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venerdì 15 dicembre 2017

dalla pisana

12/10/2017 06:31

Elezioni Lazio, caos nel Pd: vogliono tenersi stretto il listino

Una sintesi arriverà venerdì, dopo la direzione del partito

Elezioni Lazio, caos nel Pd: vogliono tenersi stretto il listino
Storace (Mns) stana i dem e li avverte: 'No al baratto col premio di maggioranza'. Inizialmente anche i renziani avevano sottoscritto la proposta di legge di Abbruzzese (FI)

 

Il centrodestra ha ottenuto la calendarizzazione della riforma della legge elettorale del Lazio, che sarà discussa in Aula il 23 prossimo. Una decisione, quella presa dalla conferenza dei gruppi consiliari, che arriva a poche ore dall’impasse creata per le liti interne al Partito democratico, attaccato anche dagli alleati Mdp e Psi, in difficoltà sull’abolizione del listino e la conseguente ridistribuzione dei seggi. 
L’antefatto. La proposta di legge n. 372 del 17 marzo 2017, a firma di Mario Abbruzzese (FI) e sottoscritta da tutti i gruppi tranne che dai 5 Stelle, è ferma da mesi alla commissione Affari Costituzionali, la cui ultima seduta è stata rimandata a data da destinarsi per le divisioni tra i dem. 
Il provvedimento, scelto come testo base il primo giugno scorso dalla commissione Affari costituzionali e statutari, presieduta da Fabio Bellini, è frutto del lavoro svolto dalla commissione speciale sulle riforme istituzionali, presieduta da Abbruzzese che è stato indicato come relatore di minoranza, che aveva individuato i punti condivisi da quasi tutti i gruppi consiliari, cioè: abolizione del listino; garanzia di rappresentanza per ciascuna provincia; pari opportunità tra uomini e donne sia attraverso la doppia preferenza di genere sia con il limite del 60 per cento alla presenza di candidati dello stesso sesso nelle liste circoscrizionali; divieto del terzo mandato consecutivo alla presidenza della Regione; elezioni in tre mesi in caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale.
A sollevare l’imbarazzo tra i dem è stato Francesco Storace, capogruppo del Movimento Nazionale per la Sovranità, che facendo notare che il testo ha abbondantemente superato il termine dei tre mesi previsti dall'articolo 63 del regolamento per chiudere l’esame in commissione. 
“Ho parlato con tutti i colleghi del centrodestra e anche con i colleghi del gruppo del Movimento 5 Stelle - ha detto in aula Storace - e chiedo l’immediata calendarizzazione della proposta di legge su cui si è trovata l’unanimità nell’adozione come testo base”. 
In caso contrario, il vice presidente del Consiglio regionale ha annunciato “l’indisponibilità a partecipare ulteriormente ai lavori dell’Assemblea”, racchiudendo così anche il pensiero di Mario Abbruzzese (FI), Daniele Sabatini (Cuoritaliani), Pietro Sbardella (Misto) - che ha ribadito “le difficoltà del Pd a togliere il listino” - e di Valentina Corrado (M5s), la quale ha ricordato dalla mancata approvazione della modifica della legge elettorale regionale potrebbe derivare anche il rischio di invalidazione del Consiglio. 
Il capogruppo dem, Massimiliano Valeriani, ha sostanzialmente difeso i suoi consiglieri parlando di “un argomento delicato, importante, per antonomasia l’argomento che più interessa e anche lacera le forze politiche”, lasciando presagire, però, le resistenze interne all’abolizione del listino.
Anche perché, ha poi sottolineato Valeriani, “nei partiti grandi a volte può accadere che c’è sempre la richiesta di un supplemento di verifica e di approfondimento”. 
Un dibattito, quello interno al Pd, che dovrebbe trovare la sintesi venerdì in occasione della direzione del partito. 
Però Storace avverte: “Se le cose proseguono come sembra e come avvenuto nella seduta di ieri è evidente che si riuscirà ad avere una legge elettorale regionale senza listino. Infatti, dal 23 al 25 ottobre tre sedute (con interruzione solo nella serata del 24 su nostra richiesta per un importante evento) per approvare le nuove norme, con due relatori, Abbruzzese e Bellini. Ma siccome  a pensar male si fa peccato e spesso ci si azzecca, l’unica trappola che temo - e invito i consiglieri di centrodestra a stare con gli occhi aperti - è il baratto tra il listino e il premio di maggioranza, che qualche amichetto di Zingaretti sogna al 10% anziché al 20% come oggi. Questo vorrebbe dire avvelenare i pozzi per la prossima legislatura. Il tema che si pone riguarda più la governabilità della regione che la sola pur importante rappresentanza”.

