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martedì 19 giugno 2018

Storia

28/04/2017 07:08

28 aprile, settantadue anni di menzogne

La storia e la verità

28 aprile, settantadue anni di menzogne

Bugie sull'assassinio di Mussolini, sulla sua sepoltura, sulla sua vita e sulla sua morte: dopo quasi un secolo è tempo di dipanare le ombre

Settantadue anni di menzogne. Bugie, mistificazioni su un fatto storico che ormai, a quasi un secolo di distanza reclama la verità, con buona pace di tutti. Da anni esamino carte, testimonianze, immagini, foto ingiallite, teorie sull'assassinio di Benito Mussolini: sono tutte qua, sulle colonne di questo giornale che è probabilmente l'unico quotidiano ad avere ogni giorno la sua pagina di storia, e anzi spesso anche più di una. È probabilmente l'unico organo di stampa veramente libero che non ha mai avuto perplessità a raccontare quotidianamente un pezzo di storia patria troppo a lungo mistificato, mal raccontato e dunque mal conosciuto. Chi scrive su queste colonne non si accontenta del "sentito dire", chi ha scelto di stare qua lo ha fatto per una precisa volontà di capire le cose fino in fondo, prima di riferirle ai lettori. L'esempio ce lo ha dato uno dei più grandi giornalisti di tutti i tempi, uno che si chiamava Giorgio Pisanò, che ha dedicato la sua intera vita alla ricerca della verità. Noi siamo tutti molto fortunati. Perché oggi, nonostante gli ostacoli che ancora sono disseminati sulla difficile strada che abbiamo scelto, nonostante ci si imbatta ancora in menzogna ed omertà, qualcuno prima di noi è andato ad aprire il varco, nell'epoca più difficile, quando chi ci provava rischiava anche di beccarsi una pallottola. E basta andare alla cronaca di quegli anni per sapere che non è affatto un modo di dire. È chiaro che oggi il varco è ormai aperto, la strada è ancora in salita ma è una strada che si può e che anzi si deve percorrere, per giustizia e per amore di verità.

Ormai è assodato - e questo non lo può negare più nessuno -che sull'assassinio del Duce sono state dette un mucchio di fandonie. Ciò che stupisce è che gli italiani a quelle menzogne abbiano creduto, e abbiano continuato a credere per decenni. Bugie talmente palesi che sembra davvero assurdo che la credulità popolare possa essere arrivata a tanto. La versione che Walter Audisio diede in pasto alla stampa faceva acqua da tutte le parti, era di una evidenza disarmante sin dall'inizio. Le versioni contrastanti di coloro che dissero di essere stati presenti in quel momento fatidico avrebbero dovuto far capire immediatamente che erano tutte bugie, perché gli italiani non si sono posti alcuna domanda? O, se invece qualcuno due domande se le fece, perché non le espresse? Paura, omertà, probabilmente. Il clima di terrore che serpeggiava in quel tempo a Mezzegra deve essere stato davvero pesante, se pensiamo che ancora oggi, oltre settant'anni dopo, c'è il timore di esprimersi su questi argomenti. Assurdo. E si riempiono la bocca della parola "democrazia"... qualcuno però alcune domande se le è poste: è il caso di Pisanò, come dicevamo, e i nostri lettori sanno bene di chi parliamo. È il caso, ancora, di Luciano Garibaldi, che lavora a questo "caso" da decenni e ancora oggi mette la sua bella penna e la sua conoscenza al servizio di tutti: i lettori ricorderanno i contributi di Garibaldi anche su queste colonne e il servizio che realizzammo con lui in video e che ci condusse, insieme, sulle rive del lago di Como, a Giulino di Mezzegra, a casa De Maria, al cancello di Villa Belmonte, e poi a Dongo, sul lungolago, e ancora a Piazzale Loreto, e infine a Musocco, al cimitero di Milano. Perché per conoscere le cose bisogna viverle, per capirle bisogna respirarne l'atmosfera: e posso assicurare ai lettori che quei luoghi conservano ancora l'atmosfera di ciò di cui furono teatro. E, a proposito di Musocco, resta ancora tinto di giallo il mistero della sepoltura di Benito Mussolini, arrivato sul posto dopo le note vicende di Piazzale Loreto ma sepolto - secondo i registri cimiteriali - solo nell'agosto del 1945. Un mistero - un altro - che è tale da settantadue anni, e del quale bisogna occuparsi. "Ma scusi... - mi disse la giovane della segreteria dei servizi cimiteriali al telefono, quando insistevo per sapere il perché di questa ennesima stranezza - ... mi spiega una cosa? Ma a lei in fondo cosa cambia, se è stato sepolto ad aprile o ad agosto?". Cambia, cara signorina. Cambia eccome. Perché non so lei, ma io voglio sapere la verità sulla storia del mio Paese, io voglio sapere cosa è successo, quando, dove, come e perché. Lo voglio sapere perché è giusto così, e perché è giusto che lo sappia la famiglia di quell'uomo, e poi l'Italia intera. Perché questa è la storia di un uomo, oltre che del Duce. Perché l'uomo aveva una moglie, dei figli, e oggi ha dei nipoti e dei pronipoti che hanno il sacrosanto diritto di sapere. E perché il Duce ha governato questo Paese per vent'anni, e gli italiani hanno il sacrosanto diritto (ma anche il precipuo dovere, sia chiaro) di sapere la verità. La verità su come è vissuto, la verità su come è morto, la verità su ciò che è stato dei suoi resti, dopo la morte. Dodici anni di oblio, invece: ecco cosa ha meritato donna Rachele Guidi Mussolini... ecco cosa hanno meritato i figli, i nipoti... ecco cosa hanno meritato gli italiani, che per vent'anni lo avevano acclamato, osannato, venerato e per dodici anni non hanno saputo nulla della sorte di ciò che restava di lui. La storia è fatta di tante sfumature, più o meno nette. E la fine di un regime, si sa, non è mai indolore. Ma la verità... su quella non si scherza, non sulla verità storica. Perché conoscere la verità storica è un diritto di ciascuno, e cercarla è un dovere. Una cosa è certa: di Benito Mussolini non si smetterà mai di scrivere, di parlare, di indagare. Se ne scrive, se ne parla e si indaga da oltre sette decenni. È uno di quei personaggi che resta lì, stagliato sul grande libro della storia. Certo, il suo è ormai quello che gli americani definirebbero un "cold case", ma la verità non si può nascondere troppo a lungo, prima o poi viene fuori, e le inchieste (più giornalistiche che giudiziarie, c'è da dire) nel tempo hanno portato una discreta luce su eventi e personaggi, sicuramente tale che ormai indietro non si può tornare. Le generazioni future avranno molto materiale su cui lavorare per proseguire l'opera di ricerca. Perché la storia deve vincere sull'ideologia, sulla demagogia, sulle convenienze, sulle miserie umane di ogni epoca.

Emma Moriconi

Commenti 

3

03/05/2017 09:00

Postato da Antero

Saluto al DUCE !

2

A perenne ricordo.......

28/04/2017 14:21

Postato da massimoxmeridio

Del mio DUX BENITO MUSSOLINI

1

28/04/2017 08:46

Postato da semovente

Si continua a negare e nascondere ma la verità è inesorabile. Un ricordo per BENITO MUSSOLINI.