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venerdì 15 dicembre 2017

Cronaca

06/12/2017 07:10

Sisma ad Amatrice, torna la paura. Il vescovo: 'Dov’è la ricostruzione?'

Nuova scossa nel Centro Italia

Sisma ad Amatrice, torna la paura. Il vescovo: 'Dov’è la ricostruzione?'
Il sindaco Pirozzi: 'Siamo stati colpiti di nuovo, ma continuiamo a non mollare'. I cittadini sono tornati a rivivere quelle sensazioni orribili del 24 agosto 2016, quando il comune venne distrutto

Fortunatamente non ci sono stati danni, ma la paura sismica è ripiombata su Amatrice. I cittadini hanno riprovato ancora una volta quell’orrenda sensazione che ha segnato e segnerà per sempre la loro vita; la stessa vissuta quel 24 agosto del 2016, quando la violenta scossa di magnitudo 6.0 della scala Richteri, poi ripetutasi leggermente il 18 gennaio scorso, ha danneggiato gravemente la città, che ha pagato il maggior tributo di vite umane: ben 235 sono morte nel suo territorio, che ha visto distrutta la gran parte degli edifici pubblici e privati.
Niente da fare. E’ ancora attivo lo sciame sismico che è tornato domenica sera a scuotere Amatrice. 
“Tutta la zona è ancora attiva, non consideriamo la sequenza finita”, ha osservato la sismologa Lucia Margheriti, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
La terra ha tremato nella notte, alle 00:34 italiane. Il terremoto, di magnitudo 4,0, è avvenuto alla profondità di 8 chilometri ed è stato risentito in tutta l’Italia centrale, probabilmente amplificato a Est dalla struttura geologica che caratterizza la zona fino alla costa Adriatica e, a Ovest, dai depositi alluvionali della Valle del Tevere. 
Era dal 20 luglio 2017 che nella zona interessata dalla sequenza del 24 agosto 2016 non si registrava un terremoto di questa magnitudo. Anche questa scossa, come tutte le altre legate a questa sequenza, è stata generata da un meccanismo di tipo estensionale, una sorta di ‘stiramento’ della crosta terrestre in corrispondenza dell'Appennino con un conseguente allargamento dell’Italia Centrale. 
Attimi raccontati in poche righe dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, uomo simbolo delle popolazioni colpite, che in un post su Facebook ha rivelato: “Ci ha preoccupato, ho chiamato subito l'Ingv, e da sto sul campo per i sopralluoghi e per avere un quadro completo della situazione. Siamo stati colpiti di nuovo, ma continuiamo a non mollare, la comunità di Amatrice sta dando prova di grande coesione e di amore per la propria terra. Grazie per i vostri gesti di sostegno.
#nonmolliamo #avantitutta #dajeamatrice”.
A fargli eco anche il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci: “Quando stiamo per dimenticarci arriva un’altra scossa. Quando ci organizziamo si ricomincia da capo. Noi sotto a 4 di magnitudo siamo abituati, ma a 4...”.
“Questa ennesima scossa riproduce fantasmi che ci auguravamo fossero definitivamente sepolti”, ha invece detto Sir mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, il cui pensiero è andato alle famiglie che alloggiano nelle abitazioni temporanee (soluzioni abitative di emergenza, le "Sae") allestite nei villaggi dei comuni.
“Anche se le casette non hanno riportato danni, l’atmosfera si è un po’ appesantita - ha affermato il vescovo a pochi giorni dall’Immacolata concezione – l’augurio è che si riesca a uscire presto da questo stato di incertezza”, lanciando poi un messaggio alle istituzioni, in particolare il governo e la Regione Lazio: “Non si vede la linea dell’orizzonte intorno alla ricostruzione". Assodato il passaggio importante, benché in ritardo, circa le macerie e le casette, alcune delle quali “sono ancora in via di realizzazione, “la vera questione - ha spiegato il presule - resta come e dove ricostruire. Non possiamo accontentarci degli slogan delle prime ore, quando si diceva: 'Ricostruiremo com'era e dov'era'.
Si avvicina il Natale, “una festa da sempre in chiaroscuro: nella notte irrompe la luce. Nessuno di noi immagina che questo Natale sia solo una luminaria, perché siamo ancora nel bel mezzo del post-terremoto, anzi, addirittura del terremoto”.