 

Il centrodestra ha ottenuto la calendarizzazione della riforma della legge elettorale del Lazio, che sarà discussa in Aula il 23 prossimo. Una decisione, quella presa dalla conferenza dei gruppi consiliari, che arriva a poche ore dall’impasse creata per le liti interne al Partito democratico, attaccato anche dagli alleati Mdp e Psi, in difficoltà sull’abolizione del listino e la conseguente ridistribuzione dei seggi. 

L’antefatto. La proposta di legge n. 372 del 17 marzo 2017, a firma di Mario Abbruzzese (FI) e sottoscritta da tutti i gruppi tranne che dai 5 Stelle, è ferma da mesi alla commissione Affari Costituzionali, la cui ultima seduta è stata rimandata a data da destinarsi per le divisioni tra i dem. 

Il provvedimento, scelto come testo base il primo giugno scorso dalla commissione Affari costituzionali e statutari, presieduta da Fabio Bellini, è frutto del lavoro svolto dalla commissione speciale sulle riforme istituzionali, presieduta da Abbruzzese che è stato indicato come relatore di minoranza, che aveva individuato i punti condivisi da quasi tutti i gruppi consiliari, cioè: abolizione del listino; garanzia di rappresentanza per ciascuna provincia; pari opportunità tra uomini e donne sia attraverso la doppia preferenza di genere sia con il limite del 60 per cento alla presenza di candidati dello stesso sesso nelle liste circoscrizionali; divieto del terzo mandato consecutivo alla presidenza della Regione; elezioni in tre mesi in caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale.

A sollevare l’imbarazzo tra i dem è stato Francesco Storace, capogruppo del Movimento Nazionale per la Sovranità, che facendo notare che il testo ha abbondantemente superato il termine dei tre mesi previsti dall'articolo 63 del regolamento per chiudere l’esame in commissione. 

“Ho parlato con tutti i colleghi del centrodestra e anche con i colleghi del gruppo del Movimento 5 Stelle - ha detto in aula Storace - e chiedo l’immediata calendarizzazione della proposta di legge su cui si è trovata l’unanimità nell’adozione come testo base”. 

In caso contrario, il vice presidente del Consiglio regionale ha annunciato “l’indisponibilità a partecipare ulteriormente ai lavori dell’Assemblea”, racchiudendo così anche il pensiero di Mario Abbruzzese (FI), Daniele Sabatini (Cuoritaliani), Pietro Sbardella (Misto) e di Valentina Corrado (M5s), la quale ha ricordato dalla mancata approvazione della modifica della legge elettorale regionale potrebbe derivare anche il rischio di invalidazione del Consiglio. 

Il capogruppo dem, Massimiliano Valeriani, ha sostanzialmente difeso i suoi consiglieri parlando di “un argomento delicato, importante, per antonomasia l’argomento che più interessa e anche lacera le forze politiche”, lasciando presagire, però, le resistenze interne all’abolizione del listino.

Un dibattito, quello interno al Pd, che dovrebbe trovare la sintesi venerdì in occasione della direzione del partito. 

Però Storace avverte: “Se le cose proseguono come sembra e come avvenuto nella seduta di oggi è evidente che si riuscirà ad avere una legge elettorale regionale senza listino. Infatti, dal 23 al 25 ottobre tre sedute (con interruzione solo nella serata del 24 su nostra richiesta per un importante evento) per approvare le nuove norme, con due relatori, Abbruzzese e Bellini. Ma siccome  a pensar male si fa peccato e spesso ci si azzecca, l’unica trappola che temo - e invito i consiglieri di centrodestra a stare con gli occhi aperti - è il baratto tra il listino e il premio di maggioranza, che qualche amichetto di Zingaretti sogna al 10% anziché al 20% come oggi. Questo vorrebbe dire avvelenare i pozzi per la prossima legislatura. Il tema che si pone riguarda più la governabilità della regione che la sola pur importante rappresentanza”.