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sabato 23 settembre 2017

Primo Piano

17/05/2017 17:47

Le sinistre politiche hanno affondato l’Italia

Disoccupazione altissima, disuguaglianze in aumento, scomparsa di classe operaia e borghesia, 7 giovani su 10 ancora a casa con i genitori

Le sinistre politiche hanno affondato l’Italia
Il rapporto annuale dell'Istat è sconcertante e certifica gli insuccessi dei governi targati Pd

 

L’Istat torna a certificare l’insuccesso delle politiche economiche della sinistra, ma mai come questa volta il risultato è impietoso: disoccupazione a livelli altissimi, disuguaglianze in aumento dalle esplosioni delle classi sociali, over-65 più numerosi d’Europa, maggioranza d’impiegati e pensionati, scomparsa della classe operaia e della borghesia. Per un totale di 3 milioni e 590mila famiglie (nel 2016) senza redditi da lavoro. Si tratta del 13,9% del totale della popolazione, con la percentuale più alta che si registra, neanche a dirlo, nel Mezzogiorno (22%).

Altro che crescita, l’Italia continua a tenere il freno a mano tirato. Nel rapporto annuale 2017 l’Istat ricostruisce la nostra società ed il verdetto è sconcertante; tra ragazzi (7 su 10) che continuano a vivere a casa con i propri genitori fino a 35 anni, travolti da una disoccupazione arrivata a livelli inimmaginabile. Per un esercito di giovani, 8,6 milioni, costretti a fare la figura dei “bamboccioni”. In un Paese, il nostro, che continua ad aggiudicarsi la maglia nera in Ue anche per i Neet, acronimo inglese che sta per giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione. La percentuale da noi è del 24,3% contro il 14,2% della media europea.

Il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, nella presentazione del Rapporto annuale al Parlamento è chiarissimo: “L’Italia ha consolidato il processo di ripresa iniziato nel 2015, ma nella fase attuale il processo di crescita stenta tuttavia ad affermarsi pienamente”.

L’istituto nazionale di statistica, nel suo elaborato, ha diviso il Paese in nove gruppi: quello economicamente più svantaggiato riguarda le famiglie a basso reddito con stranieri (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone). Seguono i nuclei di soli italiani (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti). Con la classe operaia “che ha perso il suo connotato univoco mentre la piccola borghesia si distribuisce su gruppi più sociali”. Il tutto mentre la spesa per i consumi delle famiglie ricche, della cosiddetta “classe dirigente”, è più che doppia rispetto a quella dei nuclei sull’ultimo gradino del podio.

Persiste inoltre il “dualismo territoriale”. Nel Mezzogiorno sono infatti presenti maggiori gruppi sociali con profili meno agiati. D’altra parte, sottolinea l’Istat, “la capacità redistributiva dell’intervento pubblico è in Italia tra le più basse d’Europa”.

Capitolo imprese. La sopravvivenza delle aziende alla crisi è legata alla capacità di esportare e di mettere in atto forme d’internazionalizzazione complesse.

Non siamo neanche più alla frutta, ma direttamente al dessert. L’Italia è alla deriva ma c’è chi ancora continua a sostenere che il peggio è passato e che le cose procedono nel verso giusto. Ma allo stato degli atti, #c’èpocodastaresereni. 

 

 

Marco Zappa