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domenica 22 ottobre 2017

il caso

12/10/2017 16:18

Rifiuti: a Roma una partita infinita

Previsto il consiglio straordinario

Rifiuti: a Roma una partita infinita
I 5 Stelle vorrebbero chiudere il tmb di via Salaria entro il 2018 e promettono nuovi impianti, ma i dubbi restano sulla tempistica. Dove andranno a finire le tonnellate di immondizia?

 

Sembra di assistere ad una partita infinita di ping pong. E’ la metafora che racchiude il braccio di ferro tra Campidoglio e Regione Lazio sulla gestione dei rifiuti.
Roma e il Lazio, si sa, soffrono tremendamente la mancanza di impianti, tant’è che continua da anni lo scontro fra Comune, Regione e persino il governo, che assiste inerme al dibattito. Il caos più complicato riguarda la Capitale, costretta ad inviare tonnellate di rifiuti in altre regioni italiane e nelle altre province; l’emblema della gestione allegra riguarda, in particolare, l’invio a peso d’oro (14 milioni di euro l’anno) delle tonnellate di “monnezza” all’estero, con cui si illuminano, ad esempio, 170mila case in Austria.
Dall’altro, però, i romani sono esausti di alcuni impianti. Finita in soffitta - per ora, almeno che di fronte un’emergenza rifiuti ci sia la necessità di riaprirne le porte grazie alla delibera 199 della giunta Zingaretti - la discarica di Malagrotta, i cittadini chiedono a gran voce oramai da anni la chiusura dell’impianto di trattamento meccanico biologico di via Salaria. 
Una vicenda molto sentita tra i residenti, che spesso e volentieri hanno messo in campo manifestazioni, tra cui il blocco stradale. 
Ora i 5 Stelle rilanciano la chiusura dei cancelli anche perché il tmb di via Salaria non potrebbe esercitare già da diverso tempo, che spingerebbe, però, all’individuazione di una nuova discarica o inceneritore, che ad oggi non ci sono. 
Ma se è vero, come è vero, che ogni ciclo dei rifiuti dovrebbe chiudersi nel proprio Ato, l’esatto contrario di ciò che accade a Roma, dove saranno trattate le centinaia di tonnellate di rifiuti che oggi ospita il tmb di via Salaria?
Mistero. Nuovamente nelle altre province? Se sì, dove? In Ciociaria, alla Saf o alla Mad, oppure ad Aprilia (Latina) presso il tmb di Rida Ambiente, tanto, però, ostacolata dalla Regione Lazio?
Intanto il dibattito è continuato anche ieri ad un tavolo organizzato dalla Cgil. 
“Abbiamo fissato la chiusura dell'impianto tmb Salario tra fine 2018 e inizio 2019”, ha rivendicato l’assessore capitolino all'Ambiente, Pinuccia Montanari, aggiungendo che  “abbiamo detto no agli ecodistretti (previsti dall’amministrazione Marino, ndr), perché il territorio ha già dato. Manca l’impiantistica? No, è presente nel piano industriale. Sono previsti due impianti per il compostaggio anaerobico da 120mila tonnellate e uno per i multi materiali”.
E’ questa la risposta di Montanari all’assessore regionale ai Rifiuti Mauro Buschini, il quale ha detto che “sul tema degli ecodistretti, in cui poteva essere trattata la frazione umida, e uno di questi era stato proposto da Ama (municipalizzata di Roma Capitale, ndr), forse siamo andati frettolosamente. Credo che forse siamo stati frettolosi nell’escludere la necessità di un progetto a livello di carattere impiantistico, ma rispetto la pianificazione e le idee di chi governa la Capitale e non vede quel progetto necessario”.
“L’emergenza non c’è - dice invece il presidente di Ama Lorenzo Bagnacani -, ci sono difficoltà. Abbiamo fatto uno scouting, visto che da impianti regionali come Rida Ambiente non c’era più disponibilità ad accogliere rifiuti. Ci hanno risposto 10 aziende disponibili a ritirare rifiuti e successivamente ci sara' un bando”. 
Oggi ci sarà un consiglio straordinario in Campidoglio. 

