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venerdì 15 dicembre 2017

Esteri

07/12/2017 10:30

Gerusalemme capitale di Israele

La decisione di Trump e le reazioni del mondo

Gerusalemme capitale di Israele

La situazione di Gerusalemme (e di tutto il Medio Oriente) si fa di ora in ora più esplosiva. Ieri sera Donald Trump, dopo aver annunciato nelle scorse ore il trasferimento della rappresentanza diplomatica Usa nella Città Santa, ha pronunciato un breve discorso in cui ha dichiarato che “è giunto il momento di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. Non possiamo risolvere i problemi ripetendo le strategie del passato, servono nuovi approcci. Nel 1995 il Congresso votò una legge per riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele. Per oltre 20 anni, tutti i miei predecessori hanno esercitato una deroga, rifiutandosi di riconoscere Gerusalemme come capitale e di spostare l’ambasciata. Lo hanno fatto credendo che sarebbe servito per la pace. Invece non siamo nemmeno vicini a un accordo di pace e sarebbe sbagliato ripetere sempre la stessa formula” ha detto l'inquilino della Casa Bianca, aggiungendo poi che gli Stati Uniti sono pronti a sostenere “una soluzione a due Stati, se accettata da entrambe le parti” e chiedendo “al Dipartimento di Stato di far partire il processo per lo spostamento dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, immediatamente”.

Ovviamente esultante il commento di del premier Benyamin Netanyahu, che ha definito la scelta di Trump “una pietra miliare e una decisione storica”, oltre che “un atto giusto e coraggioso”. Quanto al resto del mondo, va ricordato che già prima del discorso di Trump migliaia di palestinesi erano scesi in piazza in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza per protestare contro gli ultimi sviluppi di quello che rischia di deflagrare in un conflitto di imprevedibile portata. Molte, stando a quanto riportato dai media e sui social, le bandiere a stelle e strisce a cui è stato dato fuoco, mentre i manifestanti lanciavano slogan per Gerusalemme capitale della Palestina.

Molte, inoltre, le autorevoli voci che hanno continuato a dissentire dalla decisione di Trump. In primis quella di papa Francesco che ieri mattina, al termine dell'udienza generale, si è detto molto preoccupato “per la situazione che si è creata negli ultimi giorni” ed ha rivolto un “accorato appello affinché sia impegno di tutti rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite. Gerusalemme è una città unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i luoghi santi delle rispettive religioni. Ed ha una vocazione speciale alla pace. Prego il Signore - ha detto ancora il Pontefice - che tale identità sia preservata e rafforzata a beneficio della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero e che prevalgano saggezza e prudenza, per evitare di aggiungere nuovi elementi di tensione in un panorama mondiale già convulso e segnato da tanti e crudeli conflitti”. Sulla questione, facendo eco alle parole del pontefice, erano intervenuti ieri anche i leader cristiani della città, che si sono detti “certi” del fatto che i passi che Donald Trump si accinge ad intraprendere “aumenteranno l'odio, il conflitto, la violenza e le sofferenze”. Lo hanno scritto in una lettera inviata alla Casa Bianca, in cui si legge anche: “il nostro consiglio è di continuare a riconoscere lo status quo a Gerusalemme” perché “ogni cambiamento improvviso provocherebbe danni irreparabili”.

Quanto alle autorità palestinesi, il premier Rami al Hamdallah ha avvertito che la decisione Usa “farà divampare il conflitto e porterà ad un'escalation di violenza in tutta la regione”, ricordando che la questione “riguarda non solo i palestinesi ma tutti i popoli arabi” e che il trasferimento dell'ambasciata Usa a Gerusalemme “porrà fine al processo di pace e alla soluzione dei due Stati”. Il primo ministro dell'Anp ha quindi chiesto ai Paesi dell'Ue di riconoscere lo Stato di Palestina e di fare pressioni affinché siano applicate le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Dal canto suo il presidente dell'Autorità Nazionale palestinese, che nelle scorse ore ha intrattenuto sulla delicata situazione colloqui telefonici tra gli altri con il pontefice, con il leader del Cremlino Vladimir Putin e con l'Alto rappresentante Ue Mogherini, ha chiesto l'intervento del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. L'agenzia Wafa riferisce in proposito che nella lettera inviata ad Antonio Gutierres Abu Mazen ha sottolineato che se portata effettivamente a compimento la mossa di Trump comporterebbe “la fine del processo di pace”.

E sono tornati ad intervenire sulla questione, ieri, anche il segretario generale della Lega Araba Ahmed Abul Gheit (che ha definito - riferisce adnkronos - il fatto di “prendersi gioco dello status di Gerusalemme” una “provocazione ingiustificata”, aggiungendo un appello “a tutti i leader del mondo che amano la pace ad affrettarsi a fermare l'attuazione della vergognosa decisione” americana) e le autorità turche. Il premier di Ankara ha parlato di “decisioni illegittime”, rimarcando che “è essenziale per il futuro della regione e per la pace nel mondo che il presidente americano non vada avanti con il piano annunciato”.

Il presidente Erdogan, inoltre, ha invitato i 57 Paesi membri dell'Organizzazione della cooperazione islamica a riunirsi tra una settimana (il 13 dicembre) ad Istanbul per un summit straordinario. Lo ha reso noto il suo portavoce, spiegando che il leader di Ankara ha avuto in queste ore contatti telefonici in merito con il suo omologo palestinese Abu Mazen e con i presidenti di Iran, Arabia Saudita, Qatar, Tunisia, Pakistan, Indonesia e Malesia.

Quanto a Teheran, il presidente Rohani ha dichiarato che il suo Paese “non tollererà la profanazione dei luoghi santi islamici” e l'ayatollah Ali Khamenei ha rincarato la dose sostenendo che “la Palestina sarà liberata” ed aggiungendo che “gli annunci da parte dei nemici dell'islam di dichiarare Al Qods capitale del regime sionista derivano dalla loro debolezza e il mondo islamico si opporrà a questo disegno”.