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venerdì 15 dicembre 2017

L'emergenza

06/12/2017 16:13

Ma quale ripresa? Italia sempre più povera

Il rapporto Istat fotografa un paese ancora in gravi difficoltà

Ma quale ripresa? Italia sempre più povera
Ben 18 milioni di cittadini, praticamente uno su tre, a rischio. Aumenta anche la disuguaglianza economica

 

Ben 18 milioni di cittadini, praticamente un italiano su tre, è a rischio povertà o esclusione sociale. È l’ennesimo scenario allarmante quello fotografato dall’Istat in un paese ancora in ginocchio a causa della crisi economica. 
Il rapporto intitolato “Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie” riferito al 2016, evidenzia come la condizione è peggiorata rispetto all’anno è precedente: la percentuale delle persone in difficoltà è passata infatti dal 28,7% nel 2015 al 30%. Per l’istituto di statistica gli obiettivi della Strategia Europa 2020 sono “ancora lontani”: la popolazione esposta a rischio di povertà (pari a 18.136.663 individui) “è superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto”.
Aumenta “sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)”.
E se si registra “una crescita di reddito disponibile e potere d'acquisto” si associa però a “un aumento della disuguaglianza economica”. Nel 2015, in particolare, “la crescita del reddito è stata più intensa per la quinta parte più ricca della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata”. Per questi motivi la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è ulteriormente allargata. Segno evidente di come il ceto medio si stia riducendo.
Analizzando l’area territoriale viene evidenziato come sia il Mezzogiorno il più esposto al rischio di povertà o esclusione sociale: 46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015. Ad essere in ginocchio insomma è quasi la metà dei residenti. Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione. Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%). 
Osservando il reddito viene evidenziato come metà delle famiglie residenti in Italia vive con 2.000 euro al mese. Quello medio, è invece di 2.500 euro ossia 29.988 euro all'anno (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). I redditi, spiega l'Istat, risentono del “sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata”. Quindi, “esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3”.  Metà delle famiglie residenti in Italia invece percepiscono un reddito netto non superiore a 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).  L'aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare è 19,4%, in lieve calo rispetto al 2014 (-0,25 punti percentuali). Si riduce il carico fiscale sulle prime due classi di reddito (0-15.000, 15.000-25.000 euro) delle famiglie con principale percettore un lavoratore dipendente, per gli effetti della detrazione Irpef di 80 euro.  
Ben 18 milioni di cittadini, praticamente un italiano su tre, è a rischio povertà o esclusione sociale. È l’ennesimo scenario allarmante quello fotografato dall’Istat in un paese ancora in ginocchio a causa della crisi economica. 

 

Il rapporto intitolato “Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie” riferito al 2016, evidenzia come la condizione è peggiorata rispetto all’anno è precedente: la percentuale delle persone in difficoltà è passata infatti dal 28,7% nel 2015 al 30%. Per l’istituto di statistica gli obiettivi della Strategia Europa 2020 sono “ancora lontani”: la popolazione esposta a rischio di povertà (pari a 18.136.663 individui) “è superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto”.

Aumenta “sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)”.

E se si registra “una crescita di reddito disponibile e potere d'acquisto” si associa però a “un aumento della disuguaglianza economica”. Nel 2015, in particolare, “la crescita del reddito è stata più intensa per la quinta parte più ricca della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata”. Per questi motivi la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è ulteriormente allargata. Segno evidente di come il ceto medio si stia riducendo.

Analizzando l’area territoriale viene evidenziato come sia il Mezzogiorno il più esposto al rischio di povertà o esclusione sociale: 46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015. Ad essere in ginocchio insomma è quasi la metà dei residenti. Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.

Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%). 

 

bf