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venerdì 15 dicembre 2017

Dall'Italia

06/12/2017 09:01

Bollette a 28 giorni? C’è voglia di rimborsi

Le compagnie dovranno tornare alla fatturazione mensile, ma sul pregresso rimane il nodo

Bollette a 28 giorni? C’è voglia di rimborsi
E intanto c'è il rischio che i gestori ridistribuiscano i costi rincarando la singola quota da pagare

 

OC. Le compagnie dovranno tornare alla fatturazione mensile, ma sul pregresso rimane il nodo 
TIT. Bollette a 28 giorni? C’è voglia di rimborsi
Dopo lo stop alle bollette da 28 giorni ci si interroga sui rimborsi sul pregresso. 
Secondo quanto prevede il decreto legge recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, meglio conosciuto come decreto fiscale, che è già stato approvato definitivamente dal Parlamento ed è legge a tutti gli effetti, le bollette di telefono, internet e pay tv dovranno coprire almeno un mese. Non saranno dunque più consentite quelle che si riferiscono soltanto 4 settimane. 
Viene quindi dichiarata illegittima la fatturazione a 28 giorni, anziché a 30, adottata dagli operatori nel 2015, creando in questo modo una tredicesima mensilità extra. Il che aveva comportato per gli utenti un maggior costo annuo dell’8,5%.
Inizialmente, per contrastare la scelta, la soluzione per il consumatore era chiedere alla compagnia di recedere dal contratto.
Una pratica che fin dall’inizio era stata contestata dai consumatori, anche con un reclamo all’Antitrust,  e bocciata anche dall’Autorità Garante delle Comunicazioni.
Gli operatori del settore dovranno quindi adeguarsi alle nuove disposizioni. Anche se non subito: hanno infatti 4 mesi di tempo dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto per riprendere la fatturazione mensile o per multipli del mese (per esempio trimestrale) per tutti gli abbonamenti annuali. La legge ha infatti 120 giorni di tempo per adeguarsi. 
Nel frattempo i cittadini quindi continueranno a pagare a 28 giorni. 
E i soldi spesi verranno rimborsati? Pare di no.  
Rimane infatti il problema delle fatture pregresse allo stop. Dalle parole del ministro Calenda si evince che il divieto delle bollette a 28 giorni riguarderebbe solo il futuro. 
Le compagnie verranno sanzionate qualora non si adeguino al decreto con pene che vanno da un minimo di 240mila euro a un massimo di 5 milioni e l’obbligo di indennizzare i clienti (50 euro forfettari oltre 1 euro per ogni giorno di ritardo).
Sarà l’Agicom a vigilare sul rispetto delle nuove norme da parte degli operatori e comminerà le sanzioni in caso di inadempimento.
Ma la scelta di non rimborsare il pregresso non piace alle associazioni dei consumatori che sottolineano come lo stop non sia ancora sufficiente dato il danno subito dagli utenti. Si stima, infatti, che le compagnie telefoniche abbiano guadagnato dalle bollette a 28 giorni ben 1 miliardo di euro.
“Vietare la pratica di fatturazione a 28 giorni, peraltro già dichiarata fuorilegge dall’Agcom, non basta – aveva dichiarato qualche giorno fa presidente del Codacons Carlo Rienzi – qualsiasi provvedimento legislativo del Governo in tal senso dovrà necessariamente tenere conto dei rimborsi spettanti agli utenti. Questo perché se è illegale emettere bollette ogni 28 giorni, sono nulli tutti gli effetti che derivano da tale pratica, compresi i maggiori ricavi incassati dalle compagnie telefoniche dal 2015 a oggi che dovranno interamente essere restituiti ai consumatori”. L’associazione ha spiegato che tutti gli utenti danneggiati possono avviare la richiesta di risarcimento scaricando il modulo sul sito del Codacons. 
Dalle nuove disposizioni, si ricorda, rimangono escluse le compagnie energetiche (luce e gas), perché in questo caso vale il principio secondo il quale i costi sono legati ai relativi consumi. Così come fanno eccezione i servizi promozionali a carattere temporaneo di durata inferiore al mese e non rinnovabile. 
I big di telefoni, internet e pay tv dovranno invece tornare alla fatturazione mensile. E il rischio è che i gestori ridistribuiscano i costi sulle 12 mensilità rincarando la singola quota da pagare.
Dopo lo stop alle bollette da 28 giorni ci si interroga sui rimborsi sul pregresso. Secondo quanto prevede il decreto legge recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, meglio conosciuto come decreto fiscale, che è già stato approvato definitivamente dal Parlamento ed è legge a tutti gli effetti, le bollette di telefono, internet e pay tv dovranno coprire almeno un mese. Non saranno dunque più consentite quelle che si riferiscono soltanto 4 settimane. 