Fortunatamente non ci sono stati danni, ma la paura sismica è ripiombata su Amatrice. I cittadini hanno riprovato ancora una volta quell’orrenda sensazione che ha segnato e segnerà per sempre la loro vita; la stessa vissuta quel 24 agosto del 2016, quando la violenta scossa di magnitudo 6.0 della scala Richteri, poi ripetutasi leggermente il 18 gennaio scorso, ha danneggiato gravemente la città, che ha pagato il maggior tributo di vite umane: ben 235 sono morte nel suo territorio, che ha visto distrutta la gran parte degli edifici pubblici e privati.

Niente da fare. E’ ancora attivo lo sciame sismico che è tornato domenica sera a scuotere Amatrice. 

“Tutta la zona è ancora attiva, non consideriamo la sequenza finita”, ha osservato la sismologa Lucia Margheriti, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

La terra ha tremato nella notte, alle 00:34 italiane. Il terremoto, di magnitudo 4,0, è avvenuto alla profondità di 8 chilometri ed è stato risentito in tutta l’Italia centrale, probabilmente amplificato a Est dalla struttura geologica che caratterizza la zona fino alla costa Adriatica e, a Ovest, dai depositi alluvionali della Valle del Tevere. 

Era dal 20 luglio 2017 che nella zona interessata dalla sequenza del 24 agosto 2016 non si registrava un terremoto di questa magnitudo. Anche questa scossa, come tutte le altre legate a questa sequenza, è stata generata da un meccanismo di tipo estensionale, una sorta di ‘stiramento’ della crosta terrestre in corrispondenza dell'Appennino con un conseguente allargamento dell’Italia Centrale. 

Attimi raccontati in poche righe dal sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, uomo simbolo delle popolazioni colpite, che in un post su Facebook ha rivelato: “Ci ha preoccupato, ho chiamato subito l'Ingv, e da sto sul campo per i sopralluoghi e per avere un quadro completo della situazione. Siamo stati colpiti di nuovo, ma continuiamo a non mollare, la comunità di Amatrice sta dando prova di grande coesione e di amore per la propria terra. Grazie per i vostri gesti di sostegno.

#nonmolliamo #avantitutta #dajeamatrice”.

A fargli eco anche il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci: “Quando stiamo per dimenticarci arriva un’altra scossa. Quando ci organizziamo si ricomincia da capo. Noi sotto a 4 di magnitudo siamo abituati, ma a 4...”.

“Questa ennesima scossa riproduce fantasmi che ci auguravamo fossero definitivamente sepolti”, ha invece detto Sir mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, il cui pensiero è andato alle famiglie che alloggiano nelle abitazioni temporanee (soluzioni abitative di emergenza, le "Sae") allestite nei villaggi dei comuni.

“Anche se le casette non hanno riportato danni, l’atmosfera si è un po’ appesantita - ha affermato il vescovo a pochi giorni dall’Immacolata concezione – l’augurio è che si riesca a uscire presto da questo stato di incertezza”, lanciando poi un messaggio alle istituzioni, in particolare il governo e la Regione Lazio: “Non si vede la linea dell’orizzonte intorno alla ricostruzione". Assodato il passaggio importante, benché in ritardo, circa le macerie e le casette, alcune delle quali “sono ancora in via di realizzazione, “la vera questione - ha spiegato il presule - resta come e dove ricostruire. Non possiamo accontentarci degli slogan delle prime ore, quando si diceva: 'Ricostruiremo com'era e dov'era'.

Si avvicina il Natale, “una festa da sempre in chiaroscuro: nella notte irrompe la luce. Nessuno di noi immagina che questo Natale sia solo una luminaria, perché siamo ancora nel bel mezzo del post-terremoto, anzi, addirittura del terremoto”.