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giovedì 24 aprile 2014

Esteri

30/03/2013 13:26

Corea del Nord, firmato l’ordine per attaccare gli Usa

Kim Jong-Un: ”E’ arrivato il momento di saldare i conti con gli imperialisti americani”. Basi comuniste in fermento

Corea del Nord, firmato l’ordine per attaccare gli Usa
L’esercito di Pyongyang è tra i più grandi e potenti al mondo. Forse possiede armi chimiche. Mosca e Pechino invitano alla calma, Washington sta affilando le lame. Tutti sono pronti per l’ennesima guerra in nome della supremazia geopolitica.

 

La Corea del Nord sembra voler andare fino in fondo, sulla disputa con Seul e gli Usa. Tanto che Kim Jong-Un ha giudicato che “è arrivato il momento di saldare i conti con gli imperialisti americani, vista la situazione”. Si rafforzano le attività delle basi missilistiche di Pyongyang, nelle quali sono state notate massicci spostamenti di unità. Intanto, la Sorella del Sud continua le sue esercitazioni insieme alla Marina Statunitense. Il livello di guardia è aumentato ancora. In questa escalation di tensione, Kim Jong-Un ha deciso di gettare altra benzina sul fuoco. Il leader nordcoreano “ha firmato il piano sui preparativi tecnici per il lancio di missili strategici dell’Esercito Popolare”, come riferisce un’agenzia sudcoreana. A Seul è stato aumentato ancora lo stato d’allerta. A quanto pare, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’invio nella Corea del Sud, da parte di Washington, di bombardieri B-2 Stealth. I velivoli, a detta degli americani, servirebbero soltanto per l’esercitazione congiunta con Seul. Ovviamente, nessuno si beve la dichiarazione degli statunitensi. La realtà, è che entrambi i paesi stanno portando avanti una battaglia di provocazioni, per vedere chi sarà il primo a cedere. Si notava già dalle dichiarazioni di Kim Jong-Un, in cui diceva che avrebbe “colpito senza pietà” le basi Usa nel Pacifico. Delle parole dure, alle quali Chuck Hagel, il Segretario alla Difesa americano, ha risposto dicendo che gli “Stati Uniti non si faranno intimidire, anzi sono pronti ad ogni eventualità. Ma gli americani sono tutt’altro che tranquilli. Se negli ultimi vent’anni hanno testato la loro forza muscolare contro eserciti più o meno sgangherati, questa volta potrebbe essere diverso. Il settore militare di Pyongyang è tutt’altro che impreparato. Si tratta del quarto esercito più grande al mondo, con un potentissimo arsenale missilistico. Addirittura, nei suoi magazzini militari, si possono contare armi chimiche e, forse, batteriologiche. Insomma, un arsenale di tutto rispetto. La Difesa statunitense ritiene che la Corea del Nord non abbia a disposizione missili tanto potenti da poter colpire sulla costa occidentale degli States. Ma Seul, Tokyo, Guam o alcune basi poste nelle isole Hawaii sono bersagli più che plausibili per Kim Jong-Un.
Mosca si rivela preoccupata. Serghei Lavrov, ministro degli esteri russo, ha richiamato i due paesi, invitandoli a “non flettere i muscoli”. In particolare, ha condotto un appello, rivolto sia gli Usa che la Corea del Nord, a “non sfruttare la situazione come pretesto per risolvere con mezzi militari obiettivi geopolitici”. Pechino si unisce alle parole dei vicini. Anche se gli americani sanno benissimo che dalla Repubblica Popolare cinese partono ingenti finanziamenti diretti verso la Corea del Nord. In quest’ottica, Pyongyang funge da Stato-satellite e da Stato-cuscinetto tra la Cina e le truppe americane dispiegate sul territorio sudcoreano. Gli Stati Uniti, a loro volta, farebbe comodo una guerra contro il Nord Corea, in funzione destabilizzatrice. Una ipotetica vittoria di Washington sulla Corea comunista significherebbe strappare un alleato importante alla Cina. Praticamente, si tratterebbe di colpire Pyongyang, per educare Pechino. Bisogna vedere se gli americani si sono fatti bene i calcoli. Al contrario, l’ex Impero celeste potrebbe cogliere l’occasione per condurre la sua guerra indiretta contro Washington. Sembra difficile pensare che interverrebbe direttamente nel conflitto, ma nulla esclude che possano arrivare consistenti aiuti a Pyongyang da parte dell’Esercito Popolare cinese.