 

Viene quindi dichiarata illegittima la fatturazione a 28 giorni, anziché a 30, adottata dagli operatori nel 2015, creando in questo modo una tredicesima mensilità extra. Il che aveva comportato per gli utenti un maggior costo annuo dell’8,5%.Inizialmente, per contrastare la scelta, la soluzione per il consumatore era chiedere alla compagnia di recedere dal contratto.

Una pratica che fin dall’inizio era stata contestata dai consumatori, anche con un reclamo all’Antitrust,  e bocciata anche dall’Autorità Garante delle Comunicazioni.

Gli operatori del settore dovranno quindi adeguarsi alle nuove disposizioni. Anche se non subito: hanno infatti 4 mesi di tempo dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto per riprendere la fatturazione mensile o per multipli del mese (per esempio trimestrale) per tutti gli abbonamenti annuali. La legge ha infatti 120 giorni di tempo per adeguarsi. 

Nel frattempo i cittadini quindi continueranno a pagare a 28 giorni. 

E i soldi spesi verranno rimborsati? Pare di no. 

Rimane infatti il problema delle fatture pregresse allo stop. Dalle parole del ministro Calenda si evince che il divieto delle bollette a 28 giorni riguarderebbe solo il futuro. Le compagnie verranno sanzionate qualora non si adeguino al decreto con pene che vanno da un minimo di 240mila euro a un massimo di 5 milioni e l’obbligo di indennizzare i clienti (50 euro forfettari oltre 1 euro per ogni giorno di ritardo).

Sarà l’Agicom a vigilare sul rispetto delle nuove norme da parte degli operatori e comminerà le sanzioni in caso di inadempimento.Ma la scelta di non rimborsare il pregresso non piace alle associazioni dei consumatori che sottolineano come lo stop non sia ancora sufficiente dato il danno subito dagli utenti. Si stima, infatti, che le compagnie telefoniche abbiano guadagnato dalle bollette a 28 giorni ben 1 miliardo di euro.

“Vietare la pratica di fatturazione a 28 giorni, peraltro già dichiarata fuorilegge dall’Agcom, non basta – aveva dichiarato qualche giorno fa presidente del Codacons Carlo Rienzi – qualsiasi provvedimento legislativo del Governo in tal senso dovrà necessariamente tenere conto dei rimborsi spettanti agli utenti. Questo perché se è illegale emettere bollette ogni 28 giorni, sono nulli tutti gli effetti che derivano da tale pratica, compresi i maggiori ricavi incassati dalle compagnie telefoniche dal 2015 a oggi che dovranno interamente essere restituiti ai consumatori”. L’associazione ha spiegato che tutti gli utenti danneggiati possono avviare la richiesta di risarcimento scaricando il modulo sul sito del Codacons. 

Dalle nuove disposizioni, si ricorda, rimangono escluse le compagnie energetiche (luce e gas), perché in questo caso vale il principio secondo il quale i costi sono legati ai relativi consumi. Così come fanno eccezione i servizi promozionali a carattere temporaneo di durata inferiore al mese e non rinnovabile. 

I big di telefoni, internet e pay tv dovranno invece tornare alla fatturazione mensile. E il rischio è che i gestori ridistribuiscano i costi sulle 12 mensilità rincarando la singola quota da pagare.