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venerdì 15 dicembre 2017

L'emergenza

12/10/2017 14:00

Poste, pacchi ostaggio dei facchini

La protesta a Carpiano ha generato lo stop delle consegne: centinaia di migliaia i clienti danneggiati

Poste, pacchi ostaggio dei facchini
L’azienda: 'Il blocco crea anche problemi igienico sanitari accertati dalla autorità a causa della merce deperibile. Se non si trova una soluzione siamo pronti a chiudere il deposito'

OC. La protesta a Carpiano ha generato lo stop delle consegne: migliaia i clienti danneggiati
TIT. Poste, pacchi ostaggio dei facchini
SOM. L’azienda: “Il blocco crea anche problemi igienico sanitari accertati dalla autorità a causa 
della merce deperibile. Se non si trova una soluzione siamo pronti a chiudere il deposito”
Migliaia di pacchi in ostaggio di facchini in sciopero. Un blocco che si ripercuote inevitabilmente su tanti cittadini in attesa della merce che dovrebbe arrivare per posta. Ma in realtà resta ferma. Un effetto della protesta nel sito SDA (la società colosso delle spedizioni controllata da Poste Italiane) di Carpiano, Milano, dove alcuni dipendenti di una cooperativa che gestisce in subappalto alcuni servizi del corriere da oltre un mese hanno deciso di incrociare le braccia. 
Motivo? Il trasferimento dell’appalto della gestione dalla cooperativa Team Coop del consorzio Cpl alla cooperativa Siviglia del consorzio Ucsa. Trasferimento che il sindacato Slo Cobas ha accettato mentre lo S.I.Cobas non ha voluto firmare dando vita alla protesta.
Alla base l’insoddisfazione delle nuove prospettive di lavoro con alcuni lavoratori decisi ad andare avanti ad oltranza fino all’accoglimento delle loro proposte. Il problema sarebbe che le cooperative appaltanti del servizio spuntano, durano poco tempo e poi scompaiono, azzerando le condizioni contrattuali e ritardando il pagamento degli stipendi.
L’effetto della protesta sono 70.000 pacchi e lettere fermi, i manifestanti infatti non concedono possibilità di accesso al sito e neppure di recupero della merce: ci sono indumenti, libri, oggetti personali o oggetti da lavoro, ma anche merce deperibile. “Come ormai noto – riferiscono in una nota Poste Italiane e SDA - il sito è bloccato da poche decine di manifestanti e da oltre un mese non c'è possibilità di accesso e di recupero di circa 70mila pacchi. All'interno dei capannoni vi è merce deperibile che sta generando problemi igienico sanitari accertati dalle autorità competenti”.
Una guerra dei pacchi iniziata le scorse settimane e che si trascina nonostante, spiegano Sda-Poste, la disponibilità concessa dall'azienda di spedizioni “alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni locali, in numerose e reiterate occasioni, al fine di trovare un accordo per portare alla normalità una situazione disastrosa che ha messo in ginocchio l'azienda e compromesso senza alcun dubbio le relazioni con gli attuali clienti che sono ostaggio, come Sda, della situazione venuta a crearsi”. 
Sempre più critica infatti la situazione sul terreno delle spedizioni con Sda che rischia di perdere i grossi clienti, come Amazon. 
