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venerdì 24 novembre 2017

Esteri

14/11/2017 16:56

L'incontro dei "Due Trump"

Nell'ultima tappa del suo viaggio in Asia, il leader di Washington vede il suo omologo di Manila, con cui sembra andare molto d'accordo

L'incontro dei "Due Trump"

Una cordiale stretta di mano, una cena seduti uno di fianco all'altro chiacchierando amichevolmente e una canzone eseguita dal padrone di casa “per ordine del comandante in capo degli Stati Uniti”: sono questi i primi elementi dell'incontro, a Manila, tra Donald Trump - che per l'occasione ha indossato il “barong tagalog” (indumento tradizionale elegante delle Filippine - e il discusso presidente filippino Rodrigo Duterte.

Giunto domenica per prendere parte al cinquantesimo vertice Asean (Asia-Pacific Economic Cooperation) iniziato venerdì, insieme ai leader di altri venti Paesi (tra i quali il primo ministro russo Medvedev, quello giapponese Abe, quello cinese Li Keqiang, il premier canadese Trudeau, quello australiano Turnbull e la leader birmana Aung San Suu Ky), l'inquilino della Casa Bianca ha trovato nelle Filippine - ultima tappa del suo viaggio nella regione - un clima non esattamente favorevole. Poche ore prima del suo arrivo, infatti, alcune centinaia di manifestanti - riferiscono i media locali - hanno tentato di raggiungere l'ambasciata statunitense a Manila per protestare “contro l'imperialismo Usa”. E sono stati dispersi dalla polizia anti-sommossa anche con l'uso di cannoni ad acqua. Anche ieri - nel pieno dunque della visita del leader di Washington - per le strade di Manila sono sfilati cortei di protesta al grido di “Ban Trump” e “Trump Go Home”, sfociati in tafferugli con la polizia terminati con almeno sei agenti feriti ed alcuni arresti.

I due leader comunque, ieri mattina hanno avuto un colloquio durato circa quaranta minuti. I temi affrontati - ha spiegato il portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders - sono stati la “lotta allo Stato Islamico e al traffico di sostanze stupefacenti illegali”. Speranze deluse dunque per i molti che si attendevano un focus sui diritti umani, in particolare per quanto attiene al durissimo approccio messo in atto da Duterte nella guerra al narcotraffico (le opposizioni lo accusano di aver ordinato migliaia di esecuzioni extragiudiziali: secondo la polizia locale l'anno scorso in tale contesto sono state uccise 4000 persone). Trump e il suo omologo di Manila hanno infatti soltanto accennato alla questione, ma senza entrarvi nel vivo e soprattutto senza dichiarazioni pubbliche in merito da parte del leader di Washington, criticatissimo dalle associazioni umanitarie per aver dichiarato, lo scorso maggio, che a suo dire il leader filippino nella lotta alla droga stava facendo “un ottimo lavoro”. Del resto la posizione di Duterte sul punto è chiarissima e ferma: appena pochi giorni fa infatti - ricordano i media - aveva precisato che se Trump avesse voluto affrontare l'argomento “violazione dei diritti umani” gli avrebbe detto di “lasciarlo in pace”.

Il legame tra i due controversi presidenti (considerati dai media come molto simili quanto ad atteggiamenti ed eccessi) sembra comunque destinato a consolidarsi: il tycoon ha infatti dichiarato di avere “ottimi rapporti” con Duterte, che dal canto suo non ha mai nascosto la sua simpatia nei confronti di Trump, decisamente più apprezzato del predecessore democratico, che il leader di Manila aveva invece criticato pesantemente per aver condannato i suoi metodi nella lotta al narcotraffico. “Indubbiamente nel recente passato le relazioni tra i due paesi hanno conosciuto alti e bassi, soprattutto nell’ultima fase dell’amministrazione Obama. Tuttavia, il presidente Donald Trump ha ricucito lo strappo e migliorato la situazione” ha infatti dichiarato in proposito Alan Peter Cayetano, ministro degli Affari Esteri delle Filippine.

E se è vero che la cooperazione tra i due Paesi, sia in ambito militare (come dimostrano la concessione agli Stati Uniti dell'uso di basi filippine e l'apporto americano nel combattere la recente esplosione dell'islamismo radicale a Marawi) sia economico (gli Usa sono il terzo partner commerciale di Manila), lo è altrettanto che “negli ultimi tempi qualcosa sta cambiando nella percezione delle Filippine all'interno del Sudest asiatico. Un cambiamento - sottolinea Lorenzo Vita ne Gli occhi della guerra - che nasce da due esigenze: quella di voler raggiungere una maggiore libertà di manovra e quella secondo cui, a fronte dell'esplosione nella regione di continue crisi, si determina un evolversi delle alleanze che a volte si traduce nell'allontanamento dai vecchi rapporti. Questo - scrive ancora Vita - non significa che Duterte porterà le Filippine fuori dall’orbita statunitense (e quanto accaduto tra i due presidenti in queste ore ne costituisce la controprova). Significa però che, rispetto a pochi anni fa, è possibile pensare che nascano accordi con altre potenze. Come quello dei giorni scorsi che Manila ha stretto con la Russia, avente ad oggetto la cooperazione militare con particolare riferimento alla fornitura di equipaggiamenti, armi, munizioni e mezzi da combattimento.

Cristina Di Giorgi