Cerca nel sito:

venerdì 15 dicembre 2017

Esteri

06/12/2017 19:00

Corea del Nord: la parola alla diplomazia

Un alto funzionario delle Nazioni Unite è arrivato a Pyongyang e giovedì a Vienna Tillerson e Lavrov discuteranno della situazione nella Penisola

Corea del Nord: la parola alla diplomazia

In queste ore, quanto al contesto nordcoreano, sta parlando la diplomazia. Ieri infatti, per la prima volta dopo sei anni, un alto rappresentante delle Nazioni Unite è arrivato a Pyongyang in missione ufficiale con lo scopo – riferiscono i media – di alleggerire le sempre più aspre tensioni sorte attorno al programma missilistico e nucleare della Corea del Nord.

Il vice segretario generale per gli affari politici Jeffrey Feltman è atterrato nella capitale su un volo della Air Koryo proveniente da Pechino (dove il diplomatico ha incontrato il viceministro degli Esteri cinese) ed è stato accolto da un rappresentante ufficiale del ministero degli Esteri locale. La sua visita nella Penisola coreana arriva a pochi giorni dal lancio di un nuovo vettore intercontinentale (che a detta di Pyongyang è in grado di colpire gli Stati Uniti) e mentre sono in corso le manovre congiunte Washington – Seul, considerate dalla Corea del Nord come una “provocazione”.

Feltman discuterà di “questioni di reciproco interesse e di reciproca preoccupazione” ha spiegato il portavoce Onu Stephane Dujarric, aggiungendo che non è in grado di dire se potrà vedere il leader nordcoreano Kim Jong Un. E' comunque un segno estremamente positivo, sottolineano gli esperti, che il regime abbia deciso di accogliere l'alto funzionario.

Nel frattempo, quanto agli Stati Uniti, oltre alle citate manovre militari, si sta muovendo qualcosa anche in campo diplomatico: ieri, infatti, Rex Tillerson, nel corso di una conferenza stampa congiunta con l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha dichiarato di apprezzare “la ferma posizione degli alleati europei verso la Corea del Nord. Non accettiamo il programma nucleare che stanno conducendo – ha detto ancora il segretario di Stato Usa - e la denuclearizzazione della penisola coreana è un importante obiettivo per tutti. La pressione economica continuerà fino a quando o la Corea del nord non cambierà rotta o almeno fino a quando inizieranno le discussioni" per trovare una soluzione.

Da registrare inoltre la notizia, riferita ieri dal viceministro degli Esteri russo Riabkov, secondo cui Tillerson e il suo omologo russo Lavrov, ai margini del Consiglio ministeriale dell'Osce in programma a Vienna per il 7 e 8 dicembre, terranno un bilaterale in cui discuteranno in particolare della questione nordcoreana.

La tensione – e anche la paura – restano comunque molto alte. Lo testimoniano le parole di un senatore americano che, come ha riportato ieri il Telegraph, ha dichiarato di ritenere fondamentale l'evacuazione dei diplomatici statunitensi e delle loro famiglie da Seul: “Bisogna essere pazzi - ha detto Lindsey Graham - per stare là con mogli e figli a fronte delle provocazioni da parte della Corea del Nord”.

E c'è anche un'altra questione, sollevata dopo il lancio della settimana scorsa, che desta non poche preoccupazioni: i missili di Kim Jong un possono colpire aerei di linea? L'allarme in questo senso è scattato dopo che l'equipaggio di un volo della Cathay Pacific ha comunicato di aver assistito all'esplosione dell'Hwangsong 15, molto probabilmente nella fase del rientro del missile nell'atmosfera. I rischi comunque, per lo meno per quanto riguarda le grandi compagnie, sembrano essere minimi in quanto da circa un anno, per i voli tra Giappone e Occidente, lo spazio aereo nordcoreano viene scrupolosamente evitato. Secondo inoltre quanto dichiarato alla Cnn dall'analista di sicurezza del settore dell'aviazione David Soucie – riferisce adnkronos - non ci sarebbe nulla da temere. Le possibilità che un missile colpisca un aereo sono “una su un miliardo”. Al tempo stesso, c'è da considerare il fatto che la regolarità dei lanci del regime miliare sono aumentati considerevolmente negli ultimi anni. E che se prima Pyongyang era solita avvertire l'International Civil Aviation Organization (l'ente dell'aviazione civile che fa capo all'Onu), dei test che si preparava ad effettuare, da almeno tre anni a questa parte non lo fa più.