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lunedì 24 luglio 2017

Storia

28/04/2016 06:20

28 aprile, settantuno anni dopo

È il giorno del ricordo di un assassinio che ancora oggi reclama la verità

28 aprile, settantuno anni dopo

In memoria di Benito Mussolini, nell'anniversario della sua morte

"Appeso per i piedi alla sua sorte di amare invano ed essere odiato tanto...".

Versi che mi risuonano nella mente mentre percorro, passo dopo passo, le stradine di Mezzegra, sul lago di Como. Sono i versi della canzone che Leo Valeriano ha voluto dedicare a quel giorno di aprile di settantuno anni fa. Dedicati a un uomo e ad una donna la cui esistenza era stata falciata da una scarica di proiettili e i cui corpi erano stati esposti al pubblico ludibrio in una giornata che la Patria ricorderà come la sua pagina più buia.

Mi guardo intorno, mentre il vento si fa sempre più forte: sembra voglia portare via i brutti pensieri, le amarezze, il dolore, le immagini di sangue che si accavallano nella mente, senza riuscirvi.

Senza riuscirvi, perché è un dolore che non si può cancellare. Ogni passo sembra un macigno sulla terra che ancora grida il suo bisogno di urlare la verità, una verità che ci viene negata ancora oggi, sette decenni dopo.

Ogni respiro sembra una lama affilata che vorrebbe tagliare il tempo e lo spazio, per sollevarsi da questa terra e guardare giù, nel tentativo di fornire una spiegazione plausibile agli orrori di cui riescono ad essere capaci gli uomini. Perché restando con i piedi a terra, no, non si riesce a spiegare.

"La storia si fa con i documenti": lo scrivo sempre, ogni giorno, su queste colonne. Ma ciò che accadde 71 anni fa l'ho esaminato mille volte, con i documenti, con le testimonianze, con la scienza. Basta sfogliare questo quotidiano, digitare le parole chiave, e quelle inchieste si possono trovare, una dietro l'altra: giorni, mesi, anni... nei luoghi, sulle carte, alla ricerca di chi sa ed è ancora qui per raccontare. Oggi no, oggi è solo il giorno del ricordo, della commemorazione, dell'amarezza, dei sentimenti, delle emozioni.

Torno da un lungo fine settimana a Predappio, dove ho trascorso giorni interi tra la Cripta dove Benito Mussolini riposa con i suoi familiari, la casa dove è nato a Dovia e quella dove dimorò con i suoi cari, a Villa Carpena. Giorni di immersione totale in questa dimensione straordinaria che è quel pezzo della nostra storia troppo a lungo vilipeso. Ripercorrendo con la mente le stradine di Mezzegra penso a quanta ingiustizia accompagna ancora oggi queste vicende, a quante menzogne sono state dette e scritte, a quanto odio deve albergare in certi cuori, e mi chiedo perché.

"Perché fa comodo, ancora", mi rispondo da sola.

Molte immagini si accavallano davanti ai miei occhi mentre ripercorro quei luoghi, quei giorni... le pianure pontine baciate finalmente dal sole, piene di gente al lavoro, dopo la bonifica; i grandi palazzi razionalisti, in cui ancora oggi impiegati carichi di carte percorrono i corridoi; il ponte Mussolini, splendido emblema di un'epoca e di un uomo; il grande obelisco con su scritto il suo nome, che qualcuno ha tentato inutilmente di cancellare; l'Archivio, con i suoi magazzini carichi di carte, e su ciascuna la sua firma; le montagne di libri conservati nella Biblioteca Nazionale, con le sue note a margine; villa Carpena, che lui volle dare agli sfollati in tempo di guerra; l'Eur, con le sue strade larghe e funzionali; la Via del Mare, creata per dare lo sbocco a Roma; l'Ara Pacis, salvata dall'erosione del tempo che passa; piazzale Loreto, fredda come il marmo, e mi torna alla mente una foto, che ho avuto occasione di vedere su un social qualche giorno fa, del mio amico Marcello Gorgoni che andava a posarvi un fiore... settantuno anni dopo. Un fiore a piazzale Loreto: è un emblema, è il simbolo della vita che vince sulla morte, dell'amore che vince sull'odio, della verità che vince sulla menzogna.

Immagini, sensazioni ... sono centinaia, non riesco a distinguerle agevolmente, si accavallano una sull'altra in uno di quegli strani scherzi che fa la mente quando è costretta ad elaborare troppe informazioni tutte insieme.

Un'immagine, però, resta stagliata sullo sfondo, oggi: quella Cripta a San Cassiano, dove finalmente Benito Mussolini riposa in pace. E dove ho visto passare, negli ultimi quattro giorni, migliaia di persone. Qualche saluto romano, qualche persona sull'attenti, la maggior parte ferma in rispettoso silenzio e in preghiera. E penso che se settantuno anni dopo succede questo, evidentemente una ragione ci deve essere. E sta nel fatto che la menzogna non ha vinto, che la verità troppo a lungo celata reclama il suo posto. E che lo avrà.

emoriconi@ilgiornaleditalia.org

Emma Moriconi

Commenti 

5

Saluto al ...

12/05/2016 11:34

Postato da Antero

DUCE !

4

28/04/2016 16:20

Postato da semovente

CAMERATA BENITO MUSSOLINI, PRESENTE!

3

TRISTE!!!!!!!!

28/04/2016 12:45

Postato da massimoxmeridio

Oggi e' un giorno triste