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sabato 20 gennaio 2018

il caso

11/01/2018 19:17

Cene a spese dei romani: Marino condannato

In Appello è stata ribaltata la sentenza di primo grado: due anni per l'ex sindaco del Pd, imputato di falso e peculato

Cene a spese dei romani: Marino condannato

 

Ma quale assoluzione. E’ stata, infatti, ribaltata in appello la sentenza che aveva scagionato l’ex sindaco Ignazio Marino per lo scandalo “scontrino gate”, il quale, di fatto, gli è costato sia politicamente, con la sfiducia del suo Pd dal Campidoglio, che giuridicamente poi con il rinvio a giudizio per falso e peculato. L’ha stabilito la III sezione della Corte d'appello penale,  presieduta dal magistrato Raffaele Montaldi, che ha condannato a 2 anni l’ex primo cittadino. 
Nel mirino della procura di Roma, 54 cene private che l’ex inquilino di Palazzo Senatorio aveva saldato tra il 2013 e il 2015 con la carta di credito del Campidoglio, spacciandole nei giustificativi di spesa per incontri istituzionali.
In realtà, per gli inquirenti, il chirurgo dem si sarebbe seduto al tavolo con amici e parenti, comprese la moglie e la madre, spendendo circa 12mila e 700 euro. I reati contestati a Marino sono falso e peculato, per la vicenda degli scontrini, e truffa, in relazione ai compensi per alcuni collaboratori fittizi della Onlus Imagine, da lui fondata.
Dopo l’assoluzione in primo grado, il sostituto procuratore generale di Roma Vincenzo Saveriano  aveva chiesto in appello la condanna dell’ex sindaco per lo “scontrino gate” e la conferma dell'assoluzione per la contestazione di truffa. 
“Mai nella mia vita e nelle mie funzioni ho utilizzato denaro pubblico per motivi personali”, aveva detto Marino nel corso della scorsa udienza. 
Una circostanza che è stata ribadita dal politico anche ieri di fronte ai giudici, che l’hanno però condannato dando ragione alle tesi della procura di Roma che aveva impugnato la sentenza di primo grado. 
Anche l’avvocato dell’ex primo cittadino, Enzo Musco, ha provato nel corso dell’arringa a confermare l’assoluzione sostenendo “la responsabilità di Marino è inesistente”, criticando senza mezzi termini la pubblica accusa perché “si ha l'impressione leggendo l'atto di appello che la procura consideri il sindaco della capitale d'Italia un burocrate che lavora a tempo per cene tutto sommato di poco conto. Marino - ha sottolineato in aula il suo difensore - è riuscito a far guadagnare alla capitale somme ben superiori alle modeste spese di rappresentanza sostenute. I giustificativi di Marino erano sottoposti alle rigide regole dell’amministrazione pubblica e passavano per un triplice controllo, cerimoniale, ragioneria, e Corte dei Conti. E nessun organo di controllo ha mai mosso nessun rilievo a Marino quando era sindaco”, dando, infine, un giudizio politico che non evidentemente non troverà d’accordo né i romani né gli esponenti del Pd, che lo hanno sfiduciato
“Non vorrei - ha concluso Musco - che si infangasse ancora un uomo che in soli 28 mesi da sindaco ha dimostrato come si potesse cambiare il volto alla città”.
Una sentenza, quella di Marino, che ha fatto scattare sulla sedia l’Ugl Polizia locale, che ha ricordato il trattamento ricevuto dai caschi bianchi durante la scorsa consiliatura. 
“Sebbene garantisti con chiunque, e fermamente convinti che l’innocenza di qualsiasi imputato, sia da presumersi fino all'eventuale definitiva condanna, la UGL Polizia Locale non può esimersi dal constatare come, l’esito delle pendenze giudiziarie dell'ex Sindaco di Roma, Ignazio Marino, sia stato completamente diverso dal processo, non solo mediatico, intentato dallo stesso contro 845 agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, per i fatti del capodanno 2015”, ha dichiarato Marco Milani, coordinatore romano dell’Ugl Polizia locale, intervenuto “sulla vicenda di un Sindaco che, unico nella storia della Capitale, era riuscito a veder scioperare I propri dipendenti a causa delle politiche sul personale”.

