Cerca nel sito:

mercoledì 23 maggio 2018

L'indagine

27/06/2016 14:12

La macchina statale? Sprecona e costosa

Record per l’acquisto di beni e servizi nella Pubblica amministrazione. Nessun Paese dell'area Euro spende come l'Italia

La macchina statale? Sprecona e costosa

 

Quanto spende lo Stato per l’acquisto di beni e servizi? Troppo, più di tutti. La Pubblica Amministrazione italiana, infatti, si attesta attorno ai 90 miliardi di euro e pesa per il 5,6% del Pil, una cifra monstre irrangiugibile negli altri Paesi. In Spagna, ad esempio, la spesa si ferma al 5,3%, in Francia al 5,2% mentre in Germania ad appena il 4,8% del Pil. 
Ciò vuol dire, fa notare la Cgia di Mestre che ha condotto la ricerca, che al netto degli stipendi “una buona parte della spesa per garantirne il funzionamento della macchina non è efficiente”. 
Nei consumi c’è un po’ di tutto: dalle spese di manutenzione ordinaria, gli acquisti di cancelleria, le spese energetiche e di esercizio dei mezzi di trasporto, i servizi di ricerca e sviluppo e di formazione del personale acquistati all’esterno, la quota parte annuale di acquisto di macchinari. Ci sono anche i farmaci utilizzati all’interno delle strutture sanitarie.
Dunque la principale voce di spesa è la sanità: con 30,5 miliardi di euro spesi per l’acquisto di beni e servizi nel 2014, pari all’1,9% del Pil, registriamo un valore più del doppio rispetto a quanto sostenuto in media dai Paesi dell’area Euro (0,9%). Seguono con 15,8 miliardi di euro le spese per i “Servizi generali della Pa”: si tratta dei costi di funzionamento e di amministrazione di tutti i livelli di governo, escluse le spese che possono essere ricondotte ad altre funzioni specifiche; mentre con 10,8 miliardi di euro quelle per la “Protezione ambientale”, come ad esempio la manutenzione idro-geologica, asporto, ma anche lo smaltimento rifiuti, trattamento acque reflue, fognature. 
Che raggiungono quasi i due terzi della spesa complessiva per beni intermedi. E, ha rimarcato la Cgia, “i nodi dolenti si annidano soprattutto qui”. Anche perché nell’ultimo decennio i consumi sono cresciuti del 25%. L’indirizzo è chiaro: le cause vanno individuate soprattutto nella sanità e nella protezione ambientale.
Basti pensare che dal 2004 al 2014 la spesa nella sanità è esplosa (+61,5%) passando da 18,9 a 30,5 miliardi di euro del 2014, invece quella per la protezione ambientale, ascrivibile per la larga maggioranza alla gestione dei rifiuti, è salita del 78,%. 
L’analisi ha raschiato il fondale e, valutando il comportamento delle altre voci di spesa, i risultati forniscono alcune indicazioni interessanti. Dopo la sanità con la spesa per i servizi ospedalieri (quasi i 16 miliardi di euro nel 2014, con un più 38% rispetto al 2004) e quella della gestione dei rifiuti (quasi 9,1 miliardi di euro nel 2014, raddoppiate in 10 anni con un +95,6%), si collocano i servizi ambulatoriali, la cui spesa è salita del 70,1%.
In sensibile crescita anche la spesa per la voce “Prodotti medicinali, attrezzature ed apparecchi terapeutici” che passa da poco più di 1 miliardo di euro del 2004 a quasi 4 miliardi di euro nel 2014); tuttavia, come indicato dalla Ragioneria dello Stato, questo dipende sia dalla continua introduzione di farmaci innovativi (specie in campo oncologico), caratterizzati da un costo elevato che dalle politiche di incentivazione della distribuzione diretta dei farmaci attuate in diversi Servizi Sanitari Regionali. Inoltre la conseguente rimodulazione della spesa dalla farmaceutica convenzionata (market, che non rappresenta un costo intermedio) alla farmaceutica ospedaliera: che in effetti, in compensazione, negli ultimi 10 anni la spesa farmaceutica convenzionata è scesa di 3,6 miliardi di euro passando da 12 a 8,4 miliardi di euro.
Confermate le stime in calo per le spese dei servizi di polizia, fortemente denunciate dai rispettivi sindacati. In 10 anni sono scese del 16%, passando da 3 miliardi di euro a poco più di 2,5 miliardi di euro.
“Occorre eliminare gli sprechi e gli sperperi - ha concluso il segretario della Cgia, Renato Mason  - che purtroppo continuano ad albergare ancora adesso nelle nostre procedure legate agli acquisti”.

