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domenica 22 ottobre 2017

Esteri

12/10/2017 06:21

Giappone: campagna elettorale ai nastri di partenza

La principale avversaria del premier uscente Shinzo Abe è il governatore di Tokyo Yuriko Koike. Che non è candidata, ma gode di crescente consenso

Giappone: campagna elettorale ai nastri di partenza

E' iniziata formalmente ieri la campagna elettorale che porterà i giapponesi al voto politico fissato per il prossimo 22 ottobre. A correre per la poltrona di primo ministro c'è innanzitutto il leader del Partito Liberaldemocratico e premier in carica (dal 2012) Shinzo Abe, che con una mossa a sorpresa ha nei giorni scorsi sciolto anticipatamente la Camera bassa del parlamento nipponico con lo scopo di consolidare il consenso di cui dispone onde tra l'altro procedere nell'Abenomics (il pacchetto di riforme economiche programmato dal Abe, che fa un po' fatica a decollare) e nella modifica della destinazione del gettito fiscale, oltre ad avere conferma sulle politiche di sicurezza in particolare a fronte della situazione nordcoreana. Se è vero infatti che il consenso di cui Abe gode gli ha consentito - ricorda Giulia Pompili su Il Foglio - di regalare al Giappone “una lunga parentesi di stabilità politica. E non è poco per un Paese che aveva una media di sopravvivenza di un anno e mezzo per ogni governo”, lo è altrettanto il fatto che nell'ultimo periodo lo stesso ha iniziato a vacillare un po'.

Quanto all'opposizione, apparentemente ricompattata dopo un periodo di crisi e frammentazione, le due figure principali sono il governatore di Tokyo Yuriko Koike, fondatrice e leader del nuovo Partito della Speranza (non direttamente candidata in quanto la sua attuale carica, che ha ripetutamente dichiarato di non voler lasciare, le impedisce di essere eletta in Parlamento. Non è però escluso un colpo di scena: sono infatti in molti a pensare che Koike potrebbe decidere di correre in prima persone) e Yukio Edano, guida di un Partito democratico sempre più in calo.

Tra i temi principali del confronto elettorale c'è soprattutto la modifica dell'attuale Costituzione giapponese cosiddetta “pacifista” (imposta dagli Stati Uniti subito dopo il Secondo conflitto mondiale) con particolare riferimento all'art.9, che vieta esplicitamente a Tokyo di avere un esercito regolare ma solo Forze di autodifesa. Su quest'ultimo punto già nei giorni scorsi Abe ha fatto sapere che ha intenzione, se riconfermato, di agire in tal senso: “è un discorso che sento molto in quanto figlio di un militare. Voglio presentare una mozione in parlamento che chiarisca meglio la Costituzione cambiando questo aspetto" ha infatti dichiarato nel corso di un confronto pre-elettorale tra i leader dei diversi partiti. Quanto a Yuriko Koike ha precisato sul punto che "per quanto riguarda la Costituzione il protagonista è solo il popolo". La governatrice di Tokyo dunque non è aprioristicamente contraria a riformare la legge fondamentale del Paese, ma si differenzia da Abe per la metodologia con cui attuare la modifica in questione. Diversa, invece, la posizione di Yukio Edano: "non siamo contrari alla riforma della Costituzione - ha detto - siamo contrari a un peggioramento della Costituzione" (dunque per quanto lo riguarda il problema sembra essere il contenuto delle proposte di Abe). Per essere approvata comunque – ricordano i media - la riforma costituzionale ha bisogno di un voto dei due terzi in entrambe le camere e, in seguito, di un voto positivo in un referendum. A proposito poi degli altri principali punti del programma del partito di Koike, presentato nei giorni scorsi, vi figurano l'uscita graduale dal nucleare entro il 2030, il blocco dell'aumento della tassa diretta sui consumi dall'8 al 10% (fondi questi che Abe vorrebbe destinare ad una serie di progetti sociali)

Alle ultime elezioni Abe è riuscito a mantenere il favore dell’opinione pubblica grazie a condizioni economiche relativamente buone, alla mancanza di rivali credibili e, più recentemente, per la sua posizione sulla Corea del Nord. Il rischio maggiore oggi – ricorda ancora Pompili - è quello di un forte sostegno al nuovo Partito della Speranza, che potrebbe canalizzare gli elettori scontenti e affievolire la speranza di Abe di rimanere in carica oltre il 2018” o comunque di non perdere la “supermaggioranza” di cui ha fino ad ora goduto. I sondaggi al momento lo danno ancora ampiamente in vantaggio. Resta da vedere, come sempre in caso di confronto elettorale, chi dei contendenti riuscirà conquistare il favore degli aventi diritto al voto in una sfida decisamente interessante in cui, peraltro, diversi scenari risultano ancora possibili.

Cristina Di Giorgi