La Corea del Nord sembra voler andare fino in fondo, sulla disputa con Seul e gli Usa. Tanto che Kim Jong-Un ha giudicato che “è arrivato il momento di saldare i conti con gli imperialisti americani, vista la situazione”. Si rafforzano le attività delle basi missilistiche di Pyongyang, nelle quali sono state notate massicci spostamenti di unità. Intanto, la Sorella del Sud continua le sue esercitazioni insieme alla Marina Statunitense. Il livello di guardia è aumentato ancora. In questa escalation di tensione, Kim Jong-Un ha deciso di gettare altra benzina sul fuoco. Il leader nordcoreano “ha firmato il piano sui preparativi tecnici per il lancio di missili strategici dell’Esercito Popolare”, come riferisce un’agenzia sudcoreana. A Seul è stato aumentato ancora lo stato d’allerta. A quanto pare, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’invio nella Corea del Sud, da parte di Washington, di bombardieri B-2 Stealth. I velivoli, a detta degli americani, servirebbero soltanto per l’esercitazione congiunta con Seul. Ovviamente, nessuno si beve la dichiarazione degli statunitensi. La realtà, è che entrambi i paesi stanno portando avanti una battaglia di provocazioni, per vedere chi sarà il primo a cedere. Si notava già dalle dichiarazioni di Kim Jong-Un, in cui diceva che avrebbe “colpito senza pietà” le basi Usa nel Pacifico. Delle parole dure, alle quali Chuck Hagel, il Segretario alla Difesa americano, ha risposto dicendo che gli “Stati Uniti non si faranno intimidire, anzi sono pronti ad ogni eventualità. Ma gli americani sono tutt’altro che tranquilli. Se negli ultimi vent’anni hanno testato la loro forza muscolare contro eserciti più o meno sgangherati, questa volta potrebbe essere diverso. Il settore militare di Pyongyang è tutt’altro che impreparato. Si tratta del quarto esercito più grande al mondo, con un potentissimo arsenale missilistico. Addirittura, nei suoi magazzini militari, si possono contare armi chimiche e, forse, batteriologiche. Insomma, un arsenale di tutto rispetto. La Difesa statunitense ritiene che la Corea del Nord non abbia a disposizione missili tanto potenti da poter colpire sulla costa occidentale degli States. Ma Seul, Tokyo, Guam o alcune basi poste nelle isole Hawaii sono bersagli più che plausibili per Kim Jong-Un.Mosca si rivela preoccupata. Serghei Lavrov, ministro degli esteri russo, ha richiamato i due paesi, invitandoli a “non flettere i muscoli”. In particolare, ha condotto un appello, rivolto sia gli Usa che la Corea del Nord, a “non sfruttare la situazione come pretesto per risolvere con mezzi militari obiettivi geopolitici”. Pechino si unisce alle parole dei vicini. Anche se gli americani sanno benissimo che dalla Repubblica Popolare cinese partono ingenti finanziamenti diretti verso la Corea del Nord. In quest’ottica, Pyongyang funge da Stato-satellite e da Stato-cuscinetto tra la Cina e le truppe americane dispiegate sul territorio sudcoreano. Gli Stati Uniti, a loro volta, farebbe comodo una guerra contro il Nord Corea, in funzione destabilizzatrice. Una ipotetica vittoria di Washington sulla Corea comunista significherebbe strappare un alleato importante alla Cina. Praticamente, si tratterebbe di colpire Pyongyang, per educare Pechino. Bisogna vedere se gli americani si sono fatti bene i calcoli. Al contrario, l’ex Impero celeste potrebbe cogliere l’occasione per condurre la sua guerra indiretta contro Washington. Sembra difficile pensare che interverrebbe direttamente nel conflitto, ma nulla esclude che possano arrivare consistenti aiuti a Pyongyang da parte dell’Esercito Popolare cinese.

 

Federico Campoli