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martedì 21 novembre 2017

Italia a rotoli

12/09/2017 07:19

Belli, onesti, giovani. Ed emigrati

Cresce il desiderio dei nostri ragazzi di lasciare l’Italia per lavoro. Andando fino in Australia, se necessario

Belli, onesti, giovani. Ed emigrati

 

Cresce il desiderio dei nostri ragazzi di lasciare l’Italia per lavoro
Belli, onesti, giovani. Ed emigrati
di Igor Traboni
Sono sempre di più gli italiani che emigrano in cerca di lavoro (praticamente siamo tornati ai livelli del dopoguerra, ma questi dati sono stati snobbati dalla grande e compiacente stampa e nei giorni scorsi siamo stati tra i pochi a riportarli) e sono sempre tanti, tantissimi – sempre di più – i giovani che non vedono l’ora di salire su un aereo o su un treno per andar via dall’Italia. Sempre e solo in cerca di lavoro, di quel lavoro che qui non c’è e non viene creato.
Secondo l’ultima rivelazione Infojobs, infatti, il 35% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni vorrebbe poter sviluppare la propria carriera professionale in Italia. Ergo:  il 65% dei giovani sarebbe disposto a lavorare all'estero e oltre la metà sarebbe sì disposta poi a tornare, ma solo a fronte di un’offerta altrettanto vantaggiosa. Come dire: addio, non torneremo più. E oltre il 20% di questi giovani si dice disposto a lasciare l’Italia anche senza sicurezze di trovare un lavoro all’estero, pur di andar via.
Andar via per lavoro, ma anche per cercare – e trovare – una migliore qualità della vita e ambienti lavorativi che mettano al centro la meritocrazia, ovvero l’esatto opposto della raccomandazione.
Dalla ricerca emerge un altro dato interessante: la mèta lavorativa più ambita dai nostri giovani è sempre il Regno Unito, con tanti saluti alla campagna denigratoria messa su attorno alla Brexit. C’è poi la solita Svizzera, soprattutto per ragioni di vicinato, ma anche la Germania della cancelliera Angela Merkel e quindi la Spagna, altra nazione che fino a pochi anni fa stava come noi e che nel frattempo ha saputo togliersi le pezze dal sedere. Dovendo andar lontano dall’Europa, i giovani italiani preferirebbero di gran lunga Stati Uniti e Canada, ma c’è una buona richiesta anche per il Giappone e per l’Australia. Come tanti Alberto Sordi: belli, onesti. E di nuovo emigrati. Fosse pure a Bun Bun Ga, quindici abitanti in mezzo al deserto australiano.



Sono sempre di più gli italiani che emigrano in cerca di lavoro (praticamente siamo tornati ai livelli del dopoguerra, ma questi dati sono stati snobbati dalla grande e compiacente stampa e nei giorni scorsi siamo stati tra i pochi a riportarli) e sono sempre tanti, tantissimi – sempre di più – i giovani che non vedono l’ora di salire su un aereo o su un treno per andar via dall’Italia. Sempre e solo in cerca di lavoro, di quel lavoro che qui non c’è e non viene creato.
Secondo l’ultima rivelazione Infojobs, infatti, il 35% dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni vorrebbe poter sviluppare la propria carriera professionale in Italia. Ergo:  il 65% dei giovani sarebbe disposto a lavorare all'estero e oltre la metà sarebbe sì disposta poi a tornare, ma solo a fronte di un’offerta altrettanto vantaggiosa. Come dire: addio, non torneremo più. E oltre il 20% di questi giovani si dice disposto a lasciare l’Italia anche senza sicurezze di trovare un lavoro all’estero, pur di andar via. 
Andar via per lavoro, ma anche per cercare – e trovare – una migliore qualità della vita e ambienti lavorativi che mettano al centro la meritocrazia, ovvero l’esatto opposto della raccomandazione.
Dalla ricerca emerge un altro dato interessante: la mèta lavorativa più ambita dai nostri giovani è sempre il Regno Unito, con tanti saluti alla campagna denigratoria messa su attorno alla Brexit. C’è poi la solita Svizzera, soprattutto per ragioni di vicinato, ma anche la Germania della cancelliera Angela Merkel e quindi la Spagna, altra nazione che fino a pochi anni fa stava come noi e che nel frattempo ha saputo togliersi le pezze dal sedere. Dovendo andar lontano dall’Europa, i giovani italiani preferirebbero di gran lunga Stati Uniti e Canada, ma c’è una buona richiesta anche per il Giappone e per l’Australia. Come tanti Alberto Sordi: belli, onesti. E di nuovo emigrati. Fosse pure a Bun Bun Ga, quindici abitanti in mezzo al deserto australiano.