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venerdì 27 aprile 2018

papaveri e papere

15/04/2018 11:22

Imbavagliati contro la Raggi

Centinaia di manifestanti in strada (piazza vietata dal Campidoglio) dopo la rimozione del manifesto sull'aborto. 'Sindaca piegata alle ideologie'

Imbavagliati contro la Raggi

Imbavagliati per protesta, ma non certo per tacere. Anzi: per denunciare con ancora più forza le nefandezze dell’amministrazione grillina di Virginia Raggi che continua a dimostrarsi nemica del libero pensiero e ancor più quando di mezzo ci sono temi come l’aborto e il diritto alla vita. Così un centinaio di attivisti di ProVita hanno partecipato al sit in contro la decisione dell’amministrazione Raggi di censurare il maxi manifesto che campeggiava sulla facciata di un palazzo, fatto incredibilmente togliere dal Campidoglio dopo due soli giorni di regolare affissione in via Gregorio VII.
È stata una manifestazione compatta, silenziosa, organizzata in piazza Madonna di Loreto perché il Campidoglio non aveva concesso l’autorizzazione alla pacifica protesta davanti a Palazzo Senatorio, sede di rappresentanza del Comune. Vietata agli attivisti pure la piazzetta dell’Ara Coeli, antistante la scalinata. “Il sindaco Raggi – fanno sapere da ProVita - non voleva proprio vedere bavagli e cartelli: forse sta provando imbarazzo per quell’abuso di potere contro un manifesto per la vita e per la donna, senza parole offensive?”.
Grazie a questo sit in, molto apprezzato da romani, passanti e turisti, per più di un’ora, l’immagine del bambino nel grembo materno riprodotta sul manifesto censurato e la scritta «Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito» è diventata un immenso cartello, moltiplicata nelle mani dei manifestanti. Tutti con un bavaglio alla bocca, “a rappresentare la censura esercitata dalla Raggi che non ha rispettato la libertà di espressione e di pensiero (diritti garantiti dalla Costituzione). Con il pretesto di affermare che la gigantografia sarebbe una «violazione dei diritti civili», il sindaco in realtà si è piegato al «politicamente corretto» e all’ideologia”, aggiungono da ProVita..
Gli attivisti hanno esibito anche uno striscione con la scritta «No censura alla vita».
Con l’avvicinarsi della ricorrenza del 22 maggio, quando quarant’anni fa venne legalizzato l’aborto, le iniziative si intensificheranno. La onlus ha lanciato anche una petizione in difesa della salute delle donne che si può sottoscrivere sul sito notizieprovita.it «affinché il ministero della Salute garantisca che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze, provocate dall’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica». Ultimata la raccolta delle firme, ProVita le presenterà al nuovo ministro della Salute.
Imbavagliati per protesta, ma non certo per tacere. Anzi: per denunciare con ancora più forza le nefandezze dell’amministrazione grillina di Virginia Raggi che continua a dimostrarsi nemica del libero pensiero e ancor più quando di mezzo ci sono temi come l’aborto e il diritto alla vita. 

Così un centinaio di attivisti di ProVita hanno partecipato al sit in contro la decisione dell’amministrazione Raggi di censurare il maxi manifesto che campeggiava sulla facciata di un palazzo, fatto incredibilmente togliere dal Campidoglio dopo due soli giorni di regolare affissione in via Gregorio VII.

È stata una manifestazione compatta, silenziosa, organizzata in piazza Madonna di Loreto perché il Campidoglio non aveva concesso l’autorizzazione alla pacifica protesta davanti a Palazzo Senatorio, sede di rappresentanza del Comune. Vietata agli attivisti pure la piazzetta dell’Ara Coeli, antistante la scalinata. 

“Il sindaco Raggi – fanno sapere da ProVita - non voleva proprio vedere bavagli e cartelli: forse sta provando imbarazzo per quell’abuso di potere contro un manifesto per la vita e per la donna, senza parole offensive?”.Grazie a questo sit in, molto apprezzato da romani, passanti e turisti, per più di un’ora, l’immagine del bambino nel grembo materno riprodotta sul manifesto censurato e la scritta «Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito» è diventata un immenso cartello, moltiplicata nelle mani dei manifestanti. 

Tutti con un bavaglio alla bocca, “a rappresentare la censura esercitata dalla Raggi che non ha rispettato la libertà di espressione e di pensiero (diritti garantiti dalla Costituzione). Con il pretesto di affermare che la gigantografia sarebbe una «violazione dei diritti civili», il sindaco in realtà si è piegato al «politicamente corretto» e all’ideologia”, aggiungono da ProVita.

Gli attivisti hanno esibito anche uno striscione con la scritta «No censura alla vita».

Con l’avvicinarsi della ricorrenza del 22 maggio, quando quarant’anni fa venne legalizzato l’aborto, le iniziative si intensificheranno. La onlus ha lanciato anche una petizione in difesa della salute delle donne che si può sottoscrivere sul sito notizieprovita.it «affinché il ministero della Salute garantisca che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze, provocate dall’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica». Ultimata la raccolta delle firme, ProVita le presenterà al nuovo ministro della Salute.