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sabato 25 maggio 2013

Scenari di guerra

19/01/2013 09:37

Mali, pronte le truppe di terra

Diabali viene strappata agli islamisti, ora si pensa ad espugnare Konna

Mali, pronte le truppe di terra
Due allarmi bomba in Francia, uno a Tolosa e uno a Lione. Cresce la tensione in tutto il Maghreb. Ancora incerta la sorte degli ostaggi in Algeria

 

I 1400 soldati impegnati sul fronte maliano e ben presto diventeranno 2.500. Nulla esclude che questa cifra possa continuare ad aumentare. Ormai la Francia non può più limitarsi a bombardare con i propri caccia o con i droni degli Usa. Le operazioni di terra hanno già preso il via. Almeno arriva qualche buona notizia. Sembra che dopo giorni di combattimento “corpo a corpo”, le truppe francesi e quelle di Bamako siano riusciti a riconquistare Diabali. La città era stata presa dai miliziani islamisti il 14 gennaio. A nulla sono serviti i primi raid dell’aviazione di Parigi. Ora, l’obiettivo principale diventa la liberazione di Konna, città chiave per accedere alla regione settentrionale del paese. Sembrava che le bombe dei transalpini avessero costretto i jihadisti ad una fuga precipitosa. Ma i vessilli di Ansar al-Din sono tornati ben presto a sventolare sulla città. L’Unione Europea, intanto, continua ad indugiare e usa Parigi come ariete da sfondamento. Sono previste delle missioni da gran parte delle Nazioni, che serviranno solo ad addestrare le truppe dell’esercito maliano. “Supporto logistico” lo chiamano i “big” dell’Ue. Solo i paesi dell’Ecowas continuano ad inviare i loro contingenti. Hollande spera di non essere lasciato solo dai propri alleati europei, nel condurre le operazioni. Anche perché la riuscita della guerra in Mali sarà uno dei cavalli di battaglia con i quali il partito socialista potrebbe correre alle prossime elezioni. Il fallimento delle operazione, invece, potrebbe compromettere il mandato in atto. Ma volendo o no, i problemi sono già cominciati e in gran numero. Dal fallimento del blitz in Somalia, con la conseguente morte di un soldato e dell’ostaggio, al raid dell’esercito algerino per liberare i 41 civili, che ha comportato la morte di 35 tra i rapiti. Sapere poi che i fondamentalisti che si sono resi protagonisti dell’assalto alla stazione petrolifera di Is Amenas, imbracciavano fucili e lanciarazzi, fornite da Parigi durante la guerra contro Gheddaffi, non fa certo piacere all’Eliseo, né a gran parte del mondo politico francese. Ma dovevano pensarci prima. La morte del raìs della “Rivoluzione Verde” ha dato il via ad una stagione di caos nel paese, che si sta ripercuotendo su tutta la regione del Maghreb. I fondamentalisti scorrazzano per le regioni meridionali di Algeria e Libia, trafficando in droga ed armi. Parte dura l’accusa di Marine Le Pen, leader del Front National, che indica come “l’esercito stia tentando di riparare agli errori geopolitici commessi sia sotto il governo di Sarkozy, sia sotto quello di Hollande”.  Poi aggiunge che la colpa della Francia consiste nell’aver armato i ribelli sia in Libia, che in Siria, ma la classe politica che ha preso queste decisioni dovrà “fare mea culpa”, così come “dovrà fare l’Europa, visto che ha pesanti responsabilità nella situazione attuale”.
Continua a crescere la tensione da una parte all’altra del Mediterraneo. In tutta l’Africa settentrionale, le pressioni messe in atto dai salafiti stanno rendendo la vita difficile ai governi “democratici”, che sostanzialmente devono mostrarsi dalla parte dell’Occidente. In Egitto, gli estremisti islamici hanno inscenato una manifestazione sotto l’ambasciata francese al Cairo. Circa 2000 egiziani infuriati si sono radunati per la protesta contro l’intervento in Mali. A loro si è unito anche il capo della jihad Al Zawahiri, che ha chiesto di dare sostegno ai “mujaheddin del Mali”. Ma i francesi devono aver paura adesso anche sul territorio internazionale. Nel giro di una sola giornata si sono registrati due allarmi bomba in Francia, uno a Tolosa e uno a Lione, dove le autorità hanno dato ordine di evacuare le stazioni della metro. Per fortuna, non è esploso alcun ordigno, ma la tensione è alta e Hollande è costretto a girare su di un’auto blindata.
In Algeria sarebbero ancora una 60ina gli ostaggi degli islamisti e scendono a quota 30 le vittime dell’intervento dell’esercito.  Tra i sequestratori i morti invece sarebbero 18. I miliziani ora vogliono negoziare il rilascio e chiedono che gli Stati Uniti liberino due dei loro compagni detenuti. Intanto, le forze di Algeri stanno accerchiando il sito petrolifero, dove i terroristi sono arroccati da tre giorni ormai, anche se per il momento si evita lo scontro diretto, per evitare un altro disastro.
