Cerca nel sito:

sabato 20 gennaio 2018

Esteri

11/01/2018 18:11

Tunisia: ancora disordini e arresti

Nel secondo giorni di incidenti ci sono state 206 persone fermate e 49 agenti di polizia feriti

Tunisia: ancora disordini e arresti

Non si fermano, in Tunisia, le manifestazioni di protesta contro il carovita e la marginalizzazione giovanile scoppiate nei giorni scorsi in diverse città del Paese e spesso degenerate in scontri tra partecipanti e forze dell'ordine. Al momento, stando a quanto riferito ieri mattina dal portavoce del ministero dell'Interno di Tunisi, il bilancio dell'accaduto, quanto soltanto alla seconda giornata di disordini, è di 206 persone agli arresti (con le accuse di furto, devastazione e saccheggio di beni pubblici), 49 agenti di polizia feriti e 45 mezzi delle forze dell'ordine rimasti danneggiati.

Nell'ennesima lunga notte di tensione - riferiscono le agenzie - particolarmente problematiche sono risultate le situazioni di Beja, Testour, Sfax, Meknassi, Sidi Bouzid, Ben Arous, Kebili, Nefza (dove è stata data alle fiamme la caserma di polizia e saccheggiato il deposito comunale) e Citè Etthadamen, sobborgo popolare di Tunisi.

Incidenti si sono poi verificati anche a Tebourba (dove martedì è stato sepolto il manifestante rimasto ucciso durante le proteste di lunedì), a Sousse (dove è stata assaltata e incendiata una struttura militare) e a Khezama, in cui un gruppo di manifestanti ha tentato di assaltare un supermercato ma è stato fermato dalla polizia, che per disperderlo risulta abbia usato gas lacrimogeni.

E' poi stato segnalato un tentativo di dare fuoco alla sinagoga di Djerba (principale tempio ebraico del Paese e meta di pellegrini provenienti da tutto il Medio Oriente), bersagliata dalla folla con bottiglie incendiarie, sventato grazie al pronto intervento delle forze dell'ordine e della Guardia Nazionale. Lo ha confermato il figlio del responsabile del centro religioso al quotidiano panarabo Al Qads al Arabi. L'attacco in questione – sottolinea Giordano Stabile – potrebbe significare che elementi islamisti si sono infiltrati nelle manifestazioni contro l'austerity cercando di farle degenerare in guerriglia contro il governo.

Ed a proposito di politica, il Fronte popolare tunisino, principale partito di opposizione, ha chiesto l'abrogazione della “ingiusta” legge di bilancio del 2018 (che prevede l'aumento dei prezzi di vari beni che, insieme alla crisi del turismo data dagli attacchi islamisti, alla diminuzione progressiva di investimenti stranieri e ad un conseguente aumento della disoccupazione soprattutto giovanile, ha acceso le proteste) e ha avvisato tra l'altro che fino a quando non verrà dato seguito a quanto richiesto, le proteste continueranno.