“La stragrande maggioranza dei lavoratori vuole difendere la propria dignità e il proprio posto di lavoro e tornare a compiere il servizio normalmente; verso i cittadini, che attendono da settimane i loro acquisti, l'azienda esprimere rammarico per una circostanza davvero paradossale - si legge nel comunicato - Tutte le possibili strade negoziali sono state percorse, sono stati esposti presso il Senato e in maniera reiterata presso tutte le Autorità competenti a livello territoriale, i fatti e le ragioni delle parti, a questo punto SDA ha l'assoluta necessità che le Istituzioni locali consentano alle maestranze di tornare nel proprio luogo di lavoro e di ritornare a svolgere il servizio per i fornitori, per i dipendenti e per i cittadini. In caso contrario l'azienda valuterà, nel breve, se tenere aperto il sito di Milano oppure compiere scelte diverse”.
Insomma Poste Italiane, che controlla Sda, tenta l'ultimo appello altrimenti si è detta pronta a chiudere il deposito delle consegne.
L'azienda, che ha 1500 lavoratori diretti, sta infatti subendo le conseguenze dei blocchi dell'attività in particolare nel sito di Milano dove lo stallo prosegue da settimane, sostenuto dal sindacato di base. A Carpiano ci sono 400 facchini, quasi tutti extracomunitari, per nulla intenzione a perdere il posto di lavoro e quindi il permesso di soggiorno.  Contrasti interni si registrano anche a Bologna, nonostante ci sia soddisfazione per l'accordo per la cassa integrazione a rotazione, e nelle varie città di Roma, Brescia, Firenze, Padova, Torino.
 “Apriamo una procedura per la cassa integrazione, non vogliamo penalizzare i lavoratori con i licenziamenti” aveva spiegato pochi giorni fa l'amministratore delegato di Sda, Paolo Rangoni, al termine del tavolo al ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza relativa alla società che si occupa della distribuzione dei pacchi, aggiungendo che l'obiettivo dell'avvio della procedura per gli ammortizzatori sociali non ha come fine i licenziamenti: “ci vorranno 75 giorni per attivarla. Lo facciamo per senso di responsabilità, per non lasciare nulla di intentato, per non privarci di alcuno strumento visto che ancora non conosciamo l'impatto sui volumi”.
Intanto aumenta l’insoddisfazione anche tra i destinatari della merce: c’è chi si è affidata alle associazioni di consumatori come il Codacons, che ha già presentato due esposti in Procura, a Roma e Milano, e chi si sfoga sui social.  Diversi gli utenti del web che hanno postato commenti sulla pagina Facebook  Adiconsum, in cui si trovano anche le indicazioni su “cosa fare se non hai ricevuto un pacco”. “Attendo un pacco dal 12 settembre: risulta fermo all'hub di Milano dal 19 settembre, poi più nulla. Adesso la merce, oltretutto nuova, non mi serve più, era urgente: come mi risarciscono?”, scrive Cristina. “Non è possibile sto attendendo un pacco spedito il 13/9 e in ostaggio dal 19/9 a Milano e mi sento dire che non ne possono niente e non sanno quando riprenderà il regolare servizio. È scandaloso, una vergogna” posta Gianluca. Poi Sergio che lamenta: “Tra due giorni fa un mese che aspetto la merce che ormai non mi serve più perso cliente guadagno e probabilmente il capitale di ben 370 euro...il mittente dice che lui ha spedito regolarmente e non mi risarcisce di nulla, domanda chi allora o sono il pollo di turno?”.
Barbara Fruch
Migliaia di pacchi in ostaggio di facchini in sciopero. Un blocco che si ripercuote inevitabilmente su tanti cittadini in attesa della merce che dovrebbe arrivare per posta. Ma in realtà resta ferma. Un effetto della protesta nel sito SDA (la società colosso delle spedizioni controllata da Poste Italiane) di Carpiano, Milano, dove alcuni dipendenti di una cooperativa che gestisce in subappalto alcuni servizi del corriere da oltre un mese hanno deciso di incrociare le braccia. 