I 1400 soldati impegnati sul fronte maliano e ben presto diventeranno 2.500. Nulla esclude che questa cifra possa continuare ad aumentare. Ormai la Francia non può più limitarsi a bombardare con i propri caccia o con i droni degli Usa. Le operazioni di terra hanno già preso il via. Almeno arriva qualche buona notizia. Sembra che dopo giorni di combattimento “corpo a corpo”, le truppe francesi e quelle di Bamako siano riusciti a riconquistare Diabali. La città era stata presa dai miliziani islamisti il 14 gennaio. A nulla sono serviti i primi raid dell’aviazione di Parigi. Ora, l’obiettivo principale diventa la liberazione di Konna, città chiave per accedere alla regione settentrionale del paese. Sembrava che le bombe dei transalpini avessero costretto i jihadisti ad una fuga precipitosa. Ma i vessilli di Ansar al-Din sono tornati ben presto a sventolare sulla città. L’Unione Europea, intanto, continua ad indugiare e usa Parigi come ariete da sfondamento. Sono previste delle missioni da gran parte delle Nazioni, che serviranno solo ad addestrare le truppe dell’esercito maliano. “Supporto logistico” lo chiamano i “big” dell’Ue. Solo i paesi dell’Ecowas continuano ad inviare i loro contingenti. Hollande spera di non essere lasciato solo dai propri alleati europei, nel condurre le operazioni. Anche perché la riuscita della guerra in Mali sarà uno dei cavalli di battaglia con i quali il partito socialista potrebbe correre alle prossime elezioni. Il fallimento delle operazione, invece, potrebbe compromettere il mandato in atto. Ma volendo o no, i problemi sono già cominciati e in gran numero. Dal fallimento del blitz in Somalia, con la conseguente morte di un soldato e dell’ostaggio, al raid dell’esercito algerino per liberare i 41 civili, che ha comportato la morte di 35 tra i rapiti. Sapere poi che i fondamentalisti che si sono resi protagonisti dell’assalto alla stazione petrolifera di Is Amenas, imbracciavano fucili e lanciarazzi, fornite da Parigi durante la guerra contro Gheddaffi, non fa certo piacere all’Eliseo, né a gran parte del mondo politico francese. Ma dovevano pensarci prima. La morte del raìs della “Rivoluzione Verde” ha dato il via ad una stagione di caos nel paese, che si sta ripercuotendo su tutta la regione del Maghreb. I fondamentalisti scorrazzano per le regioni meridionali di Algeria e Libia, trafficando in droga ed armi. Parte dura l’accusa di Marine Le Pen, leader del Front National, che indica come “l’esercito stia tentando di riparare agli errori geopolitici commessi sia sotto il governo di Sarkozy, sia sotto quello di Hollande”.  Poi aggiunge che la colpa della Francia consiste nell’aver armato i ribelli sia in Libia, che in Siria, ma la classe politica che ha preso queste decisioni dovrà “fare mea culpa”, così come “dovrà fare l’Europa, visto che ha pesanti responsabilità nella situazione attuale”.Continua a crescere la tensione da una parte all’altra del Mediterraneo. In tutta l’Africa settentrionale, le pressioni messe in atto dai salafiti stanno rendendo la vita difficile ai governi “democratici”, che sostanzialmente devono mostrarsi dalla parte dell’Occidente. In Egitto, gli estremisti islamici hanno inscenato una manifestazione sotto l’ambasciata francese al Cairo. Circa 2000 egiziani infuriati si sono radunati per la protesta contro l’intervento in Mali. A loro si è unito anche il capo della jihad Al Zawahiri, che ha chiesto di dare sostegno ai “mujaheddin del Mali”. Ma i francesi devono aver paura adesso anche sul territorio internazionale. Nel giro di una sola giornata si sono registrati due allarmi bomba in Francia, uno a Tolosa e uno a Lione, dove le autorità hanno dato ordine di evacuare le stazioni della metro. Per fortuna, non è esploso alcun ordigno, ma la tensione è alta e Hollande è costretto a girare su di un’auto blindata.In Algeria sarebbero ancora una 60ina gli ostaggi degli islamisti e scendono a quota 30 le vittime dell’intervento dell’esercito.  Tra i sequestratori i morti invece sarebbero 18. I miliziani ora vogliono negoziare il rilascio e chiedono che gli Stati Uniti liberino due dei loro compagni detenuti. Intanto, le forze di Algeri stanno accerchiando il sito petrolifero, dove i terroristi sono arroccati da tre giorni ormai, anche se per il momento si evita lo scontro diretto, per evitare un altro disastro.

 

Federico Campoli