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domenica 22 ottobre 2017

Esteri

19/07/2017 17:39

Catalogna: qualcuno non vuole la secessione

La Plataforma per l'Autonomia de Barcelona, un movimento che lotta perché la regione della Tabarnia resti spagnola

Catalogna: qualcuno non vuole la secessione

Separatismo? No grazie” e “Tabarnexit”. Sono questi alcuni degli slogan del movimento politico che, nella porzione di territorio della Catalogna comprendente le aree metropolitane di Barcellona e Tarragona, lotta contro la secessione da Madrid. Un movimento che vorrebbe fare della Tabarnia – questo il nome dell'area – un territorio autonomo, una nuova regione spagnola in cui la gente, per ragioni storiche, culturali, economiche e politiche, vuole continuare a far parte della Spagna.

Spiega Carla Arrufat, docente di storia e presidente della Plataforma per l'Autonomia de Barcelona (Pab) in un'intervista riportata nel blog spagnaitalia: “siamo un'organizzazione che difende il diritto di Barcellona di gestire le proprie risorse al di fuori della Generalitat (Governo regionale catalano). Siamo un movimento formato da cittadini, imprese, associazioni culturali e di quartiere che si sono uniti con l’obbiettivo di creare un gruppo di pressione con lo scopo di evitare che Barcellona venga inghiottita dalle nefaste conseguenze di una possibile uscita della Catalogna dalla Spagna”. Il timore dunque è quello che staccandosi da Madrid (e di conseguenza uscendo dall'Unione europea) si vada incontro ad una crisi economica senza precedenti.

Vero è, tra l'altro, che a produrre la maggior parte della ricchezza della Catalogna è proprio la parte del territorio della stessa comprendente Barcellona, Tarragona e il tratto costiero che le collega (senza l'apporto finanziario del quale non è assolutamente ipotizzabile che la regione diventi autonoma), turisticamente ed industrialmente molto frequentato. Almeno per ora, dato che con il progredire del processo indipendentista “sempre più imprese, soprattutto straniere, decidono di non investire più nella regione – scrive Lorenzo Vita su Gli occhi della guerra – per evitare di finire in mezzo” ad una situazione dalle conseguenze incerte e molto probabilmente economicamente drammatiche. “L’uscita dal mercato spagnolo, dall’Unione Europea e quindi dall’euro” infatti “sono viste come minacce molto serie dagli investitori stranieri, che infatti hanno da tempo intrapreso la via della delocalizzazione non più in Catalogna ma in altre regioni spagnole”.

Ragioni economiche dunque, ma anche storico-culturali. Che inducono Barcellona e Tarragona a sentirsi diverse dal resto della Catalogna e molto più legate alla Spagna. Lo stesso tipo di affermazioni che, di contro, gli indipendentisti catalani fanno rispetto a Madrid. “La dimostrazione di questa assenza di volontà di indipendenza rispetto allo Stato centrale – scrive ancora Vita - era già evidente ai tempi del primo referendum sull’indipendenza, quello del 9 novembre 2014. Nella Tabarnia, coloro che votarono a favore dell’indipendenza furono soltanto il 27% degli elettori, contro il 42% delle regioni interne. Nelle elezioni amministrative in Tabarnia il fronte autonomista arrivò al 44% contro il 66% delle province al di fuori di Barcellona e dintorni”.

Tutto questo dimostra quanto le spinte autonomistiche della Catalogna siano una questione molto più complessa di quanto in molti pensano. Una questione “storica e culturale troppo importante per rimetterla – conclude, a ragione, Vita – alla volontà delle urne e lasciare che una croce su un foglio cambi la storia di secoli di convivenza”.

CdG

Commenti 

1

sarebbe stato meglio inserire il link del blog da cui avete preso la notizia

22/07/2017 16:21

Postato da spagnaitalia

https://spagnaitalia.wordpress.com/2017/06/28/tabarnia-barcellona-e-terragona-chiedono-lindipendenza-dalla-catalogna/ ------ La fonte è regolarmente riportata [la redazione]