 

Sembra di assistere ad una partita infinita di ping pong. E’ la metafora che racchiude il braccio di ferro tra Campidoglio e Regione Lazio sulla gestione dei rifiuti.

Roma e il Lazio, si sa, soffrono tremendamente la mancanza di impianti, tant’è che continua da anni lo scontro fra Comune, Regione e persino il governo, che assiste inerme al dibattito. Il caos più complicato riguarda la Capitale, costretta ad inviare tonnellate di rifiuti in altre regioni italiane e nelle altre province; l’emblema della gestione allegra riguarda, in particolare, l’invio a peso d’oro (14 milioni di euro l’anno) delle tonnellate di “monnezza” all’estero, con cui si illuminano, ad esempio, 170mila case in Austria.

Dall’altro, però, i romani sono esausti di alcuni impianti. Finita in soffitta - per ora, almeno che di fronte un’emergenza rifiuti ci sia la necessità di riaprirne le porte grazie alla delibera 199 della giunta Zingaretti - la discarica di Malagrotta, i cittadini chiedono a gran voce oramai da anni la chiusura dell’impianto di trattamento meccanico biologico di via Salaria. 

Una vicenda molto sentita tra i residenti, che spesso e volentieri hanno messo in campo manifestazioni, tra cui il blocco stradale. 

Ora i 5 Stelle rilanciano la chiusura dei cancelli anche perché il tmb di via Salaria non potrebbe esercitare già da diverso tempo, che spingerebbe, però, all’individuazione di una nuova discarica o inceneritore, che ad oggi non ci sono. 

Ma se è vero, come è vero, che ogni ciclo dei rifiuti dovrebbe chiudersi nel proprio Ato, l’esatto contrario di ciò che accade a Roma, dove saranno trattate le centinaia di tonnellate di rifiuti che oggi ospita il tmb di via Salaria?

Mistero. Nuovamente nelle altre province? Se sì, dove? In Ciociaria, alla Saf o alla Mad, oppure ad Aprilia (Latina) presso il tmb di Rida Ambiente, tanto, però, ostacolata dalla Regione Lazio?

Intanto il dibattito è continuato anche ieri ad un tavolo organizzato dalla Cgil. 

“Abbiamo fissato la chiusura dell'impianto tmb Salario tra fine 2018 e inizio 2019”, ha rivendicato l’assessore capitolino all'Ambiente, Pinuccia Montanari, aggiungendo che  “abbiamo detto no agli ecodistretti (previsti dall’amministrazione Marino, ndr), perché il territorio ha già dato. Manca l’impiantistica? No, è presente nel piano industriale. Sono previsti due impianti per il compostaggio anaerobico da 120mila tonnellate e uno per i multi materiali”.

E’ questa la risposta di Montanari all’assessore regionale ai Rifiuti Mauro Buschini, il quale ha detto che “sul tema degli ecodistretti, in cui poteva essere trattata la frazione umida, e uno di questi era stato proposto da Ama (municipalizzata di Roma Capitale, ndr), forse siamo andati frettolosamente. Credo che forse siamo stati frettolosi nell’escludere la necessità di un progetto a livello di carattere impiantistico, ma rispetto la pianificazione e le idee di chi governa la Capitale e non vede quel progetto necessario”.

“L’emergenza non c’è - dice invece il presidente di Ama Lorenzo Bagnacani -, ci sono difficoltà. Abbiamo fatto uno scouting, visto che da impianti regionali come Rida Ambiente non c’era più disponibilità ad accogliere rifiuti. Ci hanno risposto 10 aziende disponibili a ritirare rifiuti e successivamente ci sara' un bando”. 

Oggi ci sarà un consiglio straordinario in Campidoglio.