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venerdì 24 novembre 2017

Il fatto

12/11/2017 08:57

Roma capitale della povertà

Drammatico rapporto Caritas, soffre soprattutto il ceto medio

Roma capitale della povertà

Drammatico rapporto Caritas, soffre soprattutto il ceto medio
Roma capitale della povertà
Bisogna essere grati alla Caritas per aver confermato – con dati inoppugnabili, visto che hanno presenze e antenne sul territorio come pochi altri – quello che vediamo ogni giorno: Roma è sempre più povera, è allo sbando, è una città immiserita di valori e di certezze materiali. Il Rapporto presentato ieri purtroppo non lascia scampo, è un pugno allo stomaco: aumenta la gente che non ce la fa più, quella che rovista nei cassonetti anche in giacca e cravatta, vecchio e ormai logoro ricordo di quando le cose andavano bene; le file alle mense aumentano a dismisura e, se fino a ieri andavano a pietire un piatto di pasta i classici “poveracci”, adesso in coda trovi padri e madri di famiglia 40-50enni, quelli che hanno perso un lavoro, anche quello sicuro fino a poco tempo fa, e che nel mondo del lavoro non entreranno più. Altro che ripresa e frescacce varie. Aumentano in maniera tremenda i senza tetto, perché oggi l’affitto di una casa è un lusso, le bollette da pagare una chimera per chi non ha un euro in tasca. E sono sempre di più, e non solo anziani, quelli che non riescono a permettersi neppure le medicine, fino a ieri spesso l’unica speranza per “migliorare” e guardare ad un futuro meno incerto. Oggi – e anche questo emerge dal Rapporto Caritas come un altro colpo da ko  - chi raccatta qualche soldo se lo spende nei giochi d’azzardo, forse l’ultima illusione per non morire. Prima di morire.
Fanno male questi dati, questi numeri impressionanti. Fa letteralmente vomitare – passateci questa immagine un po’ forte – il fatto che il nuovo esercito di poveri è formato soprattutto da quello che una volta era il ceto medio, da persone di discreta cultura scolastica. E’ il ceto medio che si mette in fila sempre più spesso nelle mense della carità o per un pacco alimentare. E la metà di questi che vengono definiti i "nuovi poveri" è di origine italiana, sono romani. Ma Roma oramai non c’è più. Non solo spogliata, come diceva quella canzone, ma denudata, scorticata viva.


Bisogna essere grati alla Caritas per aver confermato – con dati inoppugnabili, visto che hanno presenze e antenne sul territorio come pochi altri – quello che vediamo ogni giorno: Roma è sempre più povera, è allo sbando, è una città immiserita di valori e di certezze materiali. 

Il Rapporto presentato ieri purtroppo non lascia scampo, è un pugno allo stomaco: aumenta la gente che non ce la fa più, quella che rovista nei cassonetti anche in giacca e cravatta, vecchio e ormai logoro ricordo di quando le cose andavano bene; le file alle mense aumentano a dismisura e, se fino a ieri andavano a pietire un piatto di pasta i classici “poveracci”, adesso in coda trovi padri e madri di famiglia 40-50enni, quelli che hanno perso un lavoro, anche quello sicuro fino a poco tempo fa, e che nel mondo del lavoro non entreranno più. Altro che ripresa e frescacce varie.

Aumentano in maniera tremenda i senza tetto, perché oggi l’affitto di una casa è un lusso, le bollette da pagare una chimera per chi non ha un euro in tasca. E sono sempre di più, e non solo anziani, quelli che non riescono a permettersi neppure le medicine, fino a ieri spesso l’unica speranza per “migliorare” e guardare ad un futuro meno incerto. Oggi – e anche questo emerge dal Rapporto Caritas come un altro colpo da ko  - chi raccatta qualche soldo se lo spende nei giochi d’azzardo, forse l’ultima illusione per non morire. Prima di morire.

Fanno male questi dati, questi numeri impressionanti. Fa letteralmente vomitare – passateci questa immagine un po’ forte – il fatto che il nuovo esercito di poveri è formato soprattutto da quello che una volta era il ceto medio, da persone di discreta cultura scolastica. E’ il ceto medio che si mette in fila sempre più spesso nelle mense della carità o per un pacco alimentare. 

E la metà di questi che vengono definiti i "nuovi poveri" è di origine italiana, sono romani. Ma Roma oramai non c’è più. Non solo spogliata, come diceva quella canzone, ma denudata, scorticata viva.

Igor Traboni