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venerdì 26 maggio 2017

Anniversari

20/08/2016 09:45

Ettore Muti, esempio di fierezza e di coraggio

La storia di un Eroe e le polemiche di chi non vuole ricordarne la figura audace, valorosa e pura

Ettore Muti, esempio di fierezza e di coraggio

“Voi siete l'espressione del valore sovrumano, un impeto senza peso, un'offerta senza misura, un pugno d'incenso sulla brace, l'aroma di un'anima pura”. Parole queste che Gabriele D’Annunzio dedicò a Ettore Muti. Un Eroe d’altri tempi per raccontare il quale non basterebbero fiumi di parole.

Un Eroe si. La cui vita – ed è la storia a dirlo – è paradigma ed emblema di imprese che la maggior parte degli uomini sogna soltanto di compiere. Bambino educato al patriottismo, studente ribelle, ragazzino sempre in cerca di avventure. Poi Ardito in trincea nella prima guerra mondiale (per arruolarsi nasconde la sua vera età: ha infatti quattordici anni quando parte la prima volta, ma viene scoperto e rimandato a casa. L'anno dopo però ci riprova. E riesce ad arruolarsi), quindi Legionario a Fiume, Fascista (aderisce sin da subito al movimento mussoliniano e in seguito diventerà segretario del Partito). E aviatore, tanto valoroso quanto spericolato. Muti – Gim dagli occhi verdi, come venne soprannominato dal Vate – è stato uno degli uomini più decorati della storia d'Italia: sul suo petto ci sono infatti, tra le altre, una medaglia d'oro al valore militare conquistata in Spagna (glie ne avevano conferita un'altra durante la Grande Guerra, ma la rifiutò per evitare che si scoprisse che era minorenne), dieci medaglie d'argento (per gesta compiute ancora in Spagna e nei cieli d'Africa e del Mediterraneo durante la Seconda guerra mondiale) e una di bronzo.

Coraggio e audacia dunque. Ma anche lealtà. Come quella che Muti dimostra a Mussolini, sia quando è Duce d'Italia, sia quando, il 25 luglio, il Gran Consiglio del Fascismo lo costringe alle dimissioni. In quell'occasione la sua invettiva contro Badoglio è netta, senza mezzi termini. Ed è forse anche per questo motivo che viene eliminato. E' la notte tra il 23 e il 24 agosto 1943. Quel che accadde nei pressi Fregene (dove Muti abitava) è ancora oggi avvolto dal mistero. “le cronache di quei giorni parlano di una sparatoria, di colpi provenienti dalla pineta a causa dei quali Muti viene ucciso. Ma sul berretto del giovane – scrive Emma Moriconi nel suo 'Ritratto' dedicato all'Eroe contenuto in “Gli Uomini di Mussolini” (Herald Editore 2016) - si può vedere che i colpi di arma da fuoco sono stati sparati a distanza ravvicinata. Del resto, pochi giorni prima, Badoglio, in una lettera spedita al capo della polizia Senise, lo ha definito ‘una minaccia’: ‘Muti è sempre una minaccia. Il successo è solo possibile con un meticoloso lavoro di preparazione. Vostra Eccellenza mi ha perfettamente compreso’. Una ‘minaccia’: si teme che possa riorganizzare i mussoliniani e dare ulteriore filo da torcere al re e allo stesso Badoglio, troppo impegnati a dare il meglio nella fuga dalle proprie responsabilità”.

Ettore Muti quando viene ucciso ha quarantun anni. “Di quel soldato coraggioso – scrive ancora Moriconi - bisogna ricordare la coerenza per la quale diventa un simbolo: e quei colpi, in quella notte del 24 agosto, sono fuoco esploso non solo contro l’uomo e contro il soldato, ma contro un’umanità leale e pulita, coraggiosa e pura, quella più vera, quella più forte”. Quella che, nella ricorrenza della morte dell'Eroe, lo commemora presso il cimitero monumentale di Ravenna, sua città natale, dove è stato sepolto. Oltre a questa Umanità ce n'è però un'altra. Che non riesce proprio a non guardare indietro e in basso. Che, schiava di un'ideologia sinistra, non accetta che venga ricordato un Eroe (la figura di Muti in questa sede è stata appena tratteggiata ma chiunque, studiando e leggendo, può giungere alle stesse nostre conclusioni. E lo affermiamo nettamente e senza timore di smentita).

