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martedì 21 novembre 2017

Crimini partigiani

23/08/2015 20:16

Nella De Pieri: la storia di una mamma fucilata dai partigiani

Accusata falsamente di spionaggio, la donna fu uccisa e gettata in una grotta carsica nel bellunese. Era il settembre 1944

Nella De Pieri: la storia di una mamma fucilata dai partigiani

Un bambino di sei anni strappato all’abbraccio della sua mamma da uomini che l’accusavano falsamente di essere una spia. Una giovane donna, incinta, uccisa e poi gettata in una foiba. Una storia drammatica, violenta, triste. E purtroppo vera. A raccontarla, molti anni dopo, è quel bimbo divenuto ormai adulto, testimone diretto e involontario di uno dei tanti crimini impuniti di quegli anni sanguinosi e tormentati.

Si chiama Gian Aldo De Pieri e le sue parole, riportate in un articolo di Francesco Jori su Il gazzettino del 18 marzo 1989, squarciano il velo di silenzio, bugie ed omertà che per troppo tempo ha ricoperto quel che è accaduto nel settembre 1944 sul Cansiglio, nel bellunese.

Sua madre Nella, racconta Gian Aldo, fu presa dai partigiani per vendicarsi del padre, volontario della Guardia nazionale repubblicana. Come motivazione ufficiale per l’arresto utilizzarono quella del presunto spionaggio. Ma lei “era innocente. Un loro medico chiese di non ucciderla perché era incinta. In un primo tempo le concessero la grazia, ma poi la fucilarono ugualmente. Ed infine – racconta il figlio – la gettarono nel Bus de la Lum: lo dice lo stesso certificato di morte”. La sua replica, carte alla mano, segue la smentita dei partigiani a proposito dei cadaveri gettati nell’inghiottitoio carsico che la gente del posto chiama “Buco della Luce” (Bus de la Lum), che Gian Aldo qualifica come piena di falsità e inesattezze.

Nella De Pieri aveva 36 anni quando venne uccisa. Era sposata con Lino e dal loro matrimonio erano nati Gian Aldo e Gabriella. Nel settembre 1944 Lino militava nella GNR e Nella lo aspettava a casa. Una mattina, mentre stava andando in paese con il figlio, venne fermata da alcuni ribelli, che la accusarono di essere una spia. Nella venne processata e graziata. “Ma proprio mentre la stavano mandando a casa, arrivò un partigiano che insistette per l’esecuzione”, dice suo figlio. Che aggiunge: “la denuncia partì da qualcuno che voleva compiere una vendetta. Alcuni partigiani poi hanno anche ammesso che era innocente. Altri hanno sostenuto che la documentazione era andata bruciata. Nessuno ha mai potuto dimostrare le accuse”.

Per confermare la sua tesi, Gian Aldo si appoggia a molti documenti raccolti nei mesi successivi da una sua zia. In uno di essi si legge: “il medico che avevano con loro si alzò e disse di stare bene attenti prima di commettere un delitto, perché era in stato interessante”. Ed ancora, in particolare per quanto riguarda la grazia poi revocata, c’è la testimonianza di Decimo Granzotto, sindaco di Belluno dopo la Liberazione, al quale la cognata di Nella si era rivolta per avere notizie. Le disse che in quei giorni “lui era già venuto via, ma che seppe dal dottore che la donna era con la Divisione Nannetti”.

Scrive ancora Francesco Jori: “fucilata il 9 settembre '44 da partigiani della brigata Tollot su in Cansiglio, Nella De Pieri non morì subito: fu necessario darle il colpo di grazia, secondo la testimonianza resa al parroco di Cadola (la parrocchia della donna) da Luigi Boito, un partigiano di Ponte nelle Alpi. E dopo? Dopo, hanno detto i partigiani nella recente conferenza stampa tenuta a Vittorio Veneto, fu sepolta in un cimitero della zona. Contro questa versione c'è il certificato di morte redatto dal parroco, don Giacomo Viezzer, custodito nell'archivio parrocchiale di Santa Maria di Cadola”. Un documento il cui testo contraddice indiscutibilmente la versione fornita: “uccisa dai partigiani il giorno 9 corrente mese (settembre) al Pian del Cansiglio – è scritto nel certificato - ed ivi sepolta presso il burrone detto Bus de la Lum. Comunicazione avuta dai partigiani del Cansiglio testimoni al processo”.

Gian Aldo e sua sorella Gabriella nel frattempo erano stati affidati alle suore di un istituto di Ponte nelle Alpi. Suo marito Lino venne ferito in Val Camonica durante uno scontro a fuoco. E morì esattamente due mesi dopo Nella, il 9 novembre 1944.

Sono passati settant’anni. E a parte pochi onesti coraggiosi – come l’associazione Arpa Birmana RSI, che ha condiviso on line una nota dedicata a Nella De Pieri – storie come queste restano una ferita aperta. Che potrà essere curata soltanto con la verità.

Cristina Di Giorgi

Commenti 

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arpa birmana RSI

13/06/2016 16:09

Postato da centrillo

Gentile direttore potresti pubblicare qualche cosa di più ampio sulla associazione Arpa Birmana RSI nome tratto da uno splendido e struggente film di Akira Kurosawa? Grazie perché noi non vogliamo dimenticare