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martedì 19 giugno 2018

Cronaca

12/06/2018 18:49

Operazione Alba Pontina: 25 arresti

Oltre 45 capi d'accusa, dall'estorsione allo spaccio: un blitz che ha portato all'esecuzione di altrettante ordinanze per associazione di tipo mafioso

Operazione Alba Pontina: 25 arresti

Si chiama "Operazione Alba Pontina": la lista dei reati elencati dal Procuratore aggiunto della DDA Michele Prestipino è lunga, oltre 45 capi d'accusa contestati a 25 persone, arrestate oggi dalle Squadre Mobili di Latina e Roma e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Il blitz ha portato ad altrettante ordinanze per associazione di tipo mafioso: associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, violenza privata, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e reati elettorali, tutti aggravati dalle modalità mafiose, sono solo alcuni dei reati contestati ai 25 arrestati.

La misura cautelare è stata emessa dal Gip di Roma, Antonella Minunni, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia capitolina. Un'indagine durata due anni, i cui dettagli sono stati resi noti questa mattina a Roma dal Procuratore Prestipino, dal capo della Squadra Mobile di Roma Luigi Silipo e di Roma Carmine Mosca, e dal Dirigente della I divisione del Servizio centrale operativo Vincenzo Nicolì.

Le forze dell'ordine hanno effettuato nelle scorse ore numerose perquisizioni impiegando anche unità cinofile e strumentazioni sofisticate, alla ricerca di nascondigli di armi e sostanze stupefacenti. L'inchiesta si è avvalsa anche delle dichiaratori di un collaboratore di giustizia del territorio, che ha collaborato alla ricostruzione della struttura del gruppo malavitoso che è stato individuato in un ramo della famiglia rom Di Silvio, facente capo ad Armando Di Silvio detto "Lallà".

Si parla di una attività malavitosa che vede, tra l'altro, tra i reati quello di estorsione, messo in atto spesso con modalità particolarmente violente e vessatorie: le richieste estorsive erano diventate seriali e coinvolgevano non solo imprenditori, ma anche professionisti tra cui avvocati, i quali addirittura sul finire del 2016 venivano sollecitati dal proprio Ordine professionale a denunciare le circostanze di questo tipo e a collaborare con le forze di polizia.

Questi i nomi degli arrestati: Armando Di Silvio, detto "Lallà", 52 anni; Angela Di Silvio, detta "Stella", 26 anni; Ferdinando Di Silvio, detto "Pupetto", 39 anni; Genoveffa Sara Di Silvio, detta "Sara", 23 anni; Gianluca Di Silvio, detto "Bruno", 22 anni; Giulia Di Silvio, 23 anni; Samuele Di Silvio, 28 anni; Francesca De Rosa, detta "Gioia", 20 anni; Sabina De Rosa, detta "Purì", 51 anni; Federico Arcieri, detto "Ico", 21 anni; Daniele Coppi, 32 anni; Mohamed Jandoubi, 31 anni; Hacene Ounissi, detto "Hassan", 35 anni; Agostino Riccardo, detto "Balò", 35 anni; Valentina Travali, 31 anni; Daniele Alfonsi, 56 anni; Massimiliano Alfonsi, 50 anni; Ismail El Ghayesh, 21 anni; Gianfranco Mastracci, 33 anni; Matteo Lombardi, 33 anni; Daniele Sicignano, detto "Canarino", 29 anni.

Agli arresti domiciliari sono finiti: Tiziano Cesari, 46 anni; Gianluca D'Amico, 23 anni; Antonio Fusco detto "Marcello", 55 anni; Francesca Zeoli, 33 anni.

Nel provvedimento cautelare vengono contestati anche reati elettorali previsti dal Codice Antimafia. Tra le vicende contestate al clan, un episodio estorsivo commesso da due delle donne (che in tutto sono ben sette): Sabina De Rosa e Sara Genoveffa Di Silvio, moglie e figlia di Armando, alle quali viene contestata l'estorsione ai danni della titolare di un negozio di casalinghi, in stato di gravidanza, da cui pretendevano di appropriarsi della merce corrispondendo un prezzo del tutto arbitrario e di gran lunga inferiore a quello effettivo.

Diverse le intercettazioni di cui si ha notizia: "A Latina comandiamo noi di Campo Boario... io, Armando e i figli", afferma al telefono Riccardo Agostino parlando con una delle vittime. L'intercettazione è citata nell'ordinanza di arresto firmata dal gip di Roma. "Stanotte uccidiamo te e le tue bambine", dice Agostino in un altro passaggio, sempre al telefono.

Ma non ci sono solo le estorsioni. Si parla anche di traffico di droga, gestito dal ramo femminile della famiglia guidato da Sabina De Rosa, compagna convivente di Armando, la cui casa era usata come centrale di spaccio. Era lei, secondo gli inquirenti, a gestire le donne del clan e tutte le operazioni di preparazione, confezionamento e vendita degli stupefacenti.

"La casa di Armando Di Silvio- ha spiegato il Capo della Squadra Mobile di Latina Carmine Mosca - era diventato un vero e proprio supermarket della droga". Le indagini hanno anche dimostrato come gli indagati non svolgessero alcuna attività lavorativa, pur avendo accumulato un patrimonio consistente.

"Un sentito ringraziamento alla Procura e gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Latina per l'operazione compiuta questa mattina all'alba con il coordinamento dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma - dice il Sindaco di Latina Damiano Coletta -. Per la prima volta nell'ordinanza cautelare si contesta l'aggravante del metodo mafioso riconoscendo l'esistenza di un gruppo criminale autoctono, che ha un trascorso a Latina e si è radicato nel tessuto sociale e nella storia di questa provincia. I nuovi arresti eseguiti oggi - aggiunge il Sindaco - confermano che viviamo una realtà complessa, purtroppo ancora inquinata che molti, troppi, sottovalutano o volutamente ignorano come di recente hanno dimostrato alcuni interventi e commenti ai rilievi mossi da quest'Amministrazione. Tuttavia ci dicono pure che si sta lavorando per ripristinare la legalità in un territorio sì difficile, ma composto per la prevalenza di persone per bene. Lo si sta facendo attraverso l'opera delle Forze dell'Ordine e della Magistratura, sul cui operato rinnovo il più vivo e sincero apprezzamento, e attraverso l'azione amministrativa e un nuovo corso che vuole far ripartire questo territorio. Pensare che quest'ultima operazione esaurisca il tema della presenza delle mafie a Latina sarebbe un errore. Per ricostruire gli anticorpi contro la diffusione della criminalità organizzata c'è bisogno, per prima cosa, di avere consapevolezza di ciò che e' accaduto. E c'è bisogno dell'attenzione e del contributo di tutti, di un'alleanza civile per rompere il silenzio e rispondere con fermezza attraverso la partecipazione".

 

e.m.