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domenica 22 ottobre 2017

dalla capitale

12/10/2017 13:43

Camping River, nessuna soluzione: i rom ancora lì, ora i servizi scarseggiano

Nei container di via Tiberina vivono oltre 400 persone

Camping River, nessuna soluzione: i rom ancora lì, ora i servizi scarseggiano
La giunta Raggi non prende una posizione e resta il gelo con gli abitanti. Ieri è arrivata una nuova cisterna, dopo il razionamento dell’acqua. Rifiutati bonus casa e hotel

Doveva essere chiuso già da diverso tempo il Camping River, in cui sono ospitati oltre 400 rom dei quali 187 minorenni. La convenzione tra Roma Capitale e la Onlus Isola verde, che gestiva i container di via Tiberina, è scaduta. E adesso è arrivato anche il razionamento dell’acqua, tant’è che nelle scorse ore la Protezione Civile ha portato al campo 1500 bottigliette d’acqua, insieme a un’autocisterna subito rispedita indietro.
“Era ammalorata, piena di vermi”, confida un testimone a RomaToday.it. Ieri mattina è arrivata così un’altra cisterna per tamponare quella che rischia in breve tempo di trasformarsi in un’emergenza igienico sanitaria, come avvenuto a Castel Romano in cui sono emersi, stando alle denunce dell’Ugl polizia locale, alcuni casi di scabbia tra i residenti. 
Nel frattempo dall’amministrazione Raggi è calato il silenzio. L’ultima presa di posizione dei 5 Stelle è di qualche settimana fa: “chi ha rifiutato le alternative offerte sarà considerato un occupante abusivo”.
Ma i rom sono ancora lì. Solo due famiglie hanno optato per la “fuoriuscita assistita” (800 euro mensili oppure 10mila euro per un singolo o un nucleo familiare, dopo aver sottoscritto un contratto di affitto), riuscendo così a strappare un accordo con un privato.  
Vista l’impasse, la giunta Raggi ha alzato la posta proponendo ai residenti del Camping River ben sei mesi negli hotel o nei bed&breakfast.
Infine, però, i rom hanno rifiutato anche le ultime opzioni. Intanto dal Camping River denunciano che “non abbiamo avuto nessuno tipo di interlocuzione a riguardo con il dipartimento”. 
E’ spuntata fuori una lettera indirizzata dal direttore della Direzione Accoglienza e Inclusione di Roma Capitale, Michela Micheli, alla onlus: “Sorprende che la cooperativa ancor prima di rendicontare e documentare le concrete azioni poste in essere nell’ultimo trimestre a sostegno dell’inclusione abitativa dei nuclei svantaggiati si preoccupa di ricondurre alla stazione le responsabilità dell’eventuale insuccesso dell'operazione”. 
Insomma, il piano di superamento del campo rom non s’è concretizzato e ora i servizi rischiano di non essere più garantiti. Nell’altra faccia della medaglia spuntano i romani in difficoltà, a partire dai morosi degli alloggi popolari, che rischiano di finire per strada, o da chi sogna di vivere da anni sotto un tetto ma è costretto a vivere un po’ ovunque per il mancato scorrimento delle graduatorie e la realizzazioni di nuovi alloggi. 
I benefit, a loro, non sono mai stati proposti. Ma questa è tutta un’altra storia chiamata disparità.

Doveva essere chiuso già da diverso tempo il Camping River, in cui sono ospitati oltre 400 rom dei quali 187 minorenni. La convenzione tra Roma Capitale e la Onlus Isola verde, che gestiva i container di via Tiberina, è scaduta. E adesso è arrivato anche il razionamento dell’acqua, tant’è che nelle scorse ore la Protezione Civile ha portato al campo 1500 bottigliette d’acqua, insieme a un’autocisterna subito rispedita indietro.

“Era ammalorata, piena di vermi”, confida un testimone a RomaToday.it. Ieri mattina è arrivata così un’altra cisterna per tamponare quella che rischia in breve tempo di trasformarsi in un’emergenza igienico sanitaria, come avvenuto a Castel Romano in cui sono emersi, stando alle denunce dell’Ugl polizia locale, alcuni casi di scabbia tra i residenti. 

Nel frattempo dall’amministrazione Raggi è calato il silenzio. L’ultima presa di posizione dei 5 Stelle è di qualche settimana fa: “chi ha rifiutato le alternative offerte sarà considerato un occupante abusivo”.

Ma i rom sono ancora lì. Solo due famiglie hanno optato per la “fuoriuscita assistita” (800 euro mensili oppure 10mila euro per un singolo o un nucleo familiare, dopo aver sottoscritto un contratto di affitto), riuscendo così a strappare un accordo con un privato.  

Vista l’impasse, la giunta Raggi ha alzato la posta proponendo ai residenti del Camping River ben sei mesi negli hotel o nei bed&breakfast.

Infine, però, i rom hanno rifiutato anche le ultime opzioni. Intanto dal Camping River denunciano che “non abbiamo avuto nessuno tipo di interlocuzione a riguardo con il dipartimento”. 

E’ spuntata fuori una lettera indirizzata dal direttore della Direzione Accoglienza e Inclusione di Roma Capitale, Michela Micheli, alla onlus: “Sorprende che la cooperativa ancor prima di rendicontare e documentare le concrete azioni poste in essere nell’ultimo trimestre a sostegno dell’inclusione abitativa dei nuclei svantaggiati si preoccupa di ricondurre alla stazione le responsabilità dell’eventuale insuccesso dell'operazione”. 

Insomma, il piano di superamento del campo rom non s’è concretizzato e ora i servizi rischiano di non essere più garantiti. Nell’altra faccia della medaglia spuntano i romani in difficoltà, a partire dai morosi degli alloggi popolari, che rischiano di finire per strada, o da chi sogna di vivere da anni sotto un tetto ma è costretto a vivere un po’ ovunque per il mancato scorrimento delle graduatorie e la realizzazioni di nuovi alloggi. 

I benefit, a loro, non sono mai stati proposti. Ma questa è tutta un’altra storia chiamata disparità.