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sabato 20 gennaio 2018

Esteri - Il caso

12/01/2018 14:54

Farage: facciamo un altro referendum

La provocazione post Brexit: così i Blair la smetterebbero di frignare

Farage: facciamo un altro referendum

 

“Così i Clegg e i Blair la smetterebbero di frignare”
La provocazione di Farage:
facciamo un altro referendum
Ipotesi che non piace alla May: “Sarebbe un tradimento degli elettori”
di Igor Traboni
Un altro referendum oltre Manica sulla Brexit? La provocazione – perché tale va definita – arriva da Nigel Farage, il più convinto euroscettico all’ombra del big ben e che naturalmente non ha di che lamentarsi di come è andato a finire il primo di referendum
"Forse, ripeto forse, sto arrivando a pensare che dovremmo avere un secondo referendum sulla Brexit – ha infatti affermato Farage, che poi aggiunge proprio per spiegare al meglio le sue motivazioni - Servirebbe  per mettere a tacere le lagne di quei politici che non hanno accettato il risultato del precedente voto".
"I Clegg, i Blair, non si rassegneranno mai, andranno avanti a lamentarsi e frignare per tutta la durata della Brexit: quindi un secondo referendum potrebbe metterli a tacere, perché questa volta le percentuali a favore della Brexit sarebbero molto più grandi", ha sottolineato il politico inglese.
A Farage ha immediatamente replicato la premier britannica Theresa May, tramite un suo portavoce, che ha escluso categoricamente la possibilità di indire un secondo referendum sulla Brexit.
    "Sarebbe un tradimento agli elettori", ha dichiarato il primo ministro, in risposta alla proposta evocata da Nigel Farage di una seconda consultazione popolare. Per la leader Tory inoltre un nuovo referendum avrebbe conseguenze negative sui negoziati con Bruxelles.
Ma, a proposito di quest’ultimo e fondamentale tassello, c’è da dire che nonostante gli apparenti progressi registrati negli ultimi mesi, la possibilità che le trattative sulla Brexit si concludano senza nessun accordo non sono così peregrine. Non a  caso il ministro per la Brexit, David Davis, ha scritto una lettera alla premier Theresa May per prospettare l’ipotesi di fare causa all'Unione Europea qualora il suo governo non riesca a chiudere un'intesa su Bruxelles.
Nella lettera, che in realtà risale a circa un mese fa ma che è stata rivelata in questi giorni dal Financial Times, Davis annuncia a May di aver già dato istruzioni agli avvocati di Stato per preparare una causa qualora i piani di contingenza che Bruxelles sta preparando per uno scenario senza accordo comportino danni economici per Londra.
 Davis – come riporta in un dettagliato servizio l’Agenzia giornalistica Agi - ha avvertito che tali piani potrebbero "costringere aziende con sede in Gran Bretagna a traslocare altrove in Europa" e si è detto irritato dal fatto che la Ue "intenda trattare il Regno Unito come un Paese terzo non appena avrà lasciato la Ue, nel marzo 2019". "La Commissione Europea ha diffuso dichiarazioni unilaterali di questo tenore sul diritto aziendale, la giustizia civile, il diritto privato internazionale, i trasporti e l'allevamento, il trasporto e la protezione degli animali vivi", scrive il ministro, sempre secondo quanto riportato dall’Agi.

Un altro referendum oltre Manica sulla Brexit? La provocazione – perché tale va definita – arriva da Nigel Farage, il più convinto euroscettico all’ombra del big ben e che naturalmente non ha di che lamentarsi di come è andato a finire il primo di referendum"Forse, ripeto forse, sto arrivando a pensare che dovremmo avere un secondo referendum sulla Brexit – ha infatti affermato Farage, che poi aggiunge proprio per spiegare al meglio le sue motivazioni - Servirebbe  per mettere a tacere le lagne di quei politici che non hanno accettato il risultato del precedente voto".
"I Clegg, i Blair, non si rassegneranno mai, andranno avanti a lamentarsi e frignare per tutta la durata della Brexit: quindi un secondo referendum potrebbe metterli a tacere, perché questa volta le percentuali a favore della Brexit sarebbero molto più grandi", ha sottolineato il politico inglese.
A Farage ha immediatamente replicato la premier britannica Theresa May, tramite un suo portavoce, che ha escluso categoricamente la possibilità di indire un secondo referendum sulla Brexit.    
"Sarebbe un tradimento agli elettori", ha dichiarato il primo ministro, in risposta alla proposta evocata da Nigel Farage di una seconda consultazione popolare. Per la leader Tory inoltre un nuovo referendum avrebbe conseguenze negative sui negoziati con Bruxelles.
Ma, a proposito di quest’ultimo e fondamentale tassello, c’è da dire che nonostante gli apparenti progressi registrati negli ultimi mesi, la possibilità che le trattative sulla Brexit si concludano senza nessun accordo non sono così peregrine. Non a  caso il ministro per la Brexit, David Davis, ha scritto una lettera alla premier Theresa May per prospettare l’ipotesi di fare causa all'Unione Europea qualora il suo governo non riesca a chiudere un'intesa su Bruxelles.Nella lettera, che in realtà risale a circa un mese fa ma che è stata rivelata in questi giorni dal Financial Times, Davis annuncia a May di aver già dato istruzioni agli avvocati di Stato per preparare una causa qualora i piani di contingenza che Bruxelles sta preparando per uno scenario senza accordo comportino danni economici per Londra. Davis – come riporta in un dettagliato servizio l’Agenzia giornalistica Agi - ha avvertito che tali piani potrebbero "costringere aziende con sede in Gran Bretagna a traslocare altrove in Europa" e si è detto irritato dal fatto che la Ue "intenda trattare il Regno Unito come un Paese terzo non appena avrà lasciato la Ue, nel marzo 2019". "La Commissione Europea ha diffuso dichiarazioni unilaterali di questo tenore sul diritto aziendale, la giustizia civile, il diritto privato internazionale, i trasporti e l'allevamento, il trasporto e la protezione degli animali vivi", scrive il ministro, sempre secondo quanto riportato dall’Agi.

 

ig tr