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mercoledì 23 maggio 2018

L'intervista

16/05/2018 08:28

La 'rivoluzione interrotta' di Benedetto XVI

Parla Francesco Boezi, autore di un volume su Papa Ratzinger pubblicato dalle Edizioni La Vela

La 'rivoluzione interrotta' di Benedetto XVI

Il pontificato di Benedetto XVI è terminato, come annunciato anche dallo stesso ex papa, per i problemi legati alla sua età avanzata. Ma è stato davvero solo questo? Forse. O forse no: in proposito, infatti, si sono susseguite varie ipotesi. Le ha ripercorse Francesco Boezi, giornalista e scrittore, nel suo ultimo libro intitolato “Ratzinger. La rivoluzione interrotta” (Ed. La Vela, maggio 2018). Lo abbiamo intervistato per approfondire una questione che, per i cristiani e non solo, risulta particolarmente interessante.

Da dove nasce l'idea di scrivere questo libro?

Da una certezza: i lettori sono alla continua ricerca di notizie riguardanti Benedetto XVI la cui figura, dopo aver “resistito” ad una serie di attacchi mediatici, viene adesso rivalutata. Lo dice meglio di me Aldo Maria Valli: oggi le persone percepiscono una sorta di vuoto di significato e Ratzinger era in grado di riempirlo. Dal mio punto di vista ho pensato che un libro-interviste potesse essere utile a chiarire gli aspetti più discussi del pontificato del teologo tedesco e contribuire a sanare il vuoto citato.

La mia, poi, è una “venerazione filiale”. Così, almeno, l'ha definita Ratzinger stesso in una lettera inviatami dalla Segreteria di Stato in relazione ad un pamphlet che ho scritto e pubblicato per il Giornale, intitolato “Ratzinger, il rivoluzionario incompreso". Questo libro è la continuazione di quel lavoro.

Come mai nel titolo usi il termine “rivoluzione”?

Secondo Ettore Gotti Tedeschi, che ha firmato la prefazione di questo volume, sarebbe meglio parlare di “restaurazione”. Io ho invece scelto di associare Ratzinger al termine “rivoluzione” per fare una provocazione. Di questi tempi si usa questo termine con grande facilità: il cosiddetto “immigrazionismo” è considerato rivoluzionario e così pure le “svolte dottrinali”. Chiunque si allontana dalla dottrina e dalla tradizione viene dunque subito inserito nel novero dei rivoluzionari. La mia impressione è che questo genere di atteggiamento sia molto più conformista di quanto si pensi: in altre parole, appiattirsi sulla modernità e sul mondo contemporaneo ha a mio parere ben poco di rivoluzionario. Di contro contestare il relativismo imperante (cosa che ha fatto papa Benedetto XVI) è un atteggiamento che va contro ai dettami del politicamente corretto: in questo senso, secondo me, Ratzinger è un rivoluzionario.

Nelle sedici interviste ad altrettante personalità laiche raccolte nel tuo volume si indagano vari aspetti del papato di Joseph Ratzinger, atti ad illustrarlo nella sua completezza e complessità (tra essi finanza, economia, musica, Europa, filosofia, bioetica, sociologia, pensiero conservatore, giovani, sfida alla modernità e molti altri). Quali sono quelli secondo te più rilevanti?

Il papato di Ratzinger è sicuramente un'opera intellettuale altamente complessa, difficilissima da indagare in tutti i suoi aspetti: noi - e ci tengo a ringraziare ogni intervistato - ci abbiamo provato.

I temi affrontati nel libro sono concatenati, nel senso che non si può comprendere per esempio la visione economica di Benedetto XVI senza passare per la filosofia. Così come non è possibile indagare sulle dimissioni senza tenere conto della dottrina e della tradizione cattolica. Slegare un tema dall'altro risulta fuorviante.

In ogni caso non credo che esista un aspetto più centrale degli altri: ogni capitolo deve essere letto e interpretato come parte dell'insieme. Se comunque dovessi sottolineare qualche elemento particolare, citerei l'europeismo e l'occidentalismo: Ratzinger era convinto della necessità di ri-evangelizzare il Vecchio Continente. Lo spiega bene in una delle interviste il professor Giovanni Minnucci e, in un suo recente intervento sul rapporto tra “fede e politica” nell'opera di Benedetto XVI, lo ha confermato Monsignor Georg Gänswein.

Nella scheda editoriale del tuo libro si legge tra l'altro che i suoi “2864 giorni al soglio di Pietro hanno rappresentato, per la loro intensità teologica e culturale, una fase storica per la Chiesa cattolica”. Ci spieghi meglio?