 

Quanto spende lo Stato per l’acquisto di beni e servizi? Troppo, più di tutti. La Pubblica Amministrazione italiana, infatti, si attesta attorno ai 90 miliardi di euro e pesa per il 5,6% del Pil, una cifra monstre irrangiugibile negli altri Paesi. In Spagna, ad esempio, la spesa si ferma al 5,3%, in Francia al 5,2% mentre in Germania ad appena il 4,8% del Pil. 

Ciò vuol dire, fa notare la Cgia di Mestre che ha condotto la ricerca, che al netto degli stipendi “una buona parte della spesa per garantirne il funzionamento della macchina non è efficiente”. 

Nei consumi c’è un po’ di tutto: dalle spese di manutenzione ordinaria, gli acquisti di cancelleria, le spese energetiche e di esercizio dei mezzi di trasporto, i servizi di ricerca e sviluppo e di formazione del personale acquistati all’esterno, la quota parte annuale di acquisto di macchinari. Ci sono anche i farmaci utilizzati all’interno delle strutture sanitarie.

Dunque la principale voce di spesa è la sanità: con 30,5 miliardi di euro spesi per l’acquisto di beni e servizi nel 2014, pari all’1,9% del Pil, registriamo un valore più del doppio rispetto a quanto sostenuto in media dai Paesi dell’area Euro (0,9%). Seguono con 15,8 miliardi di euro le spese per i “Servizi generali della Pa”: si tratta dei costi di funzionamento e di amministrazione di tutti i livelli di governo, escluse le spese che possono essere ricondotte ad altre funzioni specifiche; mentre con 10,8 miliardi di euro quelle per la “Protezione ambientale”, come ad esempio la manutenzione idro-geologica, asporto, ma anche lo smaltimento rifiuti, trattamento acque reflue, fognature. 

Che raggiungono quasi i due terzi della spesa complessiva per beni intermedi. E, ha rimarcato la Cgia, “i nodi dolenti si annidano soprattutto qui”. Anche perché nell’ultimo decennio i consumi sono cresciuti del 25%. L’indirizzo è chiaro: le cause vanno individuate soprattutto nella sanità e nella protezione ambientale.

Basti pensare che dal 2004 al 2014 la spesa nella sanità è esplosa (+61,5%) passando da 18,9 a 30,5 miliardi di euro del 2014, invece quella per la protezione ambientale, ascrivibile per la larga maggioranza alla gestione dei rifiuti, è salita del 78,%. 

L’analisi ha raschiato il fondale e, valutando il comportamento delle altre voci di spesa, i risultati forniscono alcune indicazioni interessanti. Dopo la sanità con la spesa per i servizi ospedalieri (quasi i 16 miliardi di euro nel 2014, con un più 38% rispetto al 2004) e quella della gestione dei rifiuti (quasi 9,1 miliardi di euro nel 2014, raddoppiate in 10 anni con un +95,6%), si collocano i servizi ambulatoriali, la cui spesa è salita del 70,1%.

In sensibile crescita anche la spesa per la voce “Prodotti medicinali, attrezzature ed apparecchi terapeutici” che passa da poco più di 1 miliardo di euro del 2004 a quasi 4 miliardi di euro nel 2014); tuttavia, come indicato dalla Ragioneria dello Stato, questo dipende sia dalla continua introduzione di farmaci innovativi (specie in campo oncologico), caratterizzati da un costo elevato che dalle politiche di incentivazione della distribuzione diretta dei farmaci attuate in diversi Servizi Sanitari Regionali. 

Confermate le stime in calo per le spese dei servizi di polizia, fortemente denunciate dai rispettivi sindacati. In 10 anni sono scese del 16%, passando da 3 miliardi di euro a poco più di 2,5 miliardi di euro.

“Occorre eliminare gli sprechi e gli sperperi - ha concluso il segretario della Cgia, Renato Mason  - che purtroppo continuano ad albergare ancora adesso nelle nostre procedure legate agli acquisti”.