Motivo? Il trasferimento dell’appalto della gestione dalla cooperativa Team Coop del consorzio Cpl alla cooperativa Siviglia del consorzio Ucsa. Trasferimento che il sindacato Slo Cobas ha accettato mentre lo S.I.Cobas non ha voluto firmare dando vita alla protesta.

Alla base l’insoddisfazione delle nuove prospettive di lavoro con alcuni lavoratori decisi ad andare avanti ad oltranza fino all’accoglimento delle loro proposte. Il problema sarebbe che le cooperative appaltanti del servizio spuntano, durano poco tempo e poi scompaiono, azzerando le condizioni contrattuali e ritardando il pagamento degli stipendi.

L’effetto della protesta sono 70.000 pacchi e lettere fermi, i manifestanti infatti non concedono possibilità di accesso al sito e neppure di recupero della merce: ci sono indumenti, libri, oggetti personali o oggetti da lavoro, ma anche merce deperibile. “Come ormai noto – riferiscono in una nota Poste Italiane e SDA - il sito è bloccato da poche decine di manifestanti e da oltre un mese non c'è possibilità di accesso e di recupero di circa 70mila pacchi. All'interno dei capannoni vi è merce deperibile che sta generando problemi igienico sanitari accertati dalle autorità competenti”.

Una guerra dei pacchi iniziata le scorse settimane e che si trascina nonostante, spiegano Sda-Poste, la disponibilità concessa dall'azienda di spedizioni “alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni locali, in numerose e reiterate occasioni, al fine di trovare un accordo per portare alla normalità una situazione disastrosa che ha messo in ginocchio l'azienda e compromesso senza alcun dubbio le relazioni con gli attuali clienti che sono ostaggio, come Sda, della situazione venuta a crearsi”. 

Sempre più critica infatti la situazione sul terreno delle spedizioni con Sda che rischia di perdere i grossi clienti, come Amazon. 

“La stragrande maggioranza dei lavoratori vuole difendere la propria dignità e il proprio posto di lavoro e tornare a compiere il servizio normalmente; verso i cittadini, che attendono da settimane i loro acquisti, l'azienda esprimere rammarico per una circostanza davvero paradossale - si legge nel comunicato - Tutte le possibili strade negoziali sono state percorse, sono stati esposti presso il Senato e in maniera reiterata presso tutte le Autorità competenti a livello territoriale, i fatti e le ragioni delle parti, a questo punto SDA ha l'assoluta necessità che le Istituzioni locali consentano alle maestranze di tornare nel proprio luogo di lavoro e di ritornare a svolgere il servizio per i fornitori, per i dipendenti e per i cittadini. In caso contrario l'azienda valuterà, nel breve, se tenere aperto il sito di Milano oppure compiere scelte diverse”.

Insomma Poste Italiane, che controlla Sda, tenta l'ultimo appello altrimenti si è detta pronta a chiudere il deposito delle consegne.

L'azienda, che ha 1500 lavoratori diretti, sta infatti subendo le conseguenze dei blocchi dell'attività in particolare nel sito di Milano dove lo stallo prosegue da settimane, sostenuto dal sindacato di base. A Carpiano ci sono 400 facchini, quasi tutti extracomunitari, per nulla intenzione a perdere il posto di lavoro e quindi il permesso di soggiorno. Contrasti interni si registrano anche a Bologna, nonostante ci sia soddisfazione per l'accordo per la cassa integrazione a rotazione, e nelle varie città di Roma, Brescia, Firenze, Padova, Torino. 

“Apriamo una procedura per la cassa integrazione, non vogliamo penalizzare i lavoratori con i licenziamenti” aveva spiegato pochi giorni fa l'amministratore delegato di Sda, Paolo Rangoni, al termine del tavolo al ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza relativa alla società che si occupa della distribuzione dei pacchi, aggiungendo che l'obiettivo dell'avvio della procedura per gli ammortizzatori sociali non ha come fine i licenziamenti: “ci vorranno 75 giorni per attivarla. Lo facciamo per senso di responsabilità, per non lasciare nulla di intentato, per non privarci di alcuno strumento visto che ancora non conosciamo l'impatto sui volumi”.

Intanto aumenta l’insoddisfazione anche tra i destinatari della merce: c’è chi si è affidata alle associazioni di consumatori come il Codacons, che ha già presentato due esposti in Procura, a Roma e Milano, e chi si sfoga sui social.  Diversi gli utenti del web che hanno postato commenti sulla pagina Facebook  Adiconsum, in cui si trovano anche le indicazioni su “cosa fare se non hai ricevuto un pacco”. “Attendo un pacco dal 12 settembre: risulta fermo all'hub di Milano dal 19 settembre, poi più nulla. Adesso la merce, oltretutto nuova, non mi serve più, era urgente: come mi risarciscono?”, scrive Cristina. “Non è possibile sto attendendo un pacco spedito il 13/9 e in ostaggio dal 19/9 a Milano e mi sento dire che non ne possono niente e non sanno quando riprenderà il regolare servizio. È scandaloso, una vergogna” posta Gianluca. Poi Sergio che lamenta: “Tra due giorni fa un mese che aspetto la merce che ormai non mi serve più perso cliente guadagno e probabilmente il capitale di ben 370 euro...il mittente dice che lui ha spedito regolarmente e non mi risarcisce di nulla, domanda chi allora o sono il pollo di turno?”.

Barbara Fruch