulla corruzione: è stato prelevato dalla polizia, con tanto di accompagnamento coatto in Questura (nei giorni scorsi si era infatti rifiutato di deporre davanti ai giudici)  mentre la casa e l’ufficio sono stati perquisiti. Tutto si riferisce all’inchiesta sullo scanalo Petrobas: Lula è stato coinvolto nelle indagini da almeno tre pentiti che hanno dichiarato il pagamento di tangenti da parte di grandi imprese costruttrici con ingenti somme di denaro depositate all’Istituto Lula, oltre alle realizzazione di importanti lavori di ristrutturazione effettuati gratuitamente in una sua tenuta di campagna.

L'ex presidente brasiliano è l’icona di certa sinistra terzomondista e al contempo borghese; l’uomo che non è di certo riuscito a risollevare il Brasile dalle difficoltà, ma che altrove ha raccolto consensi ingigantiti dalla grancassa mediatica, ad iniziare ovviamente dall’Italia. 

Dal presidente del consiglio e segretario Pd Matteo Renzi al terrorista rosso Cesare Battisti. Quest’ultimo, del resto, dal suo punto di vista, ne ha ben donde: condannato in Italia ad un paio di ergastoli per quattro omicidio dopo aver seminato il panico durante gli anni di piombo con la formazione terroristica dei proletari armati per il comunismo, il latitante Battisti prima trovò rifugio in Francia, protetto e coccolato dalla gauche parigine;  poi si spostò per la latitanza dorata in Brasile, protetto e coccolato dai compagni dell’altra parte del mondo. Tra presentazioni di libri e aperitivi sulla spiaggia di Capocabana, l’omonimo dell’irredentista trentina ha poi legato le sue fortune latinoamericane alla data fatidica del 31 dicembre 2010, quando l’allora presidente Lula in persona annunciò il rifiuto ufficiale del Brasile a estradare Battisti in Italia e firmò il relativo diniego, come ultimo atto della sua presidenza, neanche i poveri brasiliani non avessero problemi più importanti. Dal giorno dopo, infatti, a Lula succedette Dilma Rousseff, presidentessa anche lei in odore di sinistra, e le cose comunque non cambiarono neanche di una virgola, vista anche la goffaggine dei governi Monti e Letta nel (non) richiedere l’estradizione.

Ma è senza dubbio Matteo Renzi che con Lula ha un feeling dichiarato, una unione civil-ideologica Firenze-Rio da far impallidire quella calcistica dei vari Edmundo, Dunga e Socrates.“E’ il mio punto di riferimento” disse Matteo asceso alla presidenza del Consiglio a proposito del compagno Lula, incontrandolo subito dopo l’auto-elezione a Palazzo Chigi. E ovviamente senza neanche disturbarlo con mezza parola sull’eventuale estradizione di Battisti.

E, a proposito di feeling col Pd,  Maurizio Martina, il giovane ministro all’Agricoltura, volò in Brasile per incontrare l’allora presidente e che poi disse: "Abbiamo invitato Lula ad essere protagonista della piattaforma di discussione internazionale dell'Esposizione Universale di Milano. La sua leadership e la sua storia sono la prova vivente che è possibile governare per cambiare davvero lo stato delle cose”. 

E Lula all’Expo protagonista poi lo è stato davvero, peraltro in prima fila durante l’intervento del presidente Mattarella. E neppure in quell’occasione, neanche un povero sottosegretario, per non scomodare gli alti vertici italiani, a chiedergli conto della vicenda Battisti.

Igor Traboni