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domenica 25 giugno 2017

L'inchiesta

21/04/2017 07:19

La ragnatela della corruzione 'avvolge' anche Guidonia. Il gip: 'Mafia bianca'

Quindici arresti tra politici, dirigenti comunali e imprenditori. Accertati tre passaggi di mazzette dalle fiamme gialle. Storace: 'Ci vuole uno sceriffo, non un sindaco'

La ragnatela della corruzione 'avvolge' anche Guidonia. Il gip: 'Mafia bianca'

 

“Una ‘mafia bianca’ ha espugnato le istituzioni ergendosi a soggetto regolatore della vita pubblica ed economica di uno dei più importanti comuni della regione Lazio”. E’ il passaggio più eloquente dell’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Tivoli, che descrive la presunta condotta della “organizzazione criminale” che “si è insediata all’interno del Comune di Guidonia Montecelio”, vicino a Roma, il terzo comune del Lazio. 
Un’inchiesta che ha acceso i riflettori su tre episodi di passaggi di “mazzette” tra funzionari pubblici e imprenditori, che ha portato all’arresto di sette imprenditori, otto amministratori e dirigenti, dodici in carcere e tre ai domiciliari, per reati contro la pubblica amministrazione.
Coinvolto anche l’ex vicesindaco Andrea De Palma che, secondo quanto reso noto dalle fiamme gialle, a ottobre scorso sarebbe stato in possesso con una mazzetta da 50mila euro in contanti appena ricevuta da un imprenditore del trasporto pubblico.
Oltre a lui, anche un consigliere comunale sarebbe stato “pizzicato” in un bar ad intascare insieme ad un dirigente circa 14mila  euro da un imprenditore, questo operante nel settore dell’estrazione del travertino, nascosti in un periodico.
Ma dalle indagini durante circa due anni, sulla scorta di appositi monitoraggi gli investigatori avrebbero sorpreso un altro dirigente comunale mentre intascava una busta contenente 3.700 euro in contanti, questa volta arrivata da un imprenditore edile affidatario di alcuni lavori pubblici, presso il parcheggio di un centro commerciale.
E il giudice per le indagini preliminari sottolinea in un altro passaggio la pericolosità della presunta “organizzazione criminale” che “si è insediata all’interno del Comune di Guidonia Montecelio e, profittando della copertura offerta da ruoli amministrativi e politici di rilievo, ha depredato le risorse pubbliche e la fiducia dei cittadini, in un clima di connivenza e di omertà che ha offerto protezione ed impunità per anni ai partecipi del gruppo”.
Secondo gli inquirenti, quasi tutte le aree di competenza del Comune di Guidonia erano coinvolte nei reati contestati: dai lavori pubblici all’urbanistica, dall’ambiente e decoro urbano alle risorse finanziarie, fino al trasporto pubblico locale. 
Un’altra inchiesta che ha scosso la città, dopo l’arresto  dell’ex sindaco Eligio Rubeis nel 20 luglio 2015, accusato di concussione, corruzione e induzione indebita a dare o promettere utilità”.
L’ex primo cittadiono è tornato in libertà il 16 ottobre scorso al termine di 15 mesi passati agli arresti domiciliari, ma solo per la scadenza dei termini previsti dalla legge e dopo che il tribunale gli aveva negato la richiesta di scarcerazione avviata dai suoi legali più di una volta. 
In questi anni così la magistratura ha scoperchiato tantissimi presunti episodi di corruzioni in diversi comuni del Lazio: dallo scandalo romano di Mafia Capitale alle inchieste Olimpia e Tiberio in provincia di Latina, fino all’operazione Ragnatela di Guidonia.
Tantissime le condanne al presunto “sistema”: da Pd, MoVimento 5 Stelle, Sinistra italiana e Movimento Nazionale per la sovranità. 
E proprio Francesco Storace ha twittato subito dopo la notizia degli arresti: “Guidonia sempre più nella tempesta. Altri arresti. Ci vuole uno sceriffo - ha notato il presidente del Movimento Nazionale - non un sindaco”.

 

“Una ‘mafia bianca’ ha espugnato le istituzioni ergendosi a soggetto regolatore della vita pubblica ed economica di uno dei più importanti comuni della regione Lazio”. E’ il passaggio più eloquente dell’ordinanza cautelare emessa dal gip del Tribunale di Tivoli, che descrive la presunta condotta della “organizzazione criminale” che “si è insediata all’interno del Comune di Guidonia Montecelio”, vicino a Roma, il terzo comune del Lazio. 

Un’inchiesta che ha acceso i riflettori su tre episodi di passaggi di “mazzette” tra funzionari pubblici e imprenditori, che ha portato all’arresto di sette imprenditori, otto amministratori e dirigenti, dodici in carcere e tre ai domiciliari, per reati contro la pubblica amministrazione.

Coinvolto anche l’ex vicesindaco Andrea De Palma che, secondo quanto reso noto dalle fiamme gialle, a ottobre scorso sarebbe stato in possesso con una mazzetta da 50mila euro in contanti appena ricevuta da un imprenditore del trasporto pubblico.

Oltre a lui, anche un consigliere comunale sarebbe stato “pizzicato” in un bar ad intascare insieme ad un dirigente circa 14mila  euro da un imprenditore, questo operante nel settore dell’estrazione del travertino, nascosti in un periodico.

Ma dalle indagini durante circa due anni, sulla scorta di appositi monitoraggi gli investigatori avrebbero sorpreso un altro dirigente comunale mentre intascava una busta contenente 3.700 euro in contanti, questa volta arrivata da un imprenditore edile affidatario di alcuni lavori pubblici, presso il parcheggio di un centro commerciale.

E il giudice per le indagini preliminari sottolinea in un altro passaggio la pericolosità della presunta “organizzazione criminale” che “si è insediata all’interno del Comune di Guidonia Montecelio e, profittando della copertura offerta da ruoli amministrativi e politici di rilievo, ha depredato le risorse pubbliche e la fiducia dei cittadini, in un clima di connivenza e di omertà che ha offerto protezione ed impunità per anni ai partecipi del gruppo”.

Secondo gli inquirenti, quasi tutte le aree di competenza del Comune di Guidonia erano coinvolte nei reati contestati: dai lavori pubblici all’urbanistica, dall’ambiente e decoro urbano alle risorse finanziarie, fino al trasporto pubblico locale. 

Un’altra inchiesta che ha scosso la città, dopo l’arresto  dell’ex sindaco Eligio Rubeis nel 20 luglio 2015, accusato di concussione, corruzione e induzione indebita a dare o promettere utilità”.

L’ex primo cittadiono è tornato in libertà il 16 ottobre scorso al termine di 15 mesi passati agli arresti domiciliari, ma solo per la scadenza dei termini previsti dalla legge e dopo che il tribunale gli aveva negato la richiesta di scarcerazione avviata dai suoi legali più di una volta. 

In questi anni così la magistratura ha scoperchiato tantissimi presunti episodi di corruzioni in diversi comuni del Lazio: dallo scandalo romano di Mafia Capitale alle inchieste Olimpia e Tiberio in provincia di Latina, fino all’operazione Ragnatela di Guidonia.

Tantissime le condanne al presunto “sistema”: da Pd, MoVimento 5 Stelle, Sinistra italiana e Movimento Nazionale per la sovranità. 

E proprio Francesco Storace ha twittato subito dopo la notizia degli arresti: “Guidonia sempre più nella tempesta. Altri arresti. Ci vuole uno sceriffo - ha notato il presidente del Movimento Nazionale - non un sindaco”.