E' accaduto infatti in questi giorni che un deputato ravennate di Sinistra italiana ha scritto una lettera al Prefetto della città chiedendogli, “certo di poter contare sulla sua sensibilità repubblicana e democratica” di attivarsi per impedire la commemorazione, “sfregio al sentimento antifascista di Ravenna” perché il gerarca Ettore Muti non la merita, “essendosi macchiato in vita di crimini” e perché, si legge ancora nella missiva, “in assenza di un intervento delle autorità un luogo sacro” sarà “offeso da bandiere e parate di un'ideologia di morte”. Gli fa ovviamente eco l'Anpi, che in un comunicato ha invocato – come spesso accade in circostanze analoghe – il divieto di apologia e le leggi Scelba e Mancino. E non finisce qui, perché la Consulta antifascista della Provincia di Ravenna ha presentato in Prefettura una petizione contro l'annuale celebrazione, in cui “si condivide la necessità di impedire il ripetersi di concrete pratiche apologetiche del fascismo e di preservare la sacralità del cimitero, nel rispetto della memoria dei combattenti della libertà e delle tante vittime del fascismo”.

La questione è poi anche arrivata in Comune, dove un consigliere ha presentato al sindaco un'interrogazione in cui si chiede “quali provvedimenti adottare per impedire o in subordine limitare la celebrazione”, che “troppo spesso” è divenuta “occasione per proclami e orazioni dai contenuti propri o prossimi a quelli di matrice fascista e anche di carattere espressamente razzista e discriminatorio”, nonché “occasione per l'esposizione di stendardi o labari o bandiere e l'ostentazione di saluti romani, fez, camice nere”. Che, si legge ancora nel testo del documento “comprendono la trasmissione all'opinione pubblica di intenti proseliti ed organizzativi”. Poi si sottolinea il fatto che “il cimitero appartiene a tutti e non è il luogo per manifestazioni che, oltre ad essere in contrasto col dettato costituzionale ed infrangere norme di legge, turbano la sensibilità di persone realmente democratiche e antifasciste”. E si aggiunge che in tale occasione “non si tratta di vigilare sull'accadimento in una mera logica di tutela dell'ordine, ma di fermare tale pratica irriguardosa dei principi costituzionali e trasgressiva di norme di legge e regolamentari”. Richiesta di divieto della manifestazione dunque o almeno derubricazione della stessa “a visita privata”, con annessa proibizione di atti di solennità di ogni tipo e “riproduzione fotografica, cinematografica o simili dell'avvenimento, nonché diffusione tramite stampa, Tv, radio e internet, ex ante ed ex poste, in quanto configurabili come propaganda”.

Il primo cittadino ha risposto ieri affermando che come “sindaco di una città medaglia d'oro della Resistenza, che ha fatto e continuerà a fare dell'antifascismo uno dei pilastri fondanti del suo vivere civile, non sottovaluto manifestazioni come questa – ha dichiarato - che ritengo ancora più pericolose nel clima di intolleranza, odio e xenofobia che sta divampando. Ravenna, città antifascista, sarà sempre dalla parte della democrazia e della pace”. E sull'evento “c'è il massimo impegno per fare in modo che la commemorazione, già prevista per il giorno 21 agosto, venga svolta nel pieno rispetto dei principi costituzionali, delle norme e dei regolamenti che disciplinano lo svolgimento delle cerimonie all'interno del cimitero di Ravenna”.

Molto di quanto appena riportato, per professionalità e dovere di cronaca, su scritti, dichiarazioni, proclami e richieste di questi ultimi giorni meriterebbe una risposta ed un commento. Che, in questa sede, scegliamo di non dare. Perché riteniamo che la libertà – quella vera, non quella agitata come uno spauracchio ogni volta che si espongono pensieri anche solo parzialmente contrari alla vulgata resistenziale – sta anche in questo. Nell'andare avanti a testa alta raccontando la Verità. Celebrando il Coraggio e l'Onore. Impegnandosi ogni giorno per difendere la Storia. Anche e soprattutto quella di Uomini come Ettore Muti. Di fronte ai quali non resta che chinare la testa, con ammirazione, amore e rispetto.

Cristina Di Giorgi

Commenti 

4

Altri tempi altri uomini

22/08/2016 18:10

Postato da mike55

Purtroppo gli italiani sono molto poco inclini a rammentere la propria storia anzi oggi rinnegare il passato è fatto distintivo marcante cultura progressista Povero paese

3

22/08/2016 08:49

Postato da truan

Gli Eroi non si dimenticano mai.

2

22/08/2016 08:19

Postato da Antero

ONORE AL VALOROSO CAMERATA MUTI !