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venerdì 15 dicembre 2017

Storia

16/07/2016 13:33

Un Museo per Papa Luciani

Inaugurerà il prossimo 26 agosto a Canale d'Agordo, in provincia di Belluno

Un Museo per Papa Luciani

Giovanni Paolo I: quei 33 giorni di Pontificato che hanno lasciato un segno indelebile

Arriva nel cuore delle Dolomiti, a Canale d'Agordo, in provincia di Belluno, il Museo dedicato a Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani: un Pontificato, il suo, che durò solo 33 giorni. Trentatre, come gli anni di Nostro Signore Gesù su questa terra. Un Papa che è stato amato, rispettato, e che ancora oggi è ricordato nonostante la sua troppo breve permanenza sul trono di Pietro. Il progetto del Museo reca la firma degli Architetti Antonio Pollazzon e Willi Guidolin, che hanno curato la ristrutturazione dell'edificio. L'allestimento interno viene invece da uno studio dell'Architetto Marino Baldin, affiancato dal curatore del Museo Loris Serafini. Un tempo in quei locali c'era il Municipio, proprio sulla piazza, il palazzo è sottoposto a vincolo ambientale, paesaggistico e storico: quattro piani, 380 mq per la mostra e 600 per il Centro Studi. Poi, in un corpo edilizio adiacente, l'ex albergo Cavallino, è previsto lo spazio per le varie attività logistiche al Museo: l'obiettivo è quello di creare un polo culturale per cittadini e turisti. Il buon Papa Luciani ne sarebbe contento. Recita infatti un passo del comunicato stampa che annunciò il progetto del Museo: "Il complesso, dall’atmosfera arcaica e maestosa, ma al contempo calda e accogliente, appare dunque perfettamente adatto ad inquadrare Albino Luciani, quasi come si trattasse di una 'grande casa' costruita apposta per accogliere lui e i suoi fedeli, esaltando il valore iconico della figura del Santo Padre". L'Agordino è il territorio che diede i natali a Giovanni Paolo I il 17 ottobre 1912, un luogo che lo rappresenta dunque simbolicamente anche perché costituì per lui il posto dove formò la sua personalità sia dal punto di vista culturale che spirituale. Vi tornò anche da vescovo, e da cardinale, a testimoniare così il suo legame con quella terra. E nacque proprio a Canale d'Agordo, Albino Luciani. All'epoca era Forno di canale, in mezzo alla Valle del Biois. Una terra che dalla morte del Santo Padre, avvenuta il 28 settembre 1978, è diventata meta di pellegrinaggio. Nessun luogo d'Italia, insomma, avrebbe avuto maggiore significato che questo spicchio di mondo incastonato nelle Dolomiti, per celebrare degnamente la figura di questo Papa scomparso troppo presto e che ha saputo lasciare un segno indelebile nella comunità cristiana pur nel brevissimo tempo che gli venne concesso. Si chiama MUSAL, Museo Albino Luciani, ed è stato voluto fortemente dal Comune di Canale d'Agordo e dalla Fondazione Papa Luciani. Quest'ultima venne istituita nel 2009, è un ente senza scopo di lucro creato per far conoscere al meglio la figura di Papa Luciani. A dare cita alla Fondazione la stessa amministrazione comunale, con la volontà precisa proprio di dare il via al Museo che sta per essere inaugurato e al centro studi, ma anche per gestire i tantissimi fedeli che si recano in pellegrinaggio nei luoghi simbolo di Papa Albino Luciani. Un lavoro, quello della Fondazione, che prende il via nel 2010, e da allora ha lavorato instancabilmente per arrivare ai traguardi di oggi. Nel frattempo, nel corso degli anni, essa si è occupata di organizzare eventi, presentazioni di libri, conferenze, incentrati sulla figura del Pontefice, ma si è anche impegnata su tematiche di solidarietà sociale a vari livelli. Insomma ha cercato, negli anni, di portare avanti proprio la missione di Luciani, quella pastorale.

La data del 26 agosto, prevista per l'inaugurazione del Museo,non è casuale: fu in quel giorno del 1978 che Albino Luciani salì al Soglio Pontificio.

I pellegrini avranno così una nuova meta per ricordare la bella figura di questo Pontefice, e riflettere sulla sua semplicità, sul suo donarsi ai bisognosi, sulla sua umiltà. Un Museo che si inquadra in un territorio ricco di bellezze artistiche, storiche, paesaggistiche, naturalistiche, il territorio di Agordo, centro della valle del Cordevole e dell'Agordino.

L'amministrazione della Fondazione è affidata a Chiara Fontanive, affiancata dal curatore del Museo Serafini e da Laura Busin, responsabile della biblioteca specializzata. Figure che operano di concerto con il sindaco Rinaldo de Rocco, con il vicesindaco Marco Arcieri e con il consigliere comunale Paola Binotto.

 

Quattro piani per raccontare la pastoralità e l'umiltà di un Pontefice ancora molto amato e per illustrare le bellezze paesaggistiche locali

"Trasmettere i valori e le opere"

Filmati originali e contributi audio coinvolgeranno i fedeli, saranno esposti oggetti, musiche, scenografie

Quanto al Museo, una parte dell'esposizione sarà dedicata alla benefattrice tedesca Leni Wittke, che si impegnò a tener vivo il ricordo di Albino Luciani, e alla benefattrice Lina Zandò che donò al Comune gli stabili del Museo.

“Per riuscire a raccontare la vita, il percorso culturale e religioso del Santo Padre e per trasmettere i valori e le opere che lo hanno reso profondamente amato da tutti - dicono Baldin e Serafini - abbiamo voluto creare un’atmosfera calda e coinvolgente, grazie allo studio di un percorso che non fosse esclusivamente scientifico e didattico con documenti ed oggetti di vario genere, ma che fosse anche emotivamente coinvolgente con filmati e audio che ripropongono la voce di Albino Luciani”.

Un percorso quindi anche sensoriale, che lascerà emergere la personalità di Albino Luciani insieme ai luoghi in cui egli nacque e visse e dove maturò la sua vocazione. Oggetti, musiche, scenografie disposti lungo i quattro piani del Museo: due stanze nel seminterrato per raccontare la storia e il tessuto sociale della Valle del Biois, la storia della Pieve di Canale nel primo locale, i personaggi illustri del territorio, in ambito artistico, culturale e religioso nel secondo. Al primo piano troveremo tre ambienti, con la storia di Canale d'Agordo e la vita di Albino Luciani in questo paese che gli diede i natali e in cui visse l'infanzia e la giovinezza, fino all'ordinazione pastorale. Sarà raccontata anche l'opera dei parroci don Antonio Della Lucia e don Filippo Carli, che per il giovane Albino furono importanti punti di riferimento. E poi il periodo degli studi del giovane fino alla sua consacrazione e al periodo che trascorse nella diocesi di Belluno. Al secondo piano saranno raccontati gli undici anni di episcopato nella diocesi di Vittorio Venero, l'esperienza del Concilio Vaticano II e i nove anni del patriarcato di Venezia, quindi la nomina a Cardinale del 1973. C'è anche un piccolo locale che ospita la ricostruzione ambientale del Conclave del 1978, quello in cui Albino Luciani divenne Pontefice. L'ultima stanza di questo piano di esposizione ci trascina quindi a quei 33 giorni di Pontificato, che in fondo nel cuore dei fedeli durano fino alla contemporaneità: e infatti proprio alle testimonianze dei fedeli è dedicato un settore del Museo.

emoriconi@ilgiornaleditalia.org

Emma Moriconi