 

Ma quale assoluzione. E’ stata, infatti, ribaltata in appello la sentenza che aveva scagionato l’ex sindaco Ignazio Marino per lo scandalo “scontrino gate”, il quale, di fatto, gli è costato sia politicamente, con la sfiducia del suo Pd dal Campidoglio, che giuridicamente poi con il rinvio a giudizio per falso e peculato. L’ha stabilito la III sezione della Corte d'appello penale,  presieduta dal magistrato Raffaele Montaldi, che ha condannato a 2 anni l’ex primo cittadino. 

Nel mirino della procura di Roma, 54 cene private - il cui costo è stato poi restituito attraverso un assegno personale - che l’ex inquilino di Palazzo Senatorio aveva saldato tra il 2013 e il 2015 con la carta di credito del Campidoglio, spacciandole nei giustificativi di spesa per incontri istituzionali.

In realtà, per gli inquirenti, il chirurgo dem si sarebbe seduto al tavolo con amici e parenti, comprese la moglie e la madre, spendendo circa 12mila e 700 euro. I reati contestati a Marino sono falso e peculato, per la vicenda degli scontrini, e truffa, in relazione ai compensi per alcuni collaboratori fittizi della Onlus Imagine, da lui fondata.

Dopo l’assoluzione in primo grado, il sostituto procuratore generale di Roma Vincenzo Saveriano  aveva chiesto in appello la condanna dell’ex sindaco per lo “scontrino gate” e la conferma dell'assoluzione per la contestazione di truffa. 

“Mai nella mia vita e nelle mie funzioni ho utilizzato denaro pubblico per motivi personali”, aveva detto Marino nel corso della scorsa udienza. 

Una circostanza che è stata ribadita dal politico anche ieri di fronte ai giudici, che l’hanno però condannato dando ragione alle tesi della procura di Roma che aveva impugnato la sentenza di primo grado. 

Anche l’avvocato dell’ex primo cittadino, Enzo Musco, ha provato nel corso dell’arringa a confermare l’assoluzione sostenendo “la responsabilità di Marino è inesistente”, criticando senza mezzi termini la pubblica accusa perché “si ha l'impressione leggendo l'atto di appello che la procura consideri il sindaco della capitale d'Italia un burocrate che lavora a tempo per cene tutto sommato di poco conto. Marino - ha sottolineato in aula il suo difensore - è riuscito a far guadagnare alla capitale somme ben superiori alle modeste spese di rappresentanza sostenute. I giustificativi di Marino erano sottoposti alle rigide regole dell’amministrazione pubblica e passavano per un triplice controllo, cerimoniale, ragioneria, e Corte dei Conti. E nessun organo di controllo ha mai mosso nessun rilievo a Marino quando era sindaco”, dando, infine, un giudizio politico che non troverà molto probabilmente d’accordo né i romani né gli esponenti del Pd, che lo hanno sfiduciato

“Non vorrei - ha concluso Musco - che si infangasse ancora un uomo che in soli 28 mesi da sindaco ha dimostrato come si potesse cambiare il volto alla città”.

Una sentenza, quella di Marino, che ha fatto scattare sulla sedia l’Ugl Polizia locale, che ha ricordato il trattamento ricevuto dai caschi bianchi durante la scorsa consiliatura. 

“Sebbene garantisti con chiunque, e fermamente convinti che l’innocenza di qualsiasi imputato, sia da presumersi fino all'eventuale definitiva condanna, la Ugl Polizia locale non può esimersi dal constatare come, l’esito delle pendenze giudiziarie dell'ex Sindaco di Roma, Ignazio Marino, sia stato completamente diverso dal processo, non solo mediatico, intentato dallo stesso contro 845 agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, per i fatti del capodanno 2015”, ha dichiarato Marco Milani, coordinatore romano dell’Ugl Polizia locale, intervenuto “sulla vicenda di un Sindaco che, unico nella storia della Capitale, era riuscito a veder scioperare I propri dipendenti a causa delle politiche sul personale”.

Commenti 

1

12/01/2018 10:40

Postato da Antero

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