Domanda difficile. Innanzitutto voglio precisare che la questione non riguarda il tema della “continuità dottrinale” con Papa Francesco (argomento del resto che nel libro è affrontato solo superficialmente): il rischio in questo senso - ed ho cercato di evitarlo in ogni modo - è che Benedetto XVI sia utilizzato strumentalmente contro José Mario Bergoglio. Il tema del resto è piuttosto scivoloso, al punto che non ti nego che molti uomini di Chiesa hanno rifiutato di essere intervistati.

Quello che ho inteso sottolineare è che il pontificato di Ratzinger è stato estremamente forte sotto diversi aspetti. Al punto che alcuni dei cambiamenti ai quali oggi stiamo assistendo molto probabilmente sotto papa Benedetto XVI o non sarebbero passati, o si sarebbero verificati con molta più lentezza. Ti faccio un esempio: da quando Ratzinger si è dimesso, è aumentata la contiguità dottrinale con l'universo protestante. Il “dialogo ecumenico” è sempre più accelerato e sono in atto una serie di “svolte dottrinali”. Tra esse quelle della Conferenza episcopale tedesca, che sta valutando l'accesso all'eucaristia per i protestanti sposati con i cattolici e una “messa ecumenica”, cioè un rito valido per entrambe le confessioni, oltre ad una progressiva laicizzazione nella gestione delle parrocchie.

Ettore Gotti Tedeschi nella prefazione scrive che papa Ratzinger “era temuto dal mondo laicista” per diverse ragioni. Tra esse la sua intenzione di “ricristianizzare l'Europa e difendere i valori non negoziabili”, oltre a “riaffermare la necessità di vincere la miseria morale prima di quella materiale”, basandosi sulla “dottrina sociale della chiesa”. Che ne pensi?

L'intervento di Ettore Gotti Tedeschi è denso di significato anche perché l'autorevole economista almeno per un periodo (quando ha guidato l'Istituto per le Opere di Religione) ha vissuto da una posizione ravvicinata il pontificato di Benedetto XVI. Sulle sue parole, comunque, mi sento di dire questo: secondo lui Ratzinger ha rappresentato un ostacolo alle nuove tendenze teologiche, in primis quella promossa da Karl Rahner (gesuita e teologo tedesco chiamato come “perito” e “consultore” nel Concilio Vaticano II, ndr), che semplificando possiamo definire più aperta al laicato e ad una maggiore iniziativa dei vescovi all'interno della Chiesa stessa. L'ex presidente dello Ior è arrivato addirittura a proporre Benedetto XVI per il “premio Nobel dell'economia della salvezza”. Non aggiungo altro: consiglio, per approfondire, di leggere il libro.

Che idea ti sei fatto? Ci sono “perché” non ufficiali dietro alla fine del pontificato di Benedetto XVI?

Io credo a quello che ha dichiarato lo stesso papa emerito. Secondo me dunque la questione è più semplice del previsto: Ratzinger si è davvero dimesso per l'avanzare dell'età. Sul fatto comunque ci sono diverse tesi, che attraverso le interviste pubblicate nel libro ho cercato di ripercorrere.

 

Altro, rispetto alle motivazioni dell'allontanamento dal soglio pontificio, è il discorso relativo alle divisioni interne al Vaticano verificatesi durante il papato di Benedetto XVI: a differenza degli altri pontefici, Ratzinger non è stato eletto da una maggioranza solidissima. Si sa infatti che in quel Conclave si è cercato di impedire l'elezione dell'ex prefetto alla Congregazione della Dottrina della
Fede, come emerge con chiarezza dal diario di un cardinale rimasto tutt'ora anonimo.

 

Da tale documento risulta che i “progressisti” avrebbero inizialmente puntato sul cardinal Martini, ma l'arcivescovo di Milano non avrebbe trovato il favore della maggioranza dei cardinali. I voti in questione sarebbero allora stati spostati su Bergoglio, “utilizzato” per impedire di raggiungere la necessaria maggioranza dei due terzi. Lo stesso prelato argentino avrebbe però chiesto ai cardinali di rompere questo muro, favorendo così l'elezione di Ratzinger. L'ascesa di Bergoglio in ogni caso, come si è visto, è stata solo rimandata.

Ratzinger del resto aveva da tempi non sospetti problemi alla vista. Era, insomma, un papa stanco per una Chiesa poco unita. Secondo me la “rinuncia”, che è un atto previsto dal diritto canonico, è spiegabile in questo modo. Resta comunque una scelta tanto lecita quanto rivoluzionaria.


Cristina